Dialoghi connessi fra loro da personaggi e siparietti ne “Le parole fanno il solletico” di Daniel Pennac, Stefano Bartezzaghi con Yasmina Mélaouah. Un viaggio, agile e curioso, nei modi di dire francesi e italiani…
In Francia (Vercors) soprattutto, modi di dire contemporanei. Dalla testa ai piedi, il nostro corpo è un vocabolario. Ogni parte è una parola, ogni parola è parte di numerosi modi di dire, ogni modo di dire è un fiore di forma e colori stranissimi. Entriamo, dunque, nel sorridente mondo del parlare figurato, quando per parlare si usano delle immagini. Tre anni fa un grande scrittore francese aveva pubblicato un lieto libello sulle espressioni più curiose della propria lingua e poi ora, con l’aiuto della propria eccelsa traduttrice e con un competente amico lo ha arricchito di tante altre espressioni curiose della nostra lingua, talvolta discutendo delle differenze tra francese e italiano, o ragionando su equivoci e incomprensioni tra una lingua e l’altra. Ecco un delizioso volume a sei mani nella stesura, che diventano otto se si considerano anche quelle essenziali di un’ottima simpatica illustratrice (Francesca Arena) degli stessi modi di dire (ovviamente differente da quella francese), per disegnare pure il ridere.
Brevi esilaranti scenette
Si tratta qui di una cinquantina di storie intitolate ad altrettante “espressioni”, in genere un verbo (perlopiù all’infinito) coniugato (quasi sempre) a una parte del corpo umano. A chiacchierarne in brevissime esilaranti scenette sono talora un Daniel in prima persona, i ragazzini Lollo (ama i film) Anna (la musica) Romeo (il calcio) Lisina, ovviamente con i propri genitori fratelli sorelle e quelli della famiglia del giovane coetaneo cugino italiano Marcello e ad alcuni altri personaggi, come zia Frignola, il colonnello Balthazar o l’editrice Mélanie, presente spesso un vecchio Nonnino in contatto con la tribù. E pure un piccolo Zingo diventato ormai adulto, con mamma e papà che avevano sempre registrato le parole via via da lui pronunciate, stranamente in ordine alfabetico, da abacà (pianta filippina) a Zwingli Zingli Zinghi Zing Zingo: il relativo vocabolario da “piccolo Zingo” fu chiamato Zingarelli, figurati tu!
Sbellicarsi
Daniel Pennac (Casablanca, 1944) e Stefano Bartezzaghi (Milano, 1962) firmano per Salani Le parole fanno il solletico (138 pagine, 16 euro), con Yasmina Mélaouah, un giocoso libro da leggere insieme adulti e bambini, in coppia o in gruppo. Non solo i muri, anche parole hanno orecchie (da cui il titolo francese, non citato nei risvolti) e fanno il solletico (da cui il titolo italiano), le relative espressioni figurate e raffigurate consentono sia di ridere parecchio o “sbellicarsi” (viene da “bellico”, cioè l’ombelico, meglio saperlo per non confliggere) che di riflettere ironicamente (anche sull’evoluzione filogenetica). I dialoghi sono connessi fra loro da personaggi e siparietti. Su, forza, proviamo! Per esempio a: Mangiare come un uccellino; Sciogliersi in lacrime; Mettere i piedi nel piatto; Buttare un occhio; Mettere un piede in fallo; Essere sordo come una campana; Avere il culo pesante; Chiudere il becco a qualcuno; Avere la testa per aria (o le pigne in testa); Rimettere l’anima; Aver mangiato un vocabolario; Averne fin sopra i capelli; Mandare fuori di testa; Accettare a denti stretti; Usare mani e piedi; Far sputare il rospo; Farsi venire i capelli bianchi; Montarsi la testa; Avere il cuore in gola; Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco; Avere un grattacapo; Prendere piede; Far saltare la mosca al naso; Non avere peli sulla lingua; Farsi il sangue amaro; Essere sull’orlo delle lacrime; Metterci la testa (o rompersela); Sentirsi piegare le ginocchia; Avere gli occhi più grandi dello stomaco; Spaccare il capello in quattro; Avere la faccia di bronzo (o i nervi o sangue freddo o una linguaccia); Diventare rosso come un peperone; Tirare per i capelli; Cadere come una pera; Parlare a cuore aperto; Non rimangiarsi la parola; Tenere a freno la lingua; Pagare sull’unghia. Infine, in una situazione in cui uno non si accorge di qualcosa che ha sotto gli occhi, in italiano si può dire di “avere gli occhi foderati di prosciutto”, mentre in francese di “essere delle pecore guerce”. Fate voi, facciamo noi.
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