Simenon, il morigerato prof e l’ambigua e sensuale ragazza

Le conseguenze di un omicidio, più che il delitto stesso, sono centrali ne “La morte di Belle” dell’impareggiabile Georges Simenon, diventato un film, “Il caso Belle Steiner”, diretto da Benoît Jacquot, che però l’ha ambientato ai giorni nostri. Nell’originale di Simenon si svolge parecchi decenni fa nella puritana provincia americana e gira attorno a quello che sembra l’unico colpevole dell’assassinio di una diciottenne, un mite insegnante. Pagine piene di tensione psicologica, ambienti claustrofobici, sconquassi sociali

C’è il delitto, un omicidio, ovviamente, ma il sale della storia sta nelle sue conseguenze immarcescibili che tutto travolgono, in una piccola, retrograda, comunità statunitense. Chi, con passione e con costanza, frequenta le pagine di Georges Simenon, e magari chi ci ritorna spesso, sta attendendo con tanta curiosità una nuovissima trasposizione cinematografica di un romanzo del prolifico scrittore. Il caso Belle Steiner del regista settantottenne Benoît Jacquot – protagonisti Guillame Canet e Charlotte Gainsbourg – trascina nella contemporaneità l’ambientazione de La morte di Belle (183 pagine, 12 euro), romanzo che Simenon finì di scrivere nel 1951 in Connecticut e pubblicò in Francia l’anno dopo; una decina d’anni più tardi sarebbe stato trasformato in film. In Italia, ovviamente, fa parte del catalogo Adelphi, con la traduzione di Laura Frausin Guarino.

Quanta apparenza e ipocrisia…

Di individui qualunque, dalla vita piatta e ripetitiva, sono pieni i romanzi, e spesso sono insegnanti di provincia, con un rispettabile menage familiare. Eppure ancora una volta Georges Simenon riesce a tirar fuori da uno schema che apparentemente non ha nulla da dire un rutilante romanzo fatto di tensione psicologica, ambienti claustrofobici e inquietanti, sconquassi sociali in seno a un piccolo centro, dove l’apparenza e l’ipocrisia sono la regola, più che l’autenticità o il presunto idillio. A fare le spese di un efferato assassino è – siamo negli Usa, nello stato di New York – Spencer Ashby, docente di storia, principale accusato della morte di una bellissima diciottenne, Belle Sherman, figlia di un’amica della moglie Christine, che i coniugi Ashby hanno deciso di ospitare in casa. Un delitto che si consuma nella stanza accanto a quella di Spencer.

Dito puntato

L’abitudinario professore è l’ultimo ad avere visto viva la giovane, una ragazza lontana dai canoni bigotti del luogo, fuggita dalla propria famiglia, che colleziona flirt e amanti. Un uomo mite, colui che l’ha accolta nel cottage di famiglia, ma forse cela un’anima violenta, un lato oscuro.

Nessuno dei giovani interrogati ammetteva di aver visto Belle la sera o la notte della sua morte. Questa, in base all’autopsia, era avvenuta prima dell’una di notte. E poiché a quell’ora Christine non era ancora rientra ta, Ashby non aveva alcun alibi. Tutti i giovani interrogati ne avevano uno. Pochissimi, dopo il cinema, non erano rincasati, e quei pochi erano rimasti in gruppo per andare a mangiare un gelato o un hot dog.

Prima che la giustizia faccia eventualmente il suo corso, le condanne fanno in fretta a farsi largo nell’opinione pubblica. Puntano il dito contro quella che forse è solo l’apparente rispettabilità del morigerato insegnante, immune alle passioni fin dalla più tenera età, ma forse caduto nella rete dell’ambigua sensualità di Belle.

Un gorgo di pregiudizi e sospetti

È ancora una volta impareggiabile, da parte di Simenon, la resa sulla pagina di un gorgo in cui comincia ad affondare Spencer, vittima di sospetti e di pregiudizi nei microcosmi in cui si muove, dalla scuola alla comunità tutta. Impeccabile la riflessione su come i sospetti dei più, ma anche della propria moglie, inizino a fare a pezzi le certezze dell’uomo. Non è mai rassicurante, e meno che mai stavolta, Simenon. Non c’è nulla di facile e prevedibile nei suoi vortici narrativi, negli incubi del protagonista, nel suo passato tormentato, segnato dal suicidio del padre dongiovanni. Ci irretisce ancora una volta e, prima che al cinema, ci prende e ci porta via con un pugno di capitoli e personaggi che restano a lungo nella memoria.

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