L’ennesima sfida di Vanni Santoni, sentimenti e criptovalute

La complessità e le contraddizioni del mondo contemporaneo tra le spire del turbocapitalismo, ma anche la speranza di cambiare il mondo, sono incarnate a vario titolo nei quattro protagonisti e nei luoghi de “Il detective sonnambulo”, appassionante e ambizioso romanzo di Vanni Santoni. Libro visionario e vorticoso, carico di pessimismo ma anche di ironia… 

Non è il talento, o l’intelligenza: non c’entrano proprio, visto quanto si rifiuta di metterli a frutto. Anzi! Più la si esorta, meno lo fa. Anche per questo è speciale. Da un lato è entusiasta, generosa, vulnerabile. Si dona in pieno: quanti lo fanno? Ma subito dietro, vi è in lei un’irriducibilità, un’alterigia irrazionale, eppure concreta, che ti fa venir voglia, quasi ti chiede, t’impone, di dimostrarle di essere alla sua altezza.

L’incontro e l’amore fatale per una donna fulva, dalle tante vite e dalle sparizioni facili, la francese Johanna Ottolenghi, dà il là a un romanzo traboccante di storie e di idee, vorticoso e visionario, uno dei più appassionanti della stagione, scritto da quello che può considerarsi un infaticabile soldato delle lettere, Vanni Santoni, votato come pochi alla scrittura e alla divulgazione letteraria, in modo appassionato e pressocché indistintamente per le proprie opere e per quelle altrui, alcune delle quali, specie straniere, che in certi casi a contribuito a imporre nel panorama italico, o almeno ad avere delle chance.

Il boom del denaro virtuale

A innamorarsi di Johanna inizialmente è Martin Suckert, italiano, universitario mai laureato, sognatore incallito, tanto da condurre una vita quasi bohemien in una Parigi enigmatica ma meno romantica di quanto si possa immaginare, sempre più esclusiva e costosa, ma da… squattrinato. Loro due, la prima, aspirante artista, in fuga (un po’ come la niña mala di Vargas Llosa) e il secondo a inseguirla, sono la metà dei quattro “punti cardinali” di un romanzo di ampio respiro, internazionale, e non solo per i luoghi (da Santiago del Cile a Venezia, da Davos a Berlino, al deserto di Atacama…) in cui è ambientato: Il detective sonnambulo (347 pagine, 19,50 euro) è il titolo scelto da Vanni Santoni, per questo libro pubblicato da Mondadori; un titolo riferito proprio alle disavventure per il mondo di Martino (voce narrante, cosciente dell’inizio, dello sviluppo e della fine della vicenda), che incrocerà la strada di altri due “punti cardinali”, il primo Manfredi Contini della Torre (non le sue vere generalità…), in un certo senso aspirante filantropo e mecenate da progetti eccentrici, ricchissimo («Tutta la mia vita, oggi, si fonda sul cercare di fare qualcosa, o meglio di fare la cosa più giusta, con questi soldi») grazie al primo boom delle monete virtuali, quello risalente ai primi anni Dieci del Duemila, quando in tanti guardavano alle valute digitali con scetticismo, relegandolo ai margini del sistema finanziario, un esperimento e nulla più. La storia, invece, ha dimostrato che il mondo delle criptovalute possa riservare sorprese straordinarie, in chiave positiva e anche negativa. La quarta protagonista è Tanya, leader di un gruppo anarchico-ambientalista, militante dai modi spicci, incinta, un’attivista più a suo agio con la pratica piuttosto che con la teoria. Quattro individui immersi in fenomeni storici super contemporanei, alle prese con conflitti sociali, con cambiamenti climatici, con psichedelici e sostanze, con festival e manifestazioni, con l’arte contemporanea, con le metamorfosi di alcune capitali del mondo (come Berlino), con le più imprevedibili regole dell’attrazione, che finiscono per accendersi tra Martino, Johanna, Manfredi e Tanya. L’ambizione di Vanni Santoni sembra quella di abbracciare, con competenza, lucidità e passioni, tanti temi di grande attualità, cavalcando vari generi narrativi, pescandone di ibridi dal cilindro.

Sperequazioni sociali e figure tormentate

Molto interessanti sono anche le dinamiche private dei personaggi, le tensioni e le gelosie, e la messa in scena precisa e spietata del turbocapitalismo che sta soffocando grandi aree del mondo, oltre a una riflessione amara sulle oceaniche sperequazioni sociali, e il sogno di migliorare il mondo. Crisi dei sentimenti parallele a crisi dell’economia. Vanni Santoni è fra quelli che provano a tirare fuori dalle secche della provincia la narrativa italiana, riuscendo anche a scrivere un libro, dall’anima postmoderna, che parte sulle ali del realismo, per atterrare dalle parti del simbolico e dell’onirico, attraverso figure tormentate, impotenti, frustrate. Si muove in territori non così tanto battuti, oggi in Italia, e pertanto si prende qualche rischio. I risultati sono molto più che pregevoli in questo rocambolesco e riuscito Il detective sonnambulo, come già ne La verità su tutto (ne abbiamo scritto qui) e ne I fratelli Michelangelo. Merito anche di più di uno spaccato da commedia che “alleggerisce” i toni e strappa sorrisi. Promossa la scrittura che fila rapida, disinvolta e vivace – debitrice, in modo esplicito, di cinema e manga – che non teme termini specifici, per esempio legati all’universo economico, e s’avvale di parole in varie lingue straniere.

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