Aramburu, due famiglie e le ferite dell’Eta in Spagna

“Patria” di Fernando Aramburu è una doppia saga familiare con un elemento devastante che s’insinua nei meandri di vite e amicizie: il terrorismo basco e le sue atrocità. Un romanzo che non smette mai di interrogarsi, che condanna gli estremisti, ma sa essere equilibrato

Dalla Spagna lacerata di questi anni e di questi giorni, che sotto gli occhi del mondo vive una crisi politica che ha radici profondissime, arriva un romanzone contro le cassandre che annualmente o settimanalmente ripetono lo stanco ritornello della morte del romanzo. Si evolve e si rinnova, il romanzo, ma sopravvive, si rilancia. E, come Patria (632 pagine, 19 euro) di Fernando Aramburu, non smette di interrogarsi e interrogare, come ogni buona narrazione dovrebbe fare.

Non tutte le risposte, ma tutte le domande giuste

Non dà tutte le risposte, ma formula ogni quesito, anche il meno scontato, anche il più doloroso (perché la guerra? perché la sofferenza? perché il bene si trasforma in male o ne viene sopraffatto? c’è spazio, nonostante tutto, per la felicità?).Il merito della sua pubblicazione in Italia va all’editore Guanda, che ne ha affidato la traduzione a Bruno Arpaia, più che a suo agio tra le pagine del basco Aramburu, ex docente universitario, residente in Germania, autore di lungo corso, che in Italia prima di adesso vantava un paio di titoli, editi da La Nuova Frontiera, oltre a un testo per ragazzi, pubblicato da Salani.

Mezzo secolo di sangue e guerra

Lucidissimo, col passo di un classico che fa i conti con il passato proiettandosi nel futuro, Patria racconta due saghe familiari nell’arco di vent’anni, in una piccola comunità vicino San Sebastian, città natale dell’autore. Dentro ci sono tutti gli elementi che ci si aspetterebbe non da una sola, ma da due saghe (amore e morte, dolori e speranze, malattia e fuga), ma in più c’è qualcosa che spezza gli equilibri, l’Eta (Euskadi ta Azkatasuna, «paese basco e libertà»), il movimento terroristico, favorito da molte connivenze tra la gente comune, che si insinua nelle vite delle due famiglie, cambiandole per sempre: un po’ come è successo alla Spagna, dopo mezzo secolo di sangue e guerra (agguati alle spalle, bombe in luoghi affollati, rapimenti ed estorsioni in serie, con l’aiuto di tante connivenze), prima del disarmo, migliaia di attentativi e centinaia di vittime accertate, sia civili che militari, e tante altre morti violente mai rivendicate e mai chiarite.

Due donne e un’amicizia distrutta

I brevi capitoli che compongono il piacevole, mastodontico Patria fanno a pezzi, minuziosamente, le vite di due famiglie, tra gli anni Settanta e Ottanta, e poi provano a ricomporre i cocci: da una parte i coniugi Txato e Bittori, dall’altra Joxian e Miren, uniti da una sincera e duratura amicizia; Txato – titolare di una piccola ditta di trasporti, che finisce per non versare più “tasse rivoluzionarie” ai terroristi – sarà ucciso e verrà costantemente visitato al cimitero dalla moglie (che in vita non gli aveva mai detto di amarlo), Joxe Mari, affascinato dalla lotta armata, entrato in clandestinità dopo aver mollato il lavoro e lo sport e, infine, arrestato – in cella riceverà le visite della madre – potrebbe essere coinvolto nell’omicidio di Txato, amico del padre. Queste due figure di donne, a loro modo rappresentanti di un matriarcato dominante nella società familiare basca, reggono buona parte della narrazione, con i loro dolori e un graduale, inevitabile, allontanamento, la distruzione del loro legame consolidato.

Niente è nascosto dietro un dito

Chiarissima, da parte di Aramburu, è la condanna del radicalismo etarra e delle violenze in serie degli indipendentisti più estremi (gli aberztales), di gran parte del clero basco (simboleggiato da don Serapio, indottrinatore politico, più che pastore di anime), della vigliaccheria e del conformismo dilaganti, delle delazioni e dei silenzi di fronte all’orrore, ma senza che questo significhi leggere di personaggi totalmente positivi o totalmente negativi: sono ben calibrate le sfumature psicologiche, niente viene nascosto dietro un dito, nemmeno gli interrogatori della polizia che non si fa scrupoli di torturare. Il presente della narrazione è successivo al 2011, cioé alla resa dell’Eta. L’andirivieni cronologico dà solo apparentemente un andamento frammentario o vertiginoso al romanzo, è la memoria che si dispiega e che scava lentamente nelle vite nelle coscienze dei personaggi, la maggior parte dei quali riuscitissimi.

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