Matto Roberto Contu! Quanto amore per la letteratura

Il titolo “Matta impresa di Antonio Minutolo letteratore italiano”, affascinante romanzo di Roberto Contu, rimanda a una spedizione punitiva del protagonista, che nel 1864 vuole raggiungere Torino da Napoli, per uccidere il grande critico Francesco De Sanctis. È l’inizio di avventurose peripezie, fra dati storici, immaginazione e incontri con alcuni dei principali personaggi della letteratura italiana e non solo…

In apertura confessiamo subito l’ignoranza: non conoscevamo Roberto Contu. E aggiungiamo: adesso non sapremmo farne a meno, anzi puntiamo a recuperare i suoi vecchi libri. L’ultimo è fenomenale e vogliamo urlarlo, è la quintessenza del romanzo picaresco, un omaggio vero e nobile all’amore per la letteratura, con una pioggia di citazioni che s’incastrano alla perfezione, un ritmo scatenato, un gustosissimo intreccio, un sapore amarognolo quando le pagine si esauriscono, quando questa meravigliosa scorreria letteraria finisce. Si intitola Matta impresa di Antonio Minutolo letteratore italiano (339 pagine, 20 euro), questo romanzo affascinante e originale, pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi, una dichiarazione appassionata in favore dei libri e della lettura.

Calco linguistico ottocentesco

L’estro di Roberto Contu ha prodotto una trama fantasmagorica difficilmente riassumibile, con un calco linguistico ottocentesco, con tanti esemplari accorgimenti retorici, con un andamento mai noioso o prolisso e senza particolari intenti pedagogici. Docente di lettere che ha contribuito anche alla stesura di alcune antologie scolastiche, Roberto Contu, in un certo senso, realizza, ma stavolta dal punto di vista narrativo, una storia che è antologia della grande letteratura ottocentesca italiana, e non solo. Il risultato è visionario e rutilante, divertente.

Nell’anno del Signore MCM, io, Antonio Minutolo, oramai più che ottuagenario, do avvio alla scrittura di questo memoriale, in obbedienza al padre Pietro da Terni che me lo impose, al fine di purificarmi del passato e giungere parato al crepuscolo della vita.

Inizia così Roberto Contu e va avanti spedito, fantasioso e irriverente, nutrendo le sue frasi della lingua (a cominciare da stilemi e tono del diciannovesimo secolo) e delle storie e dei personaggi della letteratura italiana. Minutolo è un inetto aristocratico borbonico che, roso da invidia e odio, a causa da un’umiliazione ricevuta, decide nel 1964 di raggiungere Torino da Napoli, con il solo scopo di uccidere Francesco De Sanctis (proprio lui l’aveva umiliato, entrambi giovanissimi allievi, come Luigi Settembrini, della “bottega” di lingua italiana del marchese Basilio Puoti, davanti al claudicante e malmesso Giacomo Leopardi), ovvero uno tra i maggiori critici letterari dell’Ottocento italiano, oltre che ministro dell’Istruzione, che la voce narrante non esita a definire «lo stigma del mio fallimento, un cilicio dell’anima fuso a fuoco nella cerniera».

‘Ntoni, Sperelli e il primo Pinocchio

Inizia così un gran “valzer”, con Antonio Minutolo, in viaggio da Napoli a Marsiglia (da lì poi vorrebbe giungere a Torino dopo aver attraversato Genova), che incontra sulla sua strada alcuni personaggi letterari, il giovane ‘Ntoni de I Malavoglia, Andrea Sperelli, protagonista de Il piacere di D’Annunzio, Fosca dell’omonimo romanzo dello scapigliato Igino Ugo Tarchetti, e perfino Pinocchio (decisamente il più riconoscibile nella bella copertina di Sualzo per il libro di Contu) impiccato a una quercia (come nella versione originale del libro di Collodi, di cui abbiamo scritto qui). Non sono i soli personaggi che Roberto Contu chiama a raccolta per un romanzo che guarda anche a Dante e ad Ariosto, con qualche rimando e allusione all’attualità, che bisogna solo avere il piacere di iniziare a leggere e non sarà più mollato…

Né autofiction né famiglie disfunzionali

Rivolte, disordini, tumulti, colpi di teatro. Accanto a una strepitosa immaginazione, Roberto Contu prova a tenere tutto assieme anche con dati storici e avvenimenti a cui Antonio MInutolo resta… impigliato. È un romanzo che attinge dunque alla dimensione fantastica (alla sua piccola ma preziosa tradizione italiana) e a quella storica, che finisce per essere un romanzo di formazione, colto, originale, spassoso. Dimenticate autofiction, storie generazionali, famiglie disfunzionali, dimenticate quel che spesso passa il convento oggi. Pensate semmai ai libri di Gian Marco Griffi (Le ferrovie del Messico, ne abbiamo scritto qui), Isidoro Meli (Attìa e la guerra dei gobbi, ne abbiamo scritto qui), Lucio Di Cicco (Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica, ne abbiamo scritto qui). Questo libro percorre quei sentieri, vale la pena abbandonarsi…

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