Gerrit Kouwenaar, innamorarsi e ribellarsi ai tempi della guerra

“Cadi, bomba” è un gioiello della letteratura dei Paesi Bassi e di uno dei suoi massimi esponenti del ventesimo secolo, Gerrit Kouwenaar. Un adolescente, in guerra con la noia e con l’esistenza borghese della propria famiglia, sogna uno scossone, fosse anche un evento bellico. Dì li a poco l’invasione dei tedeschi e la capitolazione olandese lo catapulteranno in tutt’altra atmosfera. Ma, pur nelle difficoltà, i suoi pensieri e i suoi sforzi sono rivolti a una ragazza e a un ingenuo sogno di indipendenza…

… C’è una felicità nella mia vita che mi dà la forza di sopportare i colpi della sorte con coraggio. Ma ora c’è la guerra…

Che misura, che grazia, in poco più di cento pagine di una novella impeccabile dello scrittore olandese Gerrit Kouwenaar, morto da poco più di dieci anni, fra i maggiori nomi della letteratura dei Paesi Bassi, poeta e prosatore, amato e premiato. Il suo libro che Bompiani ha recentemente pubblicato, grazie alla traduzione di Dafna Fiano, si intitola Cadi, bomba (123 pagine, 16 euro) e risale al 1956, sebbene sia stato rivisto nel 1963 e definitivamente rilanciato un paio di anni fa. Alla vigilia dell’invasione dell’Olanda da parte dei nazisti, Robert, zio dandy, e sposato, del diciassettenne Karel Ruis, lo mette a conoscenza di un segreto intimo e gli affida una missione: consegnare una lettera a una donna ebrea, la signora Ria Mexocos, un’artista eccentrica, probabilmente amante dello zio Robert.

Arroganti farneticazioni

L’occupazione tedesca è in qualche modo auspicata dal giovane che, conclusa la scuola, è corroso dalla noia, dall’esistenza grigia e borghese dei propri genitori («Li vide seduti nel loro ordinato salotto marrone, una camera d’albergo, la loro vita era una camera d’albergo in mezzo a due guerre»), e con arroganza desidera che gli equilibri attorno a lui vadano a gambe all’aria. Prima che i nazisti oltrepassino la frontiera Karel farnetica, desidera qualcosa, anche di insensato, che sconvolga la quotidianità, un’avventura da vivere sulla pelle, fosse pure qualche ordigno piovuto dal cielo. E sarà in fretta accontentato, una mattina in cui gira per le strade della sua città, e in particolare per quelle del quartiere a luci rosse, assiste a un raid con due bombe che esplodono poco lontano.

Dire addio alla gioventù

Solo quando mancano poche pagine alla fine Karel avvertirà «il sapore dolceamaro della guerra». Prima è tutto preso dal «grande stravolgimento della sua vita», che nulla ha a che vedere con gli eventi bellici, quanto piuttosto con un’indipendenza da conquistare e con una ragazza che in pochissimo tempo le ha fatto perdere la testa, Ria Mexocos, figlia e omonima della donna che suo zio vorrebbe contattare. La situazione, però, precipita e le sue poche certezze svaniranno una a una, la sua ingenuità si disintegrerà dinanzi a un destino spietato. Gerrit Kouwenaar ha il dono di comunicare molto con un numero esiguo di frasi, con pochi dialoghi, e sa restituire l’incomprensibile e caotica distruzione della guerra, vista con gli occhi di un giovane che l’aveva invocata senza sapere minimamente di cosa si trattasse. Un ragazzo che probabilmente, nel maggio 1940 in cui è “fotografato”, è costretto a dire addio alla gioventù.

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