La prima pioggia d’autunno tra D’Annunzio, Montale e Baustelle

Dalla simbiosi con la natura a quella con la cartella esattoriale, per poi ritrovarci, oggi, davanti “orizzonti sfocati”. Corrispondenze e dissonanze fra “La pioggia nel pineto” di D’Annunzio, “Piove” di Montale e “Radioattività” dei Baustelle

È la pioggia a ricordarci che l’estate è finita. Non è tanto la data sul calendario o l’annuncio in tv, no: è la pioggia di settembre. Ed è diversa, fa venir su l’odore della terra.

Piove, e forte, anche ad agosto. Ma la pioggia di settembre ha un altro sapore, un’altra consistenza.

La pioggia: essenziale alla terra quanto all’uomo, invocata nei secoli con danze e preghiere. L’assenza di pioggia: sinonimo di carestia.

Metamorfosi e illusione

La pioggia, quell’elemento che per D’Annunzio va ben oltre: è quell’elemento centrale – essenziale – per entrare in simbiosi con la natura. Per creare quella connessione – altrimenti impossibile – tra l’uomo e l’ambiente che lo ha generato.
Un ambiente dal quale si è allontanato, con il tempo.
Siamo in piena era dell’esaltazione delle macchine: è questo il momento in cui D’Annunzio ha creato i versi de La pioggia nel pineto.

La pioggia qui, in questo luogo, accompagna il poeta e la sua amata in una metamorfosi con la natura. La pioggia, qui, da anche vitalità ai loro sentimenti. Loro si fondono con la natura, e si fonde anche il loro legame.

Eppure, sono coscienti che si tratta solo di una illusione.

E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,

o Ermione

Solitudine e mancanze

Dal 1903 al 1971 la pioggia assume tutt’altro sapore:

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini

È l’anno cui Montale, riprendendo la sua attività poetica, si confronta con D’Annunzio tra ironia e malinconia. Perché, in Piove, si confronta con D’Annunzio contrapponendo al legame dei due amanti (protagonisti de La pioggia nel pineto) la sua solitudine.
Ma andiamo con ordine.
Stavolta la pioggia è l’elemento essenziale per analizzare la società attuale del poeta ermetico. Lo afferma lui stesso:

Non piove
sulla favola bella
di stagioni lontane,
ma sulla cartella
esattoriale
.

E poi ancora piove sul nulla «che si fa in queste ore di sciopero generale», sulla Gazzetta ufficiale e sul Parlamento. Piove anche su quell’uomo che adesso ha nuovi metodi di ricerca, di esplorazione del mondo: un uomo “indiato”.

Un uomo, quindi, che pare aver perso quel contatto con la natura, tanto ricercato da D’Annunzio.

Infatti qui spariscono i tanti nomi di piante e fiori citati ne La pioggia nel pineto. Al loro posto ci sono dei bambini che strillano in strada.

Piove. È uno stillicidio
senza tonfi
di motorette o strilli
di bambini.

Per Montale, infine, la pioggia diventa anche quell’elemento che ci riconnette con le nostre mancanze. E così viene rievocata Ermione e l’autore fa i conti con l’assenza della sua, di amata: la moglie.

Piove
sulla tua tomba
a San Felice.

E poi ancora:

Piove
in assenza di Ermione
se Dio vuole,
piove perché l’assenza
è universale

e se la terra non trema
è perché Arcetri a lei
non l’ha ordinato.

E infine:

Piove perché se non sei
è solo la mancanza e può affogare.

Implorare e avere fede

Piove anche in una canzone dei Baustelle, in Radioattività  – brano tra i più noti.
Piove, ma bisogna avere fede e «presupporre l’aldilà», nonostante tutto.

É una canzone dal sapore di speranza, che non vuole la resa e che riconosce, nella pioggia, un elemento che porta a spingerci oltre, a non cedere. La pioggia, così, diventa un elemento da implorare.

 

Piove
sugli orizzonti sfocati
sui nostri tempi deviati

gocce di pioggia di Londra
vista dal basso, dall’ombra
sembra che il mondo le implori
sembra non cessino più
sembra una fine.

Sembra una fine, appunto, ma non lo è. Perché dopo aver osservato quegli orizzonti sfocati, nel loro ritornello i Baustelle ci ricordano che:

 

Bisogna avere fede
navigare nello spazio siderale
presupporre l’aldilà
che siamo troppo avvezzi a stare male
a proteggerci dal sole
dalla radioattività

Anche qui è presente il tema della solitudine:

Giorni
in cui sembravi perduto
ed evocavi il passato
giorni che telefonavi
e mi lasciavi da sola
a brancolare nel buio
e dubitavi di me.

 

Ma a questa strofa segue il ritornello: bisogna avere fede.
Nessuna resa, solo attesa.

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