Solenni bocciature o sconsigli che si trasformano in… consigli. La traccia – libri da sconsigliare per la stagione estiva – è stata interpretata con grande libertà dai componenti della redazione, che hanno pensato a mostri sacri, esordienti, autori raffinati o scrittori di bestseller. Ecco un catalogo alternativo o complementare a quello dei consigli pubblicati ieri (qui l’articolo)
“La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)
Quanta inconcludenza, quanta spocchia, quanta noia, quante ovvietà. Non decolla mai. Soporifero. (Arturo Bollino)

“Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino (Mondadori)
Se una notte d’inverno un viaggiatore, fin dal titolo, è una lettura che d’estate proprio non ha ragion d’essere. L’ipotesi che dà il la a questo inseguimento di storie calviniano è infatti prettamente notturna e invernale: nulla ha a che fare con il caldo tepore dell’estate, anche se di mezzo ci sono un treno, un arrivo alla stagione, una valigia, questi sì, elementi che rimanderebbero a una gustosa storia da ombrellone. Peccato che qui la storia si interrompa sul più bello: l’autore ci invita a rilassarci, lasciarci prendere dalla lettura, e poi cosa fa? Ci toglie la storia da sotto gli occhi, ce ne propone delle altre, tutte incomplete, tutte diverse, ambientate in luoghi del mondo disparati, con altre trame, altri riferimenti. E questo no, non si può proprio accettare mentre ci rosoliamo in riva al mare, cullati dal ritmico movimento delle onde, sicuri che oltrepassato il primo capitolo saremo inghiottiti da un avvincente romanzo che ci terrà col fiato sospeso fino all’ultimo, traghettandoci in un profondo e disteso rilassamento. Qui si cambia a ogni capitolo, incessantemente, tutti cercano qualcosa, ma alla fine lo troveranno? (Alessandra Chiappori)

“Una maschera color del cielo” di Bassem Khandaqji (E/O)
traduzione di Barbara Teresi
Penso all’estate e penso al relax, penso a letture leggere, penso alle vacanze come dovrebbero essere in riva al mare e penso che ad accompagnarmi in questi momenti servano libri senza impegno. Anche se tutto intorno a me va a fuoco, anche se è in corso lo sterminio di intere popolazioni e il mondo non ha mai conosciuto così tante guerre in contemporanea, penso che l’estate è mia! e guai a chi me la tocca! Penso che ho lavorato tutto l’anno e quindi non voglio farmi rovinare il relax dai mali del mondo. Quindi bando ai libri complicati che fanno riflettere, che rimescolano le storie personali con le tragedie della storia.
Per questo il libro che mai e poi mai leggerei d’estate è Una maschera color del cielo di Bassem Khandaqji edito in Italia da E/O, storia di un ragazzo palestinese che trova la libertà assumendo l’identità di un coetaneo israeliano. Dalla segregazione improvvisamente il protagonista passa alla libertà di movimento e di azione, finalmente può fare tutto quello che desidera senza freni grazie alla carta di identità di un altro. Questo è un romanzo disturbante, ai limiti del rifiuto per come il protagonista si arrende al “non essere”, alla perdita della propria identità fino a che… a beh, non vorrei fare spoiler, quindi non proseguirò. D’altra parte questo libro non lo leggerei mai perché in effetti l’ho già letto… (Anna Caputo)

“Passione semplice” di Annie Ernaux (Bur)
traduzione di Idolina Landolfi
È solo uno scherzo. Per quest’estate sconsiglio di leggere l’unico titolo di Annie Ernaux non pubblicato da L’Orma, ovvero Passione semplice, tradotto da Idolina Landolfi. Per scoprire la nuova edizione, con lo stesso titolo, ma con la traduzione della “voce” italiana per eccellenza del premio Nobel, quella di Lorenzo Flabbi. È l’occasione per scoprire la nuova collana Bur dedicata alle eccellenze letterarie del catalogo. P. S. Idolina Landolfi, naturalmente, è una traduttrice impareggiabile. (Giosuè Colomba)


“Nudi e crudi” di Alan Bennet (Adelphi)
traduzione di Giulia Arborio Mella e Claudia Valeria Letizia
Quando arrivano le tanto attese ferie e si preparano le valigie si tende a confinare in un angolo poco frequentato della mente una delle più grandi paure, un evento che statisticamente colpisce in misura più rilevante durante la canicola estiva che nei mesi di fervente operosità quotidiana, favorito dallo spopolarsi delle città. Mi riferisco al furto d’appartamento. È quello che accade ai coniugi Ransome, una pedante coppia londinese di mezza età che – una sera qualunque – dopo avere assistito a teatro all’opera “Così fan tutte”, rientrando trova la casa completamente svaligiata, nel senso di “integralmente vuota”, senza neppure più un mobile o un qualunque oggetto di arredamento o abbigliamento. Neppure un calzino spaiato. All’iniziale sconcerto si associa ben presto un senso di strisciante sgomento e di sospetto nei confronti del prossimo. Chi può essere così malvagio da cancellare ogni traccia della nostra presenza nel mondo? Conosciamo veramente chi abita a una porta di distanza da noi? Meglio non porsi queste domande, rimanere nel dubbio mentre stazioniamo sotto l’ombrellone, forse. (Sabrina Colombo)

“Atto d’amore” di Joe R. Lansdale (Einaudi)
traduzione di Giancarlo Carlotti
Per molti lettori l’estate è sinonimo di thriller: che sia un giallo, un noir, un poliziesco, per ogni vicino di ombrellone alle prese con la settimana enigmistica ce ne sarà almeno uno intento a risolvere qualche caso di omicidio o sparizione. Che siate o meno amanti del genere ecco uno sconsiglio che potrebbe tornarvi utile nella scelta del libro da portare al mare con voi.
Atto d’amore è un classico giallo ambientato nella periferia americana con protagonisti la tipica coppia di “piedipiatti” (cito dal testo) uno bianco e uno nero, grandi amici che si rimbrottano a suon di teneri insulti razziali, uno single l’altro felicemente sposato. In breve, un minestrone di cliché tipici del più banale poliziesco, condito con una violenza commerciale descritta nei minimi dettagli (sbudellamenti e sangue a non finire).
La storia è trainata unicamente dal primitivo istinto della natura umana di voler soddisfare la curiosità di scoprire l’assassino.
Per dare all’autore il beneficio del dubbio, bisogna tenere in considerazione che questo è il primo di una prolifica serie di altri libri, quindi il consiglio dello sconsiglio è: provate con altro! (Manuela D’Angelo)

“Le sette morti di Evelyn Hardcastle” di Stuart Turton (Neri Pozza)
traduzione di Federica Oddera
Serve una certa dose di perseveranza e concentrazione per portare a termine la lettura di questo grande rompicapo (eccessivamente cervellotico). Se siete alla ricerca di una trama leggera e scorrevole, di una lettura non faticosa e di personaggi ben caratterizzati non è questo il libro da leggere sotto l’ombrellone. (Cristina De Santis)

“Il defunto odiava i pettegolezzi” di Serena Vitale (Adelphi)
Non tragga in inganno lo splendido titolo del libro. Il romanzo risulta pretenzioso, a tratti cerebrale, di difficile comprensione se non si ha una conoscenza di base della vicenda narrata. Eppure il personaggio sul quale ruota l’arzigogolata storia (il giovane e popolarissimo poeta russo Vladimir Majakovskji, simbolo dell’utopia rivoluzionaria) prometteva bene. Peccato. (Giovanni Di Marco)

“L’amante” di Marguerite Duras (Feltrinelli)
traduzione di Leonella Prato Caruso
Bruciano le pagine e non per il caldo estivo. L’amante di Marguerite Duras nella sua edizione Feltrinelli si legge in fretta, e non solo per la penna della sua autrice. Una storia d’amore ai limiti dello scandalo che molto fa riflettere sull’importanza del sistema famiglia, una storia di relazioni che puzzano di colonialismo, patriarcato e costrizioni sociali, L’amante non è una lettura da affrontare in mezzo alla gente, tra un lettino e un ombrellone. Altamente sconsigliato perché è facile arrossire mentre i corpi dei protagonisti si esplorano e si avvinghiano. (Chiara Ferrara)

“Il senso di Smilla per la neve” di Peter Hoeg (Mondadori)
traduzione di Bruno Berni
Che fine ha fatto il danese Peter Hoeg? Negli anni Novanta hanno spacciato i suoi libri per bestseller, buoni per la spiaggia; volumi che hanno venduto relativamente. È trascorso tanto tempo, è ora di riprenderli e apprezzarne lo spessore letterario: I quasi adatti, La storia dei sogni danesi, e il più famoso Il senso di Smilla per la neve, non sembrano scritti dalla stessa mano. Ottimo segno. Con tutta quella neve sconsiglio questo romanzo a chi, d’estate o anche in altre stagioni, cerca letture scontate, stereotipate, in serie, in cui i personaggi sono caricature e i dialoghi sono inverosimili. E, dunque, lo consiglio e consiglio anche gli altri due. (Salvatore Lo Iacono)

“L’ora di greco” di Han Kang (Adelphi)
traduzione di Lia Iovenitti
“L’ora di greco” di Han Kang, è un romanzo interessante e coinvolgente nel suo intreccio e nel suo valore etico-morale. Esso propone al lettore la storia di una donna muta e di un uomo cieco che trovano nell’amore un’intimità attraverso la quale condividere anche i mali che li affliggono. Tuttavia la tecnica narrativa che propone un narratore ora in posizione omodiegetica, ora eterodiegetica, devia talvolta il lettore da una comprensione immediata del testo. (Francesca Luzzio)

“Malanima” di Rosita Manuguerra (Feltrinelli)
Sia detto senza rancore e col massimo rispetto per chi scrive e chi lavora, ma di questo tipo di Sicilia (con Aurora Tamigio e Giuseppina Torregrossa), in questo catalogo Feltrinelli, mi sarei un po’ scocciata. (Vicky Maniero)

“Orbital” di Samantha Harvey (NN)
traduzione di Gioia Guerzoni
A volte tocca essere voce fuori dal coro. Lo faccio, qui, infilando sotto al copricostume il cilicio di ordinanza, per espiare il castigo a cui tutti gli estimatori di Orbital, romanzo di Samantha Harvey edito da NN, di certo mi condanneranno. Pur tenendo in massima considerazione i prestigiosi premi di cui è stato insignito, Booker Prize e Hawthornden Prize, pur rispettando i pareri favorevoli unanimemente espressi da critici e lettori e, infine, pur tenendo conto della qualità della scrittura e della suggestione lanciata da Harvey, «a me ‘o presepio nun me piace». Nonostante sia appassionata di fantascienza, o forse perché lo sono, questa avventura spaziale non mi ha incuriosito. Ho patito le descrizioni orbitali, ripetitive ed estenuanti e ho sofferto la dimensione della narrazione. Poetica, l’aggettivo utilizzato dai più per descriverla. Ho riflettuto a lungo sul punto e vi ho trovato la chiave di lettura della mia freddezza. La «scrittura poetica» lascia molti spazi alla sensibilità del lettore, chiamato a colmare il non detto dall’autore. Deduco che, per mio limite, il non detto di Orbital invece di proiettarmi nell’infinito dell’universo, mi ha inchiodato al finito claustrofobico della navicella spaziale. (Antonietta Molvetti)

“Turbolenza” di David Szalay (Adelphi)
traduzione di Anna Rusconi
Hai letto Goodbye Hotel (qui) tra una spiaggia e un mojito, ma ora stai per tornare a casa. Hai il volo domani mattina. Sei in aeroporto.
L’altro libro che che hai portato in valigia ti torna in mano proprio ora…Turbolenza di David Szalay.
All’inizio ti sembra un libro rarefatto, quasi evanescente. Brevi racconti. Passaggi di vita tra un aeroporto e l’altro. Ma poi ti accorgi che Turbolenza (ne abbiamo scritto qui) è molto più di così. È una rotta. Un giro del mondo. Un cerchio che si chiude.
Il primo racconto si apre a Londra: un uomo in volo verso Madrid, piccolo dettaglio di una vita spezzata. Poi il libro si muove – come un aereo che cambia fuso orario – da Madrid a Dakar, da San Paolo a Toronto, da Delhi a Doha, seguendo di volta in volta un nuovo personaggio, spesso connesso appena con il precedente: un parente, un passeggero accanto, una semplice coincidenza.
Ma alla fine, incredibilmente, si torna proprio a Londra. Al punto di partenza. E si capisce che quel viaggio non era fatto solo di scali geografici, ma di vite incrociate. Il mondo, nella sua turbolenza, gira e si chiude su se stesso. E noi, come lettori, siamo cambiati: con un bagaglio più pesante, fatto di dolore, di ironia sottile, di domande lasciate a metà.
Racconti perfetti per la cabina depressurizzata, non da sdraio e da relax vacanziera. (Patrizia Picierro)

“American dad” di Tama Janowitz (Cantoni)
traduzione di Sara Cantoni
Premettendo che l’operazione della nuova casa editrice Cantoni è più che lodevole, per l’idea alta di pubblicare libri letterari, per le scelte nette e fuori dal coro, però. Almeno due però. American dad di Tama Janowitz (autrice mitica, qui abbiamo scritto del suo Schiavi di New York) è una vera delusione, inizia benino, ma si perde alla distanza, proseguendo sempre più farraginoso e confuso, con figure improponibili. Secondo però, la cura editoriale è insufficiente, troppi refusi. L’arte editoriale è fra le più difficili. Poche righe, in questa serie di “non consigli”, che siano anche, in qualche modo, di incoraggiamento. (Micol Treves)

Seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads e YouTube. Grazie


Evviva il coraggio di stroncare( anche in modo assai soft)!
Finalmente qualcuno/a che dice, chiaro e tondo, che Caro figlio non è uno scrittore,forse un magistrato,un tempo.
Brava la redazione tutta.
nulla di personale contro l’autore, sono solo le nostre opinioni, siamo certi che ce ne sono tante contrarie a quello che noi sosteniamo, a quello che ci piace leggere e a quello di cui scriviamo: sopravviveremo tutti, a cominciare da Carofiglio
Non credo nei “libri da ombrellone”.
L’idea che esistano letture stagionalmente appropriate — come se il caldo ci rendesse incapaci di pensiero profondo — è una semplificazione arbitraria, spesso più figlia del marketing che del rispetto per la pluralità dei lettori.
Leggendo le recensioni dei testi sconsigliati, si percepisce una distinzione forzata tra tempo libero e profondità, tra estate e pensiero.
Ma chi ha stabilito che sotto l’ombrellone si debba leggere solo evasione?
E poi: cos’è davvero evasione?
Per qualcuno è un giallo veloce, per altri una storia d’amore, per altri ancora immergersi in Duras, Dostoevskij o in un saggio sull’inconscio.
Evasione è ciò che ci sposta altrove — e quell’“altrove” è diverso per ciascuno.
Perfino i finali aperti, come quelli di Calvino, vengono sconsigliati perché “d’estate serve qualcosa che si chiuda”.
Ma nel tempo sospeso dell’estate, non è forse proprio lì che ci piace restare? Nel possibile, nel sogno, nel non definito?
D’estate non è bandito il pensiero: è liberato.
Molti di quei “non consigli” sembrano dire, in fondo: io, personalmente, non ho voglia di leggerlo in spiaggia — che è legittimo, ma non può diventare norma universale.
Io, in estate, leggo ciò che desidero: romanzi, saggi, classici, scritture scandalose o necessarie.
Non è il sole a decidere cosa posso capire.
È il mio desiderio.
È la mia libertà.
bella riflessione, grazie per averci scritto e buona estate