Andrea Romano, un femminicidio cicatrice nella memoria familiare

Scava nei dolori della propria famiglia, ricostruendo l’omicidio della prima moglie del padre, Andrea Romano in “Sangue. Storia di Anna”. Un delitto risalente al 1976, ricostruito con passione e partecipazione, alternando prosa poetica e scrittura cruda, duellando con il male, provando a trasformare la sofferenza…

Ci vuole fegato per dar vita a un nuovo marchio editoriale, in Italia nel 2025. Con Ubagu Press le case editrici 66thand2nd e Nottetempo scommettono sugli «ampi territori dei generi giallo, noir, thriller e true crime». Ci vuole fegato e cuore per scrivere Sangue. Storia di Anna (180 pagine, 15,50 euro), romanzo del giornalista Andrea Romano, che ha attinto con coraggio alla propria storia familiare, per costruire un libro che fa i conti con il dolore, con una verità scoperta da bambino e poi metabolizzata lentamente, fino a trasformare la sofferenza in pensieri, frasi, capitoli, la storia di un femminicidio, quello della prima moglie del padre dell’autore. Mistero nel mistero: la nascita di Andrea Romano indirettamente era stata favorito da un atroce delitto, commesso a Tarquinia nel 1976, da quello che era poco più di un ragazzo, Stefano Mecarini, ragazzo problematico, «un povero diavolo», incaricato quasi per caso d’aiutare la donna in un veloce trasloco.

Un crimine sbiadito nel tempo

Quel crimine e la sua eco mediatica erano durati poco. Il colpevole se la cavò con una pena tutt’altro che lunga. La morte violenta di Anna Francia – la cui foto capeggiava sul pianoforte di casa, ricorda l’autore in avvio di romanzo – che Stefano aveva provato a violentare, sbiadì nella sua dimensione pubblica, ma ha continuato a farsi largo in una famiglia, la nuova famiglia, che di lì a poco avrebbe perso il padre, diplomatico che aveva perso la vita nel corso di un viaggio all’estero. Far rivivere, attraverso un libro, la sua prima moglie è probabilmente il passaggio cruciale di una costruzione e definizione dell’identità dello stesso Andrea Romano, che si è immerso nelle foto e negli articoli d’epoca (molto lontani dalla deontologia e dalle regole del presente), nelle carte del processo.

⁠Sincero, avvincente, antiretorico

Il risultato, niente affatto scontato, carico di sincerità, è una cicatrice nella memoria accompagnata dai silenzi di tanti dei componenti della famiglia. Alternando prosa poetica e scrittura cruda, Andrea Romano ci consegna una figura femminile struggente, madre di due bimbi che saranno suoi fratelli, e un’encomiabile ricerca della verità, di quella tragedia senza la quale non sarebbe venuto al mondo. C’è un duello con il male in un episodio, la storia di un «annichilimento», trasformato in qualche breve di giornale: difficile trovare il sole nella pioggia, in una vicenda del genere, raccontata in modo avvincente (interessanti i cambi di prospettiva), con partecipazione umana totale, ma senza retorica.

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