Un breve racconto si fa acuta riflessione sulla letteratura, grazie a due interlocutori d’eccezione, come Sciascia e Pasolini. In “Quartiere Libertà” Giorgio Vasta racconta il suo incontro immaginario con le due coscienze critiche di un’Italia che fu…
Minimum Fax, Fandango, Laterza, Einaudi, Tunué, Quodlibet, Humboldt, Casagrande, Glifo, Oligo. Giorgio Vasta da parecchi anni si diverte a disseminare la propria produzione nei cataloghi di tanti editori e, in attesa, del suo undicesimo “matrimonio” – con la pubblicazione di un nuovo vasto romanzo per Sellerio, che dovrebbe anche riproporre il suo notevolissimo esordio, Il tempo materiale (anticipazioni che aveva fatto lo stesso Giorgio Vasta in questa videointervista) – chi ha voglia di deliziarsi con l’ultima scheggia dello scrittore palermitano deve procurarsi Quartiere Libertà (57 pagine, 13 euro), contributo a una collana dell’editore Oligo, Ronzinante (un altro tassello è Acqua chiusa di Dario Voltolini, di cui abbiamo scritto qui), che si propone di raccontare e di disegnare luoghi; in questo caso le illustrazioni sono di Giulio Girondi. Un libro nato come discorso e che è arricchito dalla postfazione di Andrea Cortellessa.
Il calcio e un incrocio…
Simpaticamente si potrebbe dire che grazie a questo volumetto si scopre che Giorgio Vasta da ragazzino giocava a pallone e che, adesso, segue semifinali di Champions League di calcio trasmesse in tv. Non l’avremmo mai detto. Scherzi a parte. Un momento e uno spazio comunissimo nella sua quotidianità, uno scorcio di Palermo non lontano dalle strade in cui è cresciuto (e che, in qualche modo, ha raccontato in almeno un altro paio di libri), sono l’occasione per dialogare con due grandi scrittori del passato, coscienze critiche, Leonardo Sciascia e Pier Paolo Pasolini, «due logici acuminati che dialogano formando il pensiero», “incontrati” in due diverse occasioni, e poi ancora assieme. In Quartiere Libertà l’io narrante sta a lungo fermo a un incrocio, a bordo di uno scooter. È notte e davanti a un semaforo rosso gli “fanno visita” lo scrittore di Racalmuto e quello di Casarsa.
La visione
… come chiunque, anche io sono molteplice perché sono fatto delle voci di chi ho letto.
Il risultato è, attraverso un immaginario, quasi surreale, dialogo, il dispiegarsi di un’acuta riflessione sulla letteratura, che va oltre il senso pratico e approda al senso etico, quello che «se non si vede niente, se non si vede nessuno, esita, dubita, attendi». Con la lucidità di sempre Giorgio Vasta ragiona su quel che è visione, su quel che si fa letteratura. Gli bastano una manciata di pagine, due giganti come co-protagonisti e qualche pallone arroccato (fenomenale aggettivo palermitano, il cui significato Cortellessa intuisce nella sua postfazione, sebbene poi arrivi a Conrad e Kafka…).
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