A.K. Blakemore, la fame atavica dell’amore mai ricevuto…

Con “L’insaziabile” A.K. Blakemore ripropone la mitica storia – fatta di gloria e miseria – di un uomo dall’appetito pantagruelico nella Francia di fine Settecento. Un personaggio che può ricordare il protagonista de “Il profumo” di Patrick Süskind e dietro cui si possono immaginare anche le richieste di cibo e giustizia delle fasce più bisognose della società…

Dopo l’uscita nel 2023 del suo romanzo d’esordio Le streghe di Manningtree, A.K. Blakemore torna a stupire i suoi lettori con L’insaziabile (331 pagine, 18.50 euro), romanzo edito da Fazi e tradotto da Velia Februari. L’autrice trae spunto dalle vicende di un uomo francese realmente esistito di nome Tarare, colpito da un appetito pantagruelico che lo tormenterà fino alla fine dei suoi giorni. Pierre-François Percy scrisse di questi straordinari eventi nel suo trattato del 1804 Mémoire sur la polyphagie, alcuni anni dopo il presunto decesso dell’uomo, avvenuto nel 1798.

Tarare, uomo o bestia?

È il settembre 1798, o meglio siamo nel mese di Vendémiaire anno VII (secondo il calendario rivoluzionario francese), e un inquietante personaggio di aspetto miserevole giace morente in un ospizio a Versailles dopo aver ingerito, tutta intera, una forchetta d’oro. Legato e costantemente sorvegliato, è accudito da una giovane suora, alla quale racconta la storia dalla sua vita: lui è Tarare, ha 26 anni ed ha fame, costantemente, di tutto. Nato nella Francia rurale nell’anno 1772, orfano di padre, Tarare è un ragazzo dolce e ingenuo contraddistinto da una natura gentile, la cui innocenza verrà presto contaminata e irrevocabilmente cambiata dalla violenza: ferito quasi a morte e abbandonato dal patrigno contrabbandiere, riesce a sopravvivere ma qualcosa in lui cambia, si scatena un appetito insaziabile che lo perseguiterà senza tregua.

L’unica cosa a cui pensa è la fame. La fame al mattino la fame alla sera la fame che lo sveglia di notte la fame su cui inciampa come una pietra smossa la fame che porta sulle spalle come una lettiga la fame amara la fame dolce […] Come domarla, se non può saziarla?

Il redivivo Tarare, l’uomo senza fondo, la Bestia, l’Ercole insaziabile, inizia a peregrinare disperatamente attraverso la Francia, affamato e solo al mondo, e dapprima si unisce ad una combriccola di ladri e prostitute, amorali, liberi e sprezzanti della legge, i quali trasformeranno la sua terribile fame in un’opportunità di guadagno, incoraggiandolo a mangiare oggetti sempre più grotteschi. La storia prosegue, e Tarare giunto a Parigi si aggrega alle truppe rivoluzionarie, seppur privo di qualsiasi ideale, spinto unicamente dal desiderio di essere nutrito e placare così il suo tormento.

Non solo un romanzo storico

Finalista al Dylan Thomas Prize, L’insaziabile è un romanzo in cui l’autrice, che si basa su fatti storici reali, non rappresenta solo la realtà, ma va oltre, cercando di offrire «la più credibile e avvincente riproposizione di un mito». La finzione e il reale si mischiano, i dettagli si intrecciano in una storia suggestiva che sconvolge, disgusta, ma intrattiene i lettori. L’intera vicenda si svolge nella spietata Francia del XVIII secolo: dai bassifondi maleodoranti di Lione, agli ospedali di guerra e fino a Versailles, Tarare oscilla tra la miseria, la gloria e l’orrore e dietro l’insaziabile fame del protagonista si celano le richieste incessanti delle sottoclassi affamate costrette per disperazione a ricorrere a mezzi non etici per placare la fame.

La straordinarietà di Tarare può ricordare sotto alcuni aspetti il protagonista de Il Profumo di Patrick Süskind, Jean Baptiste Grenouille, una delle più folli figure della Francia del XVIII secolo, nato tra i rifiuti di Parigi da una madre pescivendola che lo rifiuta, cresciuto tra miseria e povertà ma con un dono unico al mondo: un olfatto finissimo fuori dal comune. La sua ossessione per i profumi lo spingerà sull’orlo della follia, costringendolo a commettere delle atrocità inimmaginabili. I due protagonisti, entrambi diversi, entrambi emarginati, si trasformano lentamente in mostri nel mero tentativo di riempire la voragine che li sta consumando. Due romanzi ammalianti, una festa continua per i sensi, ma grotteschi e ripugnanti allo stesso tempo. Ma per Tarare proviamo un affetto particolare, suscita la nostra tenerezza e compassione, è un giovane uomo innocente la cui fame è metafora di un amore mai ricevuto e tanto ricercato, è il desiderio insostituibile della vita e di tutte le cose, grandi o piccole, che la compongono.

Forse le cose sarebbero andate in modo diverso se le sue strane peregrinazioni lo avessero condotto in un luogo di maggior tenerezza […] Era una vita che avrebbe potuto avere, se qualcuno gli avesse parlato prima dell’amore.

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Questo elemento è stato inserito in Letture e taggato .

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *