Educazione sentimentale tra femminielli, Alessio Arena incanta

Col suo inconfondibile realismo magico Alessio Arena, ne “Il sesso degli alberi”, fa muovere un ragazzino dalla voce angelica – femmina imprigionata in un corpo maschile – tra vicoli e palazzi decadenti di Napoli, tra guappi e camorristi. Accudito da zie eccentriche, colleziona esperienze e lotta col suo passato; e comincia a comprendere se stesso, con accanto un’amica inseparabile e uno stuolo di femminielli

I libri di Alessio Arena sono belli come i sogni, come la vita, come l’amore. Non smette di stupire questo artista totale nato a Napoli, ma di casa nel mondo latinoamericano, cantautore, traduttore (ad esempio dei libri del quasi omonimo Reinaldo Arenas) e scrittore. E tira fuori dal cilindro l’ennesimo libro da tenere caro, originale, da leggere con passione, da consigliare agli amici veri. Come sempre, quando a scrivere è Alessio Arena, siamo dalle parti del realismo magico. Stavolta, nella sua opera più recente, a prendersi la scena è Matteo, un ragazzino di undici anni – voce narrante, che non sa se è maschio o femmina – sbarcato nella città partenopea da un paesino spagnolo: la madre l’ha affidato alle eccentriche zie Serena e Rosalba (vivono nell’antico palazzo di un comune avo, Matteuccio Sassano, detto il rosignuolo di Napoli, cantante castrato che mieteva successi in tutte le corti europee del XVII secolo) e il suo romanzo di formazione sarà costellato da incontri belli e figure speciali, a cominciare da quella che diventerà la sua migliore amica, la capoverdiana Elisangela, che sogna l’uomo della sua vita, «fidanzato di tutte e due, perché lei non mi avrebbe lasciata andare sola per il mondo, a cantare nei teatri importanti».

“E tuo padre com’è?”
Senza rispondermi, disse: “Mi piace assai come parli! Ma mica sei americano?”.
“Sono di Napoli”, risposi con una certa sicurezza. “Anche se qui ci sono appena arrivato”.
“Allora sei come me”, mi assicurò. “Io parlo anche un’altra lingua, che qui nessuno conosce, e allora a tutti quelli che mi sfottono perché sono nera gli bestemmio i morti e stramorti, ma loro non se ne accorgono nemmeno. Che risate. È una fortuna”.
“Allora me lo dici com’è tuo padre?”
“Camorrista”, mi disse all’orecchio…

Tra sogno e realtà

Superare il dolore, affrontare i cambiamenti. È un percorso di continue scoperte, quello che compie Matteo, angelico tono di voce, talentosa predisposizione al canto e autentica passione per gli alberi: si guarda dentro, e indietro, madre lontana, padre morto suicida, si guarda attorno, e la sua educazione sentimentale si consuma, oltre che con l’inseparabile Elisangela, accanto ai femminielli (da L’apemaya ad Alansorrenti, da La cattolica a La sammarzano, a La torera…) del centro storico napoletano, in mezzo a guappi e a camorristi. Un po’ telenovela, un po’ cronaca barocca, Il sesso degli alberi (340 pagine, 18,50 euro), edito da Fandango, è un romanzo godibile, profondo, antico e al tempo stesso moderno, fra sogno e realtà, con dialoghi straordinari.

“Mica è sicuro che poi faccio la cantante. Chi lo sa cosa succede alla mia voce”.
“Lo dici per il testonerone, eh?”.
“Sì, ma pure perché forse voglio studiare qualcos’altro”.
“Tipo?”.
“Boh, non lo so… la natura”.
“Marò, sempre con questi alberi”, fece. “Che se ne fotte, la gente, degli alberi! Quelli si vogliono sfogare, vogliono sentire la musica ogni momento. Senza la musica siamo morti”.
“Siamo morti pure senza alberi”.

Una città che cambia la vita

È un libro che colpisce nella sua semplicità e nei suoi effetti speciali, nei suoi fuochi d’artificio, ma quel che piace di più sottolineare è la bravura di Alessio Arena nel portare a galla l’umanità di certe parabole sofferenti e gioiose, delle figure ritratte, a cominciare dal giovanissimo Matteo, coi suoi segreti familiari, con quelle zie zitelle fissate con la Smorfia e con la botanica, con le nuove radici che riesce a innestare, con la capacità di risorgere, di prendere il dolore e trasformarlo in energia positiva, nell’incontro con una città che, tra palazzi decadenti e vicoli, gli cambierà la vita. Tante pagine incantano per poesia e sincerità ed è solo una conferma che arriva da lontano, almeno da quando ha dato alle stampe La letteratura Tamil a Napoli, per lui probabilmente libro spartiacque, pubblicato oltre dieci anni fa, per Neri Pozza.

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