Alessandro Locatelli, il rovescio della vita e il dono della poesia

Torna Alessandro Locatelli con la sua ironica soavità. In “Non ricordo” sembra dirci che restano a galla, più che le cose importanti, l’ago e il filo del desiderio, che ricamano sogni, incubi, fascinazioni…

«Non ricordo se ho fatto nascere per primo l’uovo o la gallina». La memoria è la prova provata, schiacciante di ciò che abbiamo vissuto, l’implacabile discrimine tra realtà biografica e immaginazione. Quando questo confine si fa labile fino a dileguarsi, quando, cioè, non riusciamo a ricordare, le due dimensioni si fondono e confondono. Ciò che crediamo di ricordare nitidamente potremmo benissimo averlo intensamente e ripetutamente fantasticato, e viceversa.

La vita come gruviera

In tempi di memoria social sempre più corta e Alzheimer precoci, Non ricordo (66 pagine, 14 euro) di Alessandro Locatelli – pubblicato da Robin edizioni – “non” ci racconta la vita di tanti personaggi che si affastellano sull’orlo di un vuoto di memoria. Ci corrono intorno, chi disperatamente, chi con rassegnazione, chi da incosciente, chi maniacalmente, chi con allegria. Attraverso questa ostinata non-narrazione, questa idea della vita (e della letteratura) come gruviera (ovvero la sostanza quaglia, se quaglia, attorno a un buco) Locatelli, con la sua ironica soavità, con la levità inintellettuale del poeta, compie un’operazione particolare: narra la vita dal suo rovescio, un po’ come provare a descrivere un maglione rivoltandolo.

La sorridente nostalgia di vivere

Accade così che le cose cosiddette importanti (amori, figli, tronfi, fallimenti, gesta, reati, persino il nome di battesimo della propria moglie) si dissolvano nel fiume dell’oblio e a restare a galla sia ciò che hanno lasciato: il desiderio di sé, che continua, che siano state vissute oppure no. Il rovescio della vita, trama e ordito, non è altro: ago e filo del desiderio che entra ed esce dalla realtà ricamando sogni, incubi, fascinazioni. Non è altro, forse, la poesia. E con la penna intinta nella sorridente nostalgia di vivere, con la capacità di tratteggiare l’esistente e il suo contrario per schizzi ora comici, ora quotidiani, ora surreali, con il sapiente montaggio dei frammenti in una corale di echi e dissonanze, Alessandro Locatelli conferma quel suo dono naturale di farla, la poesia.

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