Harari, l’intelligenza artificiale e l’ennesimo bivio per l’uomo

È un saggio lucido e profetico, “Nexus” dello storico israeliano Yuval Noah Harari, che s’interroga soprattutto sulla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Sarà comunque l’uomo a indirizzare la Storia: davanti a sé a due opportunità, una nuova epoca di prosperità e innovazione o la scomparsa…

Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA (612 pagine, 26 euro) di Yuval Noah Harari, tradotto da Marco Piani ed edito da Bompiani, è un saggio lucido, estremamente scorrevole e, per molti aspetti, visionario e profetico. Si tratta, infatti, di un libro che prova a fornire una prospettiva storica sulla rivoluzione rappresentata dall’Intelligenza Artificiale la quale, al momento, è ancora agli albori, pertanto risulta attualmente molto complesso comprendere quali saranno le trasformazioni sociali che la stessa comporterà.

Scenari possibili

Partendo, però, dallo sviluppo delle reti informative nel corso dei secoli, Harari prova a tracciare alcuni scenari possibili che potrebbero investire l’umanità nei prossimi decenni. Dall’assunto che l’invenzione di nuove tecnologie porta con sé grandi cambiamenti storici capaci di tessere molteplici reti, lo storico israeliano ci mette in guardia da un utilizzo sconsiderato dell’Intelligenza Artificiale che rappresenta un unicum nella storia umana perché portatrice di una autocoscienza potenzialmente in grado di entrare in conflitto con lo stesso genere umano, se alimentata con un set di dati distorti.

Quale indice di maturità?

Il futuro non è scritto, ci rassicura Harari, tutto dipenderà dall’uomo, dal proprio indice di maturità e dall’utilizzo che saprà fare dei nuovi strumenti in suo possesso: a lui, infatti, spetta il compito supremo di indirizzare il corso della Storia che potrà asfaltare la strada ad una nuova era di prosperità e innovazione. Ma potrà anche – e questo è il grande timore – portare alla scomparsa degli esseri umani, nella cornice di un universo inesorabile nella propria imperscrutabile marcia, indifferente alla nostra assenza o presenza.

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