Cooper, cortocircuiti della memoria e strade buie della psiche

La casa editrice D ripropone a quasi un quarto di secolo dall’edizione originale il capolavoro di Douglas Anthony Cooper, che l’autore ha riveduto per l’occasione. Un romanzo che ha scomodato paragoni non azzardati, un labirinto di storie circolari in una Toronto onirica, fra memoria, psiche e amore

A Ladispoli, in provincia di Roma, c’è la quintessenza di una casa editrice indipendente, di qualità, l’editore D, dal catalogo ricco di sorprese (e di recuperi importanti), recentemente arricchito da un libro fondamentale, apparso in Italia, negli anni Novanta e finito inspiegabilmente nel dimenticatoio, mentre oltreoceano era diventato non semplicemente un romanzo di successo, ma un’opera cult. Il canadese Douglas Anthony Cooper, romano d’adozione, informa la terza di copertina, ha avviato una collaborazione con la casa editrice D, che nel 2019 pubblicherà Aphasia, il nuovo romanzo, frutto di quindici anni di lavoro. E che intanto ripropone, nella nuova traduzione di Sara Inga e in una versione riveduta dallo stesso Cooper, Amnesia (332 pagine, 14,90 euro), romanzo che tra Usa e Canada ha fatto gridare al miracolo, con paragoni, non azzardati, che oscillavano da Calvino a Nabokov, da Genet ad Atwood, da Auster a Kundera.

Un viaggio vorticoso

I cortocircuiti della memoria e le strade buie della psiche sono al centro di Amnesia. L’effetto di smarrimento per il lettore è inevitabile, ma se riesce a entrare in sintonia con il testo, a stare sulla stessa linea d’onda, Amnesia è un viaggio vorticoso e stupendo che sarebbe delittuoso non fare. Basterebbe l’entusiastica e travolgente prefazione di Gian Paolo Serino («Amnesia – si legge fra le altre cose – è ciò che avrebbe scritto Charles Dickens dopo aver ucciso Philip Roth in un duello d’onore»). Il primo romanzo di Cooper, artista a trecentosessanta gradi, non semplice scrittore (uno che nel ’98 ha pubblicato il suo secondo romanzo a puntate sul web), ricostruisce una vicenda surreale che la mente aveva voluto dimenticare.

Un archivista e una storia oscura e incalzante

Nelle quattro parti del romanzo di Cooper – pubblicato quasi un quarto di secolo fa, ma senza nessuna patina di polvere a sporcarlo e con una lingua ammirevole ben resa dalla traduttrice – si dipana una vicenda apparentemente semplice: la parabola dell’archivista di una biblioteca prossimo alle nozze viene riscritta dall’incontro con Izzy Darlow, a lui totalmente sconosciuto, che inizia a raccontare della propria vita e della propria famiglia e di Katie, ragazza psicotica. È l’avvio di una vicenda oscura e incalzante, che si rivela quasi del tutto quando ogni tessera, gradualmente, andrà al suo posto.

Storie eterne e universali. E poi l’amore

Nella biblioteca di Toronto in cui Izzy irrompe e costringe l’archivista ad ascoltare la sua storia, riecheggiano un labirinto di storie circolari, una caccia al tesoro della memoria, un fratello morto, una madre spezzata dal dolore, un’amante, Katie, in cura in un manicomio. Storie eterne e universali, rimescolate però alla luce di uno sguardo onirico e di ricordi intrecciati all’amore, motivo di cui nemmeno un romanzo così proiettato nel futuro riesce a fare a meno, come ogni grande romanzo.

Parlavo d’amore, facevo l’amore, e un’altra crepa si aprì nella mia vita, dal momento che le mie parole non si intendevano più con le mie azioni.

Amori, letture, amicizie. Per Izzy è tutto un domandarsi cosa è stato e cosa sarà, fra vicende parallele che si sovrappongono. Ma questo mucchio di storie è forse un prodotto della sua fantasia? Sono «bugie, sciocchezze, spregevoli invenzioni»? E qual è il «prezzo da pagare per ricordarsi chi è?». Chapeau.

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