Nawal Al – Sa’adawi contro la cittadinanza minorata della donna

Nell’Egitto di oltre dieci anni fa una donna senza nome – ne “L’amore ai tempi del petrolio” di Nawal Al – Sa’adawi – denuncia l’esclusione delle donne dall’organigramma culturale e sociale. Sotto il velo dell’apparente delirio critica l’allora potente Mubarak e le paure di quante pensano di avere un solo destino

 

“Io sono un essere umano proprio come te e anche io ho i miei diritti”
“Che cosa?”
“I miei diritti, i diritti delle donne, non li conosci?”
“Mai sentito nulla del genere, noi abbiamo solo leggi sui diritti umani”

 

Nel settembre di un anno sconosciuto, «mezza riga a caratteri sbiaditi» sul giornale locale, rende nota la scomparsa di una donna. In apertura l’articolo di fondo annuncia il compleanno di Sua Maestà, un evento assai atteso in quel paese, senza geografia. Inizia così L’amore ai tempi del petrolio (176 pagine, 17 euro) di Nawal Al – Sa’adawi, scrittrice egiziana di fama internazionale, fondatrice dell’Arab Women’s Solidarity Association, cofondatrice dell’Arab Association for Human Right. Il libro è stato censurato dall’Università di al-Azhar, la massima istituzione religiosa egiziana, poi tradotto in venti Paesi. Pubblicato in Italia da Fandango Libri con la traduzione di Stefania Dell’Anna.

Tra l’onirico e il giallo

Tra l’onirico e il giallo, Nawal Al – Sa’adawi racconta il divario uomo-donna nelle società, e non solo in quelle a regime autoritario (se pensiamo che in Italia la donna ottiene il diritto di voto nel 1946; viene riconosciuta la figura della magistrata nel 1965, e che la riforma del diritto di famiglia risale al 1975, prima della quale la donna che si coniugava aveva una podestà ridotta nei confronti dei figli e perdeva la gestione del proprio patrimonio, la denuncia della scrittrice araba si estende oltre i confini della propria terra). Prende in esame un fatto di cronaca, la sparizione di una donna che per tutto il romanzo resta senza una precisa identità, per ragionare della condizione femminile in cui vive, e di quella in cui potrebbe vivere se trovasse il coraggio di denunciare e ribellarsi.

Una donna scompare: inaudito

Nel libro di Nawal Al – Sa’adawi la notizia della scomparsa della donna, relegata alle ultime pagine del quotidiano, risulta subito un fatto inedito e sconvolgente: cose del genere non possono accadere, non in quel luogo, non a una donna. Il marito denuncia il fatto alla polizia con grande vergogna. Tutti sanno che le donne non possono allontanarsi senza il consenso del marito, e se mostrano interesse per «qualcosa fuori di casa, è indice di malattia mentale». La ricostruzione del profilo caratteriale della scomparsa ne compromette in maniera definitiva l’immagine di serietà quando si scopre che oltre «all’istinto di sparire» nutre una passione per «le cose vecchie». Lei è una ricercatrice di dee e di mestiere fa l’archeologa, attività che non si addice a una signora per bene che «per appagare i propri desideri insoddisfatti prova piacere nel conficcare nella terra la testa dello scalpello come se si trattasse di un membro maschile».

L’istruzione non è virtù riconosciuta per essere brave mogli: «C’era un ordine di Sua Maestà: “qualunque donna sia sorpresa in possesso di carta e penna sarà condotta in tribunale”», anzi è ritenuta un’offesa a Sua Maestà e ai Profeti, i quali non hanno mai avuto l’esigenza di istruirsi. Dotati per grazie divina di somma saggezza, esulano il sapere terreno e la cultura della plebe.

I profeti non sapevano né leggere né scrivere, e come poteva il re essere migliore dei profeti?!

Un mondo parallelo e delirante

Il petrolio compra le vite dei lavoratori e li riduce in schiavi promettendo loro una prosperità e un potere, reale solo per pochi. E mentre gli uomini lavorano nell’obbedienza della legge, la donna senza nome la trasgredisce, sparendo. L’atmosfera ambigua, tra il sogno e la realtà, fa da sfondo ad un mondo parallelo, lucidamente delirante, per riflettere sul perché una donna è diversa da un’altra, perché un uomo può permettersi di sparire da casa per sette anni senza l’obbligo di informare la moglie; sul perché una donna non può fumare per legge e non ci sia invece una legge che remuneri né riconosca il suo lavoro. O sul perché se «I profeti erano tutti uomini, com’era possibile allora che tra le divinità ci fossero delle donne? E dei due chi era di grado superiore, i profeti o le divinità?». E per quale ragione tutti quei dubbi sono meno razionali delle certezze di coloro che destinano la causa di incendi e catastrofi all’opera di Satana, essere immondo dalle fattezze certamente femminili.

Riflette questa donna pericolosa e pazza, e immagina, in questo delirio di onnipotenza, di trasformarsi in una Profetessa che «restituisce il movimento alle gambe paralizzate e la vista agli occhi malati».

Lei non era una donna né per la cucina né per il letto, non conosceva a memoria le canzoni che le donne cantano quando stanno in bagno. Non capiva nemmeno la passione che poteva suscitare nel cuore del marito l’osservarla mentre cucinava il cavolo ripieno. Inoltre, non sbatteva le ciglia quando il datore di lavoro, o Sua Maestà, la guardavano.

Dall’io al noi

Le frasi brevi e spezzate, i soggetti avvolti in una nebbia sonnambolica, i dialoghi volutamente frastagliati, la voce di una donna in mezzo un coro di voci maschili: così Nawal Al – Sa’adawi in L’amore ai tempi del petrolio denuncia la cittadinanza minorata della donna nel diritto pubblico, la sua esclusione dall’organigramma culturale e sociale, l’occultamento dei fatti storici, l’insabbiamento di particolari nella storia dell’arte. Sotto il velo dell’apparente delirio, critica Mubarak, allora saldamente al potere e le paure di quante pensano di avere un solo destino. Denuncia, consapevole che dietro quell’Io di donna senza nome esiste un Noi capace di cambiare la legge. La rottura dei simboli di una cultura fa largo alla conquista della libertà collettiva. Dietro la lotta di una, singola storia individuale progredisce la storia di tutte. La voce di una donna senza nome, suona quindi come plurale, eco di desideri, sognati o espressi, che vogliono cambiare il personale e il politico.

È possibile acquistare questo volume in libreria o qui

Un pensiero su “Nawal Al – Sa’adawi contro la cittadinanza minorata della donna

  1. Avatar
    Guglielmo Favuzza dice:

    Un libro fatto di curve e di sovrapposizioni, nel quale il sogno e la realtà spesso si confondono, ci vuole concentrazione nella lettura,tuttavia offre tanti spunti di riflessione.

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