Affetti, geografie, dettagli ne “Il canto silenzioso degli amici” di Andrea Di Consoli, ora diario, ora confessione. Pagine che mostrano un ecosistema emozionale, oltre alla complessità e al mistero della vita…
Tante voci, mai monocorde, prive di allineamento, ciascuna gravida e foriera di riflessioni, ricordi, paure, speranze. È l’universo corale de Il canto silenzioso degli amici (216 pagine, 18 euro) di Andrea Di Consoli, edito da Rubettino, un libro delicato in cui l’autore, ferocemente ancorato ai suoi affetti, alle perimetrie geografiche del suo cammino ed al suo stesso corpo quale strumento di indagine e di misurazione del tempo, edifica un osservatorio malinconico e spesso spietato sulla realtà, volgendo lo sguardo ora ai dettagli più insignificanti della vita ora a quelli più trascendentali, ai quali l’uomo sembra essere naturalmente orientato, scovando in entrambi tracce degli uni e degli altri, dentro un abbraccio mortale che disvela tutta la complessità e il mistero dell’esistenza.
Poesia e prosa
A tratti uno stile confessionale, a tratti un diario che si tramuta in una sorta di viaggio intimistico dove prosa e poesia si alternano senza prevalere l’una sull’altra, ma cercando una giusta alchimia nelle parole ricercate – mai abusate, sempre ponderate – capaci di rendere la lettura una esperienza di impossibile spiegazione.
La caducità del Creato
Bisogna infatti perdersi nelle pagine di questo testo che attraversa l’Italia, perfora gli anni, riporta in vita sprazzi di vita propria e altrui – nei quali gli amori, le amicizie, i ripianti, gli attimi di semplice e irrecuperabile quotidianità evolvono in straziante protagonismo – per capire fino in fondo la portata e la grammatura di questo autore. Del suo vissuto, del suo ecosistema emozionale. Che ci riconduce, inevitabilmente, agli albori del nostro essere nel quale uno sguardo, un profumo, un luogo d’infanzia possono istruirci sulla bellezza del Creato. E sulla sua inevitabile e tragica caducità.

