Se la vita è diserzione, Mathias Énard tra cifre e parole

Un matematico – la cui vita è ricostruita dalla figlia – e il disertore di una guerra non meglio identificata sono al centro delle due storie, dai finali aperti, che compongono “Disertare” di Mathias Énard. Scienza e imponderabile si intrecciano, si fanno i conti con la violenza del passato e del presente, in un romanzo affascinante, fra giochi di specchi e fughe…

La sinistra attualità di un romanzo è solo uno dei motivi che dovrebbe indurci ad affidarci alle sue pagine. Se c’è di mezzo il francese Mathias Énard, uno dei maestri riconosciuti della letteratura europea, allora c’è un altro buon motivo. Il suo nuovo titolo è un romanzo a due “voci”, bifronte, che fa dialogare quelle che sembrano un paio di trame e due personaggi molto distanti, Paul Heudeber, influente matematico, morto (tornato dal lager di Buchenwald e poi comunista nella Ddr, anche quella in disfacimento), e un soldato in fuga da un fronte non meglio identificato. Chiaramente le guerra a cui assistiamo da qualche anno, nelle vesti di telespettatori, di indignati osservatori, di speranzosi “interlocutori”, ha fatto irruzione nel laboratorio creativo di Mathias Énard che però, da grandissimo autore, si è esaltato, valorizzando da una parte una scienza, la matematica, dall’altra, l’imponderabile, la guerra. Tornano passione per la storia e rifiuto della violenza, cardini ricorrenti nelle opere dello scrittore francese che vive tra Spagna e Germania, e ama il Medioriente, dove ha abitato a lungo.

Due vicende enigmatiche

È un romanzo di grande ambizione, e di grande inquietudine, Disertare (218 pagine, 18,50 euro), tradotto da Yasmina Melaouah, pubblicato da e/o, ormai la casa editrice italiana di riferimento di Mathias Énard, già premio Goncourt, che inizialmente era stato pubblicato da Rizzoli. Oscilla fra passato e presente, tra cifre e parole, tra fedeltà e tradimento, tra fine degli ideali e sogno di libertà. Quella del matematico è una vicenda in cui non mancano “buchi”, passaggi oscuri, conti che non tornano, e aleggia un senso di indeterminatezza, che è parte del fascino dell’intero libro, anche per un certo finale aperto: c’è la figlia Irina – narratrice in prima persona – che indaga sulle cause della morte del padre, a un convegno che si svolge su una nave da crociera e sarà interrotto a causa dell’attacco alle Torri Gemelle, c’è la criptica figura di Maja, madre di Irina, che forse ha tradito Paul (e non centra necessariamente una questione passionale, potrebbe averlo consegnato ai suoi nemici…), è andata nella Germania ovest, dove ha avviato una carriera politica. Non meno arcana ed enigmatica è la vicenda parallela – in terza persona – di un soldato, un disertore che ha ucciso e torturato, alle prese con un necessario viaggio nel nulla, col desiderio di mettersi tutto alle spalle di provare a ritrovarsi, di riscoprirsi uomo; incontrerà una sconosciuta, in fuga come lui, e la salverà da altri tre militari, la curerà: una storia che Énard affronta con sguardo più lirico, sofisticato se vogliamo, rispetto a quella di Heudeber, che è un gioco di specchi a caccia di verità.

Amore, poesia, memoria e violenza

Proteggevi i miei giorni come li proteggi oggi, li rendi dolci anche nell’assenza, e Irina emana qualcosa di te, una dolcezza, una consolazione al passar del tempo, una luce sprigionata dalla tua anima vicina e lontana. Sei una malattia – la mia passione ha la malattia dell’infinito, il mio amore può essere scritto soltanto con il tuo nome. Non c’è altro modo per designare l’amore: nominarti. Torna presto.

Le lettere d’amore di Paul a Maja sono i passaggi più riusciti del romanzo, come anche quando emergono i dettagli del passato che la loro figlia, Irina, ignora; lei storica della matematica prova invano a ricostruire il passato del padre con occhi oggettivi e impassibili. A suo modo anche il matematico è un disertore, che pure non ha abbandonato la fede politica, della vita ha abbandonato quasi tutto, fuorché la fede nelle formule e nei numeri, nei quali vede qualche forma di poesia. Accanto all’amore e alla poesia, però, Mathias Énard trascina la ferocia e la memoria insostenibile, le violenze patite in entrambe le storie, la sofferenza nel rievocarle, l’ineluttabile con cui è costretto a fare i conti ogni destino umano.

P.S. Se vi state chiedendo dell’asino in copertina, sappiate che si tratta di un personaggio formidabile, indimenticabile…

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