Il coraggio di una vita e il prezzo da pagare, il dolore delle perdite e la malattia, gli amori infelici e quelli felici, l’autenticità e la memoria. Una nonna scrive un diario destinato a una nipote in “Ringrazio l’inverno” di Flavia Todisco. Un’esperienza di lettura che s’insinua fra i pensieri e che ci ricorda come da tormenti e crisi si possa sempre rinascere…
Quanto entusiasmo, quanto coraggio e quanta forza in un libro che affida la sua voce a una donna anziana, che sente vicina la fine dei suoi giorni; una donna dalla vita intensa, da ammantarsi l’anima di gioia e da schiantarsi quella stessa anima; una donna che fa a pugni con la vita, quella sua stessa vita, «piena, autentica, leggera», anche dopo squarci di dolore enorme, dopo sconfitte, dopo delusioni, dopo illusioni e ingiustizie. Grande lettrice, per decenni insegnante di lettere, amica di questo sito, a cui spesso contribuisce, Flavia Todisco ha scritto un romanzo sorprendente solo per chi non la conosce, solo per chi non sa la passione travolgente che mette in ogni cosa. Il suo volume, Ringrazio l’inverno (282 pagine, 20 euro), pubblicato dalla casa editrice Affiori, è una storia di emancipazione e di lotta, un’invettiva contro i giudizi sociali che marchiando, contro chi crede che i destini cristallizzati dalle consuetudini non si possano incrinare, un insieme di pagine vive e palpitanti che aspettano lettori capaci di comprenderne il senso immediato e quelli reconditi, a partire dalla riflessione che tutti i momenti di crisi e passaggio, difficili e spaventosi, ci segnano nell’immediato, ma alla distanza possono sostenerci e insegnarci qualcosa. Vale la pena ringraziare quelli che un tempo ci sono apparsi come tormenti, ostacoli e abissi.
… ma spesso per le famiglie le malattie sono occasione di guarigione per tutto il sistema, non tanto sciagure gravide di dolore che si abbattono su di esse e le devastano, distruggendone sentimenti, vissuti, patrimoni.
È un libro (qui è possibile leggerne un estratto) pieno di storie, che attraversa la Storia, senza avere la pretesa d’essere un romanzo storico, e tratteggia personaggi senza alcuna superficialità, grazie a una scrittura chiara e, a tratti, lirica, e a tanti riferimenti colti, da Ungaretti a Borges, a Yourcenar, dalla storia alla filosofia.
Lasciare il marito e amare una donna
Siamo anime erranti, mutare percorsi e sentire è nella nostra stessa natura.
Scrive l’anziana Ersilia e la destinataria del suo diario, lungo quasi tre mesi ma che rievoca un’esistenza intera, è la nipote Cecilia. La lunga “corrispondenza” di una nonna a una nipote non è una novità. Fa pensare in fretta al clamoroso successo di Susanna Tamaro, a quel Va’ dove ti porta il cuore che negli anni Novanta era in buona parte delle case degli italiani. Flavia Todisco, però, percorre altri sentieri. «La morte è la più comune e umana delle esperienze e va vissuta con raccoglimento e rispetto», scrive Ersilia, che non vuol fermarsi, finché ha «fiato e senno». Ersilia prova a raccontarsi a una nipote che rappresenta l’ultimo appiglio a una famiglia con cui ha avuto rapporti molto conflittuali, si racconta intimamente e professionalmente (dopo l’alluvione del 1966 a Firenze, decise di studiare per restaurare libri antichi), con tono mai spocchioso, e con una pace interiore invidiabile, con grande umanità. Racconta il rapporto incrinato con i figli, Mara (madre di Cecilia) e Giorgio, affidati al padre Enzo, la dissoluzione del suo matrimonio, la decisione di andar via, per vivere una relazione con un’altra donna, Vera. Dal Novecento inoltrato questo romanzo giunge ai dolori della pandemia da Covid-19, accarezza anche i temi della giustizia climatica e dell’educazione ambientale, ma prima di ogni altra cosa parla con grande onestà di rapporti interpersonali e del dolore delle perdite.
Le malattie della società e quelle del corpo
È vivida e centrale l’evocazione del deserto sociale con cui fa i conti, dopo il tramonto del suo matrimonio, la donna protagonista del romanzo di Flavia Todisco, in anni in cui l’Italia non è certamente quella di oggi, ma è ancora incrostata di bigottismi e schemi tradizionali. Si racconta il coraggio e il prezzo da pagare, gli sbagli e le cadute, la serenità di dar retta ai propri desideri e l’orgoglio dell’autenticità, l’importanza della memoria. E si fanno i conti, in particolare li fa Ersilia, il personaggio principale, con una delle più subdole malattie, l’Alzheimer, che marchia gli ultimi tempi di Clotilde, sua madre. Ringrazio l’inverno è un’esperienza di lettura mai banale, che funziona come congegno narrativo e che si insinua fra i pensieri, con l’entusiasmo della sua autrice.
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