Sogno, bellezza, poesia: le voci del calcio

Un dizionario sentimentale del mondo del pallone: ecco cosa è “Calciopop” del giornalista Giovanni Tarantino. Spigolature fra eroi minimi e vicende misconosciute, intrecciate a ogni ambito della cultura popolare: il volto vero di uno sport ormai troppo urlato, arrogante ed esibizionistico

Negli anni più vulnerabili della mia giovinezza ritenevo chiunque si occupasse di calcio, a qualsiasi livello, un cafone, un ignorante, il più delle volte un incivile. Con il trascorrere degli anni, nonostante vari episodi di cronaca tendessero a confermare le mie antiche convinzioni, sono andata oltre l’apparenza, per scoprire un mondo colmo di poesia. Il calcio è sogno, ed è cultura. E in Italia è un pezzo di storia comune e irrinunciabile, anche senza essere necessariamente tifosi di una squadra o pienamente aggiornati sui risultati delle categorie più infime. Nonostante molti suoi attori facciano del loro meglio per allontanare la gente dagli stadi, c’è una fetta di appassionati, potenzialmente ancora folta, che conosce bene l’anima incarnata in questo sport e ne apprezza eroi minimi, storie misconosciute, curiosità da collezionisti, passioni intrecciate ad altre, al cinema, al fumetto, alla letteratura, alla musica.

Storie romantiche e dimenticate

Probabilmente è questo il pubblico di lettori a cui si rivolge un libro originale e ben scritto, Calciopop. Dizionario sentimentale del pallone (214 pagine, 17 euro), autore il giornalista Giovanni Tarantino, editore Il Palindromo, interessante sigla palermitana. Ma anche chi vuol provare a riconciliarsi con lo sport più popolare potrebbe trovare sollievo in questo libro, che si avvale anche di tante e belle foto e illustrazioni a colori. Tra le pagine di Tarantino non c’è spazio per gli Ibrahimovic, i Cristiano Ronaldo e i Raiola, cioè per i volti arroganti ed esibizionisti del mondo del pallone di oggi, che regalano ghigni, battute sagaci, polemiche spesso pretestuose e quindi titoli trovano troppo spesso sponda in chi si occupa di informazione sportiva. Si guarda più che altro alle spalle, l’autore, e intercetta storie romantiche e dimenticate, catalogandole voce per voce, in ordine alfabetico. L’ordine è del tutto relativo: è uno di quei libri che si può aprire in qualsiasi momento e a qualsiasi pagina per prendere una boccata d’aria. Per ricordare il romanticismo di Christian Puggioni, cresciuto nella Samp, che rifiuta un trasferimento al Genoa, messo per questo fuori rosa dal Chievo (che la vulgata comune rappresenta con un club da favola), con cui poi vince una causa per mobbing, prima di tornare in blucerchiato e giocare qualche gara da titolare.

Tra musica, fumetti e letteratura

In Calciopop Tarantino rievoca un pioniere della sponsorizzazione come Teofilo Sanson, presidente dell’Udinese (che alla fine degli anni Settanta fece mettere il marchio dei propri gelati sui pantaloncini dei calciatori, aggirando il regolamento che vietava pubblicità sulle maglie), i fumetti, la canzone e lo spettacolo teatrale ispirato a Gigi Meroni, mito dei tifosi del Torino, morto troppo presto, le passioni calcistiche di Guccini, Conte e De Andrè, le epopee di carta di personaggi come Theo Calì (l’autore sotto pseudonimo era Italo Cucci, decano dei giornalisti sportivi che firma la prefazione del libro di Tarantino) in Italia e, soprattutto, di Andy Capp in Inghilterra; personaggio quest’ultimo entrato nell’immaginario collettivo di tante tifoserie, non solo inglesi, come “icona del calciofilo bevitore di birra per eccellenza e del tifoso local, assiduo frequentatore di pub”. Tra i passaggi più interessanti di Calciopop da sottolineare anche quello dell’educazione calcistica di Albert Camus, quello ispirato all’immaginario Mundial dimenticato, in Patagonia nel 1942, quello che racconta l’epilogo di un fenomeno dell’animazione televisiva, Holly e Benji, le righe dedicate al Real Saragozza dell’italianissimo allenatore Enzo Ferrari (capace di espugnare lo stadio Bernabeu prima di Sacchi).

Il mondo ultras, origini e declino

Il filo dei ricordi non può che essere personalissimo. Tarantino lo premette subito, esplicitando la propria idea di calcio intrecciata a una memoria non sdolcinata. E alle spigolature delle tante voci di questo dizionario di un ragazzo nato all’inizio degli anni Ottanta si aggiunge una robusta coda del volume dedicata all’universo degli ultras: come è nato e cresciuto, come si è deteriorato, cosa ne rimane; a suo modo un altro pezzo romantico del calcio, che come tanti altri ha perso vigore ed è stato sopraffatto da altri interessi, da urgenze non riconducibili al calcio inteso come sogno, poesia e bellezza.

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