I “sette libri per l’autunno” di… Veronica Tomassini

Parola a Veronica Tomassini, che ci regala alcuni bellissimi suggerimenti di lettura, fra classici e contemporanei, fra narrativa, poesia e saggistica. Tomassini, autrice del recente “Mazzarrona” pesca fra opere recentissime, ma anche fra quelle che l’hanno forgiata

I sette titoli che consiglio considerano anche un paio di romanzi della mia formazione.
Ci sono quindi alcuni contemporanei. Ma i contemporanei sarebbero di più, dunque mi scusino gli altri, per la necessaria selezione.

“Scritti sull’arte” di Sergio Solmi (Adelphi)

Intanto un saggio, distribuito in più volumi, dedicato a Sergio Solmi, curato dal maggiore critico italiano, Giovanni Pacchiano, uscito per Adelphi nel 2011, Scritti sull’arte. Un’opera magistrale attraverso cui il critico devoto ci restituisce lo sguardo dello scrittore reatino, infiammato dalle avanguardie, dai fermenti del nuovo, dagli internazionalismi creativi dei grandi maestri della pittura e della scultura e non di meno consapevole del discernimento e dell’ammirazione imprescindibile verso il passato, la tradizione. Pagine preziosissime, altrimenti perse.

solmi

“Gries” di Davide Brullo (Aragno)

Consiglio un poeta, Davide Brullo, e il suo libro in uscita, a novembre, Gries per Aragno editore. Poeta eccelso, oscuro, tormentato. Val la pena tentare la strada impervia dei suoi versi. Inquietante, ma rivelatore, nella parola simbolista o stratificata. Da scoprire assolutamente anche nelle sue opere precedenti.

Brullo

“Sonno giapponese” di Gabriele Galloni (Italic Pequod)

Ancora un contemporaneo, il giovanissimo Gabriele Galloni, con i suoi racconti brevi, la raccolta è una celebrazione crudele, vitrea, dell’animo umano, complesso, ferito dal male; si intitola Sonno giapponese (Italic Pequod, 2019). La scrittura è governata, malgrado l’autore sia al suo esordio più o meno, giovane e già pronto per il grande romanzo.

Galloni

“Pacific Palisades” di Dario Voltolini (Einaudi)

Dario Voltolini con Pacific Palisades, uscito per Einaudi nel 2017. Scrittore di culto negli anni ’90, una poetica spartiacque che ingenerò una frattura propizia con tutto ciò che aveva attraversato il decennio precedente; con Voltolini non sussiste il limite che configuri una distinzione tra prosa e poesia. Leggerlo nella bellezza assoluta della parola che edifica.

Voltolini

“Vera deve morire” di Julian Zhara (Interlinea)

Consiglio ancora un poeta, l’albanese Julian Zhara, di recente ospite del prestigioso istituto italiano di cultura a Madrid. La sua raccolta in versi si intitola Vera deve morire, un esordio per Interlinea, nel 2018. Leggerlo per ritrovare un’interessante contaminazione; due destini, la lingua dell’inconscio e quella del futuro; “l’albanesità” ha un grande peso in questo affascinante gioco di deregolamentazione, non più condizionata dall’assedio dell’endecasillabo.

Zhara

“La pelle” di Curzio Malaparte (Adelphi)

Infine due classici. Curzio Malaparte con il romanzo La pelle. Ci sono varie edizioni. La lettura termina nel terrore, l’afflato lirico si alterna al ghigno, alla folgorazione, alla potenza di immagini che difficilmente troveranno eguali in altri autori. Violento, drammatico, esce in una prima stampa nel 1949, un viaggio allucinato nella Napoli appena liberata dagli americani, l’orgiastica via Toledo del post conflitto è indimenticabile e voluttuosa. Gorghi infernali raccontano una inaudita, efferata metafora esistenziale.

Malaparte

“Un eroe del nostro tempo” di Vasco Pratolini (Bur)

Vasco Pratolini con il romanzo Un eroe del nostro tempo. Io ho un Oscar Mondadori, edizione del 1991. Se ne trovano di recenti, nel 2013 per Bur Rizzoli. Lo scrittore fiorentino interviene con una precisa morale dentro i fatti della Storia, anche in questo caso l’ambientazione è post bellica, risuona il fascismo dentro l’immane onta degli avvenimenti. Il neorealismo raggiunge e si perfeziona nella poetica di un intellettuale che nutrì senza ipocrisia il valore e il ruolo della testimonianza nella letteratura.

Pratolini

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