Vogliono essere amate e trovare un equilibrio le donne protagoniste de “La strega”, romanzo di Marie NDiaye. Madre e due figlie, non convenzionali rispetto alla provincia francese in cui abitano, hanno dei poteri soprannaturali. Una storia che inquieta, fa sorridere e pensare a proposito di condizione femminile…
Dalla banlieue alla Sorbona, scrittrice precoce e di successo in Francia, la franco-senegalese Marie NDiaye ha scritto quasi trent’anni fa uno splendido romanzo all’insegna del soprannaturale, che adesso è stato consegnato anche al pubblico dei lettori italiani grazie alla casa editrice Prehistorica e alla traduzione di Antonella Conti. È un bel romanzo assimilabile al realismo magico, La strega (198 pagine, 18 euro) di Marie NDiaye, con qualche elemento fantasy, con bizzarrie che affascinano e una storia principalmente al femminile che tiene incollati alle pagine. La condizione critica delle donne in seno a una società patriarcale – quella della Francia piccolo-borghese, egoista e di provincia – sembra essere l’argomento principale di questo romanzo di streghe, isolate ed emargnate: Lucie, narratrice e madre, è una strega dai poteri limitati, disinnescati, che non utilizza adeguatamente ma condivide con le figlie gemelle, dodicenni, Maud e Lise, che in fretta dimostrano di cavarsela meglio di Lucie…
Sogni e assurdo
Non è detto che i doni occulti delle donne della famiglia siano fonte di felicità, anzi. Il romanzo inquieta e diverte, fa riflettere. Marie NDiaye, prima afrodiscendente ad aggiudicarsi il premio Goncourt, orchestra il libro a partire dalla fuga del marito di Lucie, Pierrot (che come tutti gli uomini non fa chissà quale figura…) e affastella guai di tutti i colori per moglie (laureata e casalinga, che ha una scarsa autostima) e figlie, che si confrontano con più di un personaggio sopra le righe, con sogni, visioni e con qualche evento assurdo, frutto della fantasia scatenata dell’autrice, che si giova anche di una prosa veloce e briosa.
In cerca di amore e normalità
NDiaye sa essere spassosa e seria, le sue donne eccentriche, che si muovono in una società ingessata, a modo loro sono a caccia di normalità e di equilibri, vogliono essere amate. Obiettivi che non è detto che siano in grado di raggiungere. Tutte loro, a cominciare da Lucie, provano a esprimere la propria identità e i propri sentimenti, e fanno i conti con pregiudizi e “regole” che in qualche modo le tengono imprigionate, vittime anche di una certa alienazione. Col pensiero si ritorna a queste pagine anche a distanza di parecchio tempo, è normale rimuginarci su, tornarci e rileggere qualcosa.
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