Carmela Scotti, nelle menti degli angeli dormienti

Nel romanzo “I bambini dormono ancora” Carmela Scotti racconta come alcuni piccoli si “separino” dal mondo, addormentandosi in seguito a traumi, violenze, fughe. È la cosiddetta “sindrome della rassegnazione”, piuttosto diffusa in Svezia, specie tra le famiglie dei rifugiati. Accade anche ad Anja, giovanissima bielorussa, che sulla soglia dell’aldilà dialoga con altri bimbi caduti in un sonno profondo. Una storia dedicata a tutte le vittime di conflitti e abusi…

C’è un libro speciale e poetico, dalle frasi sospese e liriche, dalle storie oniriche eppure verosimili, dedicato a chi non vuole che sia rubato il futuro ai bambini, ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai piccoli amati, a quelli che se la cavano da soli, a quelli che quotidianamente lottano per la sopravvivenza, travolti da guerre, violenze, abusi, traumi. C’è una misteriosa sindrome, piuttosto diffusa e nota in Svezia, che – soprattutto negli anni Novanta – colpiva spesso figli di migranti, espatriati forzatamente, in fuga da conflitti e sofferenze, che in qualche modo si “separano” dal mondo. C’è una scrittrice di grande talento, non avvezza a consorterie letterarie, a vetrine e ribalte, che – rivelatasi nel grembo fecondo del premio Calvino – si è rimessa in gioco con un volume apparentemente distante da quelli pubblicati finora (per Garzanti, sigla di un grande gruppo editoriale), e ha sposato un progetto editoriale indipendente, di grande qualità, non smettendo di scrivere, di credere al potere delle storie, di esplorare strade, ostinatamente.

Vittime di guerre ed esodi forzati

Per una bambina, la bruma del lago di un paese sconosciuto equivale alla fine del mondo. Anja sente che tutto sta per finite, sprofondato in una vampa di luce arancione che si inghiotte la strada e le betulle bianche, i bucaneve, gli arbusti spettinati dal vento. Sparisce l’acqua e anche il cielo col suo manto di stelle vanesie, si dissolvono le pietre e le radici, svanisce persino il pensiero di tutte le cose che non ha mai conosciuto e che da sempre ha desiderato vedere.

Carmela Scotti, siciliana finita al nord, ha pubblicato I bambini dormono ancora (267 pagine, 19 euro) per la collana Selvatica delle edizioni Wudz. Una delle protagoniste, Anja, di 8 anni, cade in un sonno profondo, quasi l’avverarsi di un suo desiderio nel bel mezzo di una vita troppo difficile per una piccola della sua età. E quando la madre Diana, che è anche incinta, («Credo di averlo amato ma non come avrebbe meritato. Forse amare qualcuno significa non conoscerlo del tutto, e il mio Yuri non è uomo di misteri. È un libro aperto») si inabissa volontariamente in un lago, per la figlia scocca l’ora di un black-out interiore ed esteriore. È vittima, come tanti altri suoi coetanei della cosiddetta “sindrome della rassegnazione”: una condizione catatonica, simile al coma, senza danni cerebrali o cardiaci, ma che costringe a letto, ad essere alimentati artificialmente; un problema che nella stragrande maggioranza dei casi riguarda bimbi vittime di guerre, di esodi forzati, che hanno assistito a violenze inaudite, che convivono con le bombe e il terrore. Anja – personaggio di fantasia ma più che verosimile – ha seguito in Svezia la madre e il padre, quest’ultimo oppositore del regime bielorusso.

Un limbo di speranza, un padre che racconta

Anja non è il solo personaggio centrale de I bambini dormono ancora. Carmela Scotti imbastisce più di una storia (c’è il dodicenne Birka, zoppo per una scheggia finita in una gamba, c’è la siriana Waafa, c’è l’ucraina Polina, c’è l’italiano Sergio, e altri morti fra le fiamme, annegati o nel deserto…) e immagina che i piccoli assuefatti al sonno come rifugio ai mali del mondo, dialoghino fra loro, cercando ragioni per tornare a vivere, sulla soglia dell’aldilà, non lontani da un fiume della morte, dove per «uno scherzo di cattivo gusto o per la tendenza del destino al paradosso, ogni morto tiene per mano il suo assassino…». È un limbo di speranza, questo immaginato dall’autrice siciliana, che racconta lo stato di sospensione di alcuni piccoli angeli, e l’enorme compito di Yuri, padre di Anja, un sopravvissuto che prova a stabilire un contatto con la figlioletta, a raccontare di sé a un’ombra che il sonno sta proteggendo. Le racconta di tutto, degli astri, delle radiazioni di Chernobyl, le legge Edgar Allan Poe.

Devi avere pazienza con me, una pazienza infinita, devo imparare, ripensarti piccola, capire di cosa hai bisogno, cosa fare per non danneggiarti, ora che il sonno ti rende così fragile.

Una storia che nessuno ascolta

Quest’inno ai diritti dei bambini, al diritto alla felicità, in particolar modo, non si dimentica facilmente. Carmela Scotti, in queste pagine, ha messo molto più dell’abilità narrativa, di una sintassi sciolta, di un lessico ricco, ha dato forma e direzione a una di quelle storie che nessuno ascolta, ha indicato la strada per provare a preservare l’umanità in ognuno di noi, per provare a dar vita a un mondo in cui ci sia qualcosa per cui valga la pena imparare, credere, desiderare, vivere.

P.S. Carmela Scotti, con Lupi (parola che fra l’altro ricorre molto spesso ne I bambini dormono ancora) è in finale al premio Neri Pozza, tra i sei che si contendono la vittoria di questo concorso per opere inedite. In bocca al lupo per il prossimo ottobre.

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