Bernasconi e Fazioli, cartoline di un viaggio d’idee e visioni

Cinquantotto cartoline dal mondo immaginario e sospeso del poeta Yari Bernasconi e dall’autore di noir Andrea Fazioli. Ecco di cosa si compone “Non importa dove”, singolare libro a quattro mani, in cui una suggestione, uno scorcio può andare oltre il puro piano referenziale. Le cartoline – dalla Svizzera all’Oriente, dalle metropoli ai social media – hanno una voce plurale che si rivolge al lettore e, più che luoghi, racconta situazioni. Con qualche strizzatina d’occhio a Italo Calvino…

Una pensilina in mezzo a un prato, davanti scorre una strada asfaltata: la macchina fotografica – e non una fotocamera di un cellulare, non sarebbe uguale – scatta veloce da un finestrino. È un’immagine fuori dal tempo: sfocata, mobile, proiettata nella direzione in cui guardano i protagonisti, dove cioè andrà l’autobus, che però deve ancora arrivare. Questa la copertina di Non importa dove (128 pagine, 18 euro): una promessa del lavoro a quattro mani di Yari Bernasconi & Andrea Fazioli che prende vita in questo strano libro di viaggi e scritture, pubblicato da Gabriele Capelli editore. Sospese in un tempo non definito, a volte impolverate dal tempo, o racchiuse in un futuro ancora nebuloso, pieno di interrogativi, scorrono le cartoline raccolte in un libro che non è etichettabile. Un reportage, forse, visto il precedente lavoro a quattro mani del 2021 Zurigo, sulla luna (Gabriele Capelli editore), o forse un nuovo esperimento che mescola idee e visioni del poeta Bernasconi e le atmosfere di Fazioli, noto soprattutto per i suoi romanzi noir.

Sono 58 le immagini e i relativi pensieri scritti che le accompagnano. Cartoline, forse, da un viaggio strano e affascinante intorno a un mondo immaginario. Viaggiare, fantasticare, andare oltre, leggere, e scrivere. Come scrivere una cartolina, un’azione ormai così rara, un gesto vintage del passato, quando la mediazione tra luoghi e pensieri era affidata al tempo più o meno lungo impiegato dalla posta per condurre quell’immagine dalla partenza all’arrivo, caricandola della sua storia, della storia di un io e di un tu.

Cartoline da un viaggio immaginario

Ogni cartolina scritta è accompagnata nel libro da un’immagine a colori: un attimo fissato, una suggestione, uno scorcio che può andare oltre il puro piano referenziale. Ogni scorcio è lo slancio di partenza per una storia che si dipana nella geografia, ma anche nel tempo. Così fanno capolino paesaggi alpini della Svizzera, ma anche scene d’oriente, scorci di grandi città italiane, asiatiche, americane, uno specchio deformante, lo spazio impalpabile dei social network. Non importa dove, appunto, ma importa la disposizione dello sguardo, il potere delle parole, capaci di descrivere persino un “ammartaggio” fuori dal pianeta sul quale viviamo.

In questo strano e insolito viaggio intorno al mondo immaginario dei due autori si succedono luoghi e fantasie, ma grazie al potere della scrittura l’orizzonte si allarga. È così che attraverso queste finestre vagabonde si può tornare indietro nel tempo, riscoprendo vicende storiche, si può ipotizzare il futuro, si possono indagare percorsi reali, oppure si può sognare partendo da fotografie reali che illustrano luoghi della fantasia, dal buio pesto di un immaginario ventre pieno di domande, fino alla plancia di un gioco da tavolo, con le sue caselle-mondo.

Cartoline che danno del tu

Ogni cartolina è un pensiero rivolto a un lettore da un io o un noi, in un qui e ora che all’atto di lettura già non sarà più: uno spostamento di sguardi, intenso e già evaporato, pieno di relazioni, tra spazi, parole, visioni. Questo racconta la voce plurale che parla e dà del tu al lettore, questa è esattamente la sensazione di trovarsi di fronte a un istante vissuto, elaborato e congelato da quel testo che non può prescindere dall’immagine che lo accompagna. «Siamo in due, ma la mano è una» dicono sibillinamente gli autori a un certo punto. Mano che si interroga sulle andate e sui ritorni, spesso indugia sui confini, o scova punti di fuga, muri da attraversare, posti affollati come una spiaggia, desolati e polverosi come un solaio, non-luoghi densi di vita come un’auto in coda. Più che luoghi, sono spesso situazioni che collocano lo sguardo di un soggetto: una casa nuova, promessa di vita che verrà, una stazione dove non ci si incontra, perché se a volte lo spazio coincide, non sempre fa lo stesso il tempo.

Come una città invisibile

Eterei come le Città invisibili di Calvino, perse nel tempo, eppure così vivide nell’istante che permettono di fissare. Che valore hanno questi spunti spaziali, questi slanci dell’immaginazione e del soggetto che guarda, scrive e parla? Una risposta arriva dalla cartolina numero 15: «Se stai leggendo questa cartolina è perché hai trovato la bottiglia che – chissà quanto tempo fa – abbiamo gettato fra le onde, con la speranza che le parole non si perdessero».

Diversi i riferimenti letterari tra i quali spicca quello a Le città invisibili di Calvino. Non c’è solo una cartolina da Castiglione della Pescaia, dove si racconta di un gioco delle onde che richiama in modo esplicito l’esercizio di visione e analisi del signor Palomar, da sempre identificato proprio con lo stesso Calvino, colto a osservare le onde sull’orizzonte dalla spiaggia di Castiglione. C’è Venezia, la città di Marco Polo: una Venezia del futuro che si sposta e galleggia sopra una nave, a solcare il Mediterraneo fino a Gibilterra, tesa verso nuove scoperte. E c’è una Sofronia fissata tra le giostre di un luna park, un impero del Kublai Kan rugginoso, sottilmente inquietante, l’immagine di un gioco a cui luce e dinamismo sono state sottratte per svelare l’ossatura che c’è dietro, e che racconta tutt’altra storia. E poi c’è il buio, quasi centrale, a metà raccolta: una foto nera che sembra pescare proprio nell’opaco calviniano. “Dal fondo dell’opaco io scrivo”, erano le parole dello scrittore. E così da un ventre oscuro, fitto di ombre, si fa voce la necessità di orientarsi per l’io/noi che parla, un punto nello spazio, una voce cosmicomica, quasi, che si interroga per trovare la luce, condizione per poter fotografare, per poter vedere e cercare risposte.

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