Pedinielli e Varesi, quel cadavere alla frontiera italo-francese…

Pedinielli e Varesi, due grandi giallisti hanno scritto “Il confine della vergogna” a quattro mani: l’indagine scocca dopo il ritrovamento di un cadavere e di un uomo quasi assiderato. Scrittura agile, dialoghi realistici, tinte noir, per un romanzo che non lesina critiche sociali

Dalla collaborazione di due grandi autori del giallo – la francese Michèle Pedinielli (appena uscita in Italia con il primo volume della serie dedicata a Ghjulia Boccanera, qui l’articolo) e Valerio Varesi (padre letterario dell’iconico Commissario Soneri) nasce Il confine della vergogna (134 pagine, 14 euro), pubblicato dalle edizioni Le Assassine.

Si tratta di un esperimento a quattro mani maturato a margine del festival Quai du Polar di Lione: un progetto di scrittura collaborativa che – in un’ottica di conoscenza reciproca – si propone di mettere in evidenza gli elementi in comune e le differenze culturali fra Italia e Francia.

Un sommerso e un salvato

Siamo agli sgoccioli della stagione estiva e tra le strette guglie “di quello spicchio di Alpi Pennine situato tra Piemonte e Francia”, viene trovato il cadavere di un uomo sfigurato. Le indagini sul suo abbigliamento – una giacca piuttosto appariscente – conducono a un negozio di articoli sportivi di Bardonecchia.

Contemporaneamente un giovane originario del Burkina Faso viene tratto in salvo in alta quota: semi assiderato, racconta di aver tentato di varcare la frontiera verso l’Italia. Questo fatto da subito insospettisce gli inquirenti, giacché il ragazzo asserisce di avere intrapreso il percorso inverso rispetto a quello normalmente seguito da tanti migranti decisi a raggiungere il Centro e Nord Europa.

Da giorni – in effetti – chi vive in quello splendido scenario assiste a strani movimenti, circolano dei contrabbandieri di sigarette che utilizzano gli alpeggi come base per stivare il prezioso carico.

Sarà l’arguzia degli investigatori di entrambi i versanti – aiutati dalla tecnologia ma anche da una buona dose di fiuto investigativo declinato secondo metodi tradizionali – a dipanare una rete di connivenze particolarmente complessa, che gode di protezione a livelli inaspettati dell’apparato burocratico.

Controlli e migranti

Quei tracciati che molti decenni or sono – in piena epoca fascista – venivano usati per far espatriare chi era inviso al regime e trasferire i capitali di chi tentava di sottrarsi all’internamento, ora vengono impiegati per traffici di altra natura.

Scrittura agile, dialoghi realistici, tinte noir immancabili in un romanzo che non lesina stilettate alle criticità del sistema di controllo dei confini e di assistenza dei migranti costretti alla clandestinità per sfuggire a fame e violenza nel paese di origine.

Il racconto scorre veloce e conduce a un finale che è più un auspicio che una solida realtà, ma la potenza immaginifica della narrativa non ha limiti.

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *