Incosciente e spavaldo, l’adolescente Ye Qiu Sheng prova a far luce, nel 1975, sul barbaro omicidio del nonno, che decenni prima si era reso colpevole della morte di 56 civili. Siamo fra Cina e Taiwan, ancora oggi Stati contrapposti. In “Ryu” Akira Higashiyama racconta una società patriarcale, tradizionale, violenta: il romanzo storico e sociale – permeato di realismo magico – si fonde perfettamente con quello di formazione
Taipei, 1975. Il diciassettenne Ye Qiu Sheng viene travolto dalla morte improvvisa del nonno paterno, assassinato brutalmente all’interno del suo negozio, nel mercato locale. L’omicidio sembra un’esecuzione – per le modalità con cui è messo in atto – e spinge il ragazzo a cercare una spiegazione nel passato della famiglia. Quest’ultima custodisce segreti che affondano le radici in un grave episodio accaduto nel settembre del 1943, quando un intero villaggio nello Shandong – provincia della Cina continentale – venne messo a ferro e fuoco e ben cinquantasei civili vennero uccisi per mano di Ye Zun Lin, proprio quel nonno barbaramente trucidato alcuni decenni dopo.
Quelli che nonno Ye Zun Lin visse da protagonista erano anni molto complessi, caratterizzati dalla guerra civile tra comunisti e nazionalisti: solo nel 1949 il generalissimo Chiang Kai-shek – leader del Kuomintang – avrebbe trasferito a Taipei il governo e si sarebbe dichiarato capo della Repubblica di Cina istituita sull’isola di Taiwan, negando al contempo il riconoscimento alla Repubblica Popolare Cinese proclamata da Mao Zedong.
Due Cine
Due Cine avrebbero continuato, fino a oggi con sfumature diverse, a fronteggiarsi sulla scena internazionale: una continentale sotto l’influsso comunista e una filo-occidentale, corrispondente all’isola di Taiwan e con Taipei capitale.
Ye Qiu Sheng è un adolescente e come tale attraversa gli eventi che si pongono sul suo cammino con quel misto di incoscienza, purezza e spavalderia propri di chi è giovane e inesperto dei dolori della vita: si innamora di Mao Mao, ambisce a iscriversi all’università, si relaziona a personaggi più o meno pericolosi, membri di gang della Yakuza, fallisce gli esami e viene inviato alla scuola militare per poi essere arruolato. Nel frattempo aggiunge un tassello dopo l’altro all’intricato mosaico che lo condurrà infine a fare chiarezza sulla morte dell’amato nonno.
Ryu. Vita, amore, morte all’ombra del drago (490 pagine, 19,90 euro) di Akira Higashiyama – tradotto da Daniela Guarino per 21lettere – è un affresco molto interessante della vita a Taiwan sul finire del XX secolo, indirettamente l’autore ci racconta cosa significa crescere in un Paese in cui ancora negli anni Settanta si «era, in un modo o nell’altro, sotto legge marziale». La libertà di espressione era molto limitata, la letteratura era appannaggio quasi esclusivo dei «waishengren», i fuoriusciti dal partito comunista, scappati dal continente per approdare sull’isola insieme ai nazionalisti del Kuomintang. La propaganda anti-giapponese e anticomunista era all’ordine del giorno, erano frequenti i richiami dei riservisti per esercitazioni militari, il servizio di leva era lungo e veniva preso molto seriamente. L’autore ci fa intravedere un mondo fortemente attaccato alle tradizioni, in cui la magia e la spiritualità si fondevano e le superstizioni continuavano ad avere un posto di tutto rilievo. Quello descritto è un contesto ampiamente patriarcale, sovrastato dal senso di appartenenza al proprio gruppo sociale e dedito al culto degli antenati. Il ruolo della donna era subalterno e il suo valore commisurato al mantenimento di una condotta sessuale inappuntabile, rispondente a canoni decisamente maschilisti. La violenza permeava la vita quotidiana: dalla scuola alla famiglia, dalla caserma alle organizzazioni criminali implicate in racket di ogni genere, il ricorso alle punizioni corporali era accettato, lo scontro fisico era lo strumento più praticato per dirimere i dissidi.
Il senso del dolore
Il romanzo storico e sociale – permeato di un realismo magico affascinante che lega sottotraccia gli eventi topici – si fonde perfettamente con quello “di formazione” e capitolo dopo capitolo si dispiega davanti agli occhi del lettore l’evoluzione che compie Ye Qiu Sheng.
Attraverso le sue considerazioni sulla vita e sul valore salvifico della letteratura, con il loro carattere universale, l’autore apre una finestra sul panorama interiore di un giovane uomo in cerca di sé e della propria identità:
Secondo me nell’essere umano c’è una parte che deve necessariamente maturare, un’altra che non ci riesce in alcun modo e un’altra ancora che invece non deve farlo. La proporzione con cui queste si mescolano tra loro denota il carattere di ciascuno.
Akira Higashiyama è nato a Taipei nel 1968 ed è a sua volta figlio del noto poeta Wang Xuan, i cui versi (riportati anche in esergo) entrano con un ruolo importante all’interno di questo romanzo, un filo conduttore invisibile che è una riflessione sul senso del dolore e dà un significato più profondo ai fatti raccontati. Ha pubblicato opere in lingua giapponese, inclusi manga ed ha ottenuto diversi importanti riconoscimenti. Con Ryu ha vinto il prestigioso Naoki Prize nell’anno di prima pubblicazione (2015).
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