Una lettura estiva per eccellenza, un’ucronia che mette in discussione l’epilogo della seconda guerra mondiale, una terza bomba atomica degli americani che finisce nelle mani dei giapponesi. In “Daikon” Samuel Hawley costruisce un meccanismo narrativo perfetto, incastrando al suo interno anche una storia d’amore…
Di storici capaci di scrivere romanzi avvincenti, pieni di ritmo e di verve, capaci di restituire grandi o minimi avvenimenti della storia dell’umanità, in giro ce ne sono un buon numero. Alessandro Barbero è il primo che viene in mente alle nostre latitudini. D’ora in poi bisognerà tenere conto di Samuel Hawley, figlio di canadesi, nato in Corea del Sud, vissuto anche in Giappone (si è poi trasferito in Turchia), noto fin qui per essere un grande saggista, specializzato nella storia dell’estremo Oriente. La novità è che al primo tentativo di sfornare narrativa… ha fatto centro. Se cercavate un romanzone da leggere sotto l’ombrellone… l’avete trovato. L’ha scritto lui, dopo una gestazione lunga decenni, e in Italia è Silvio Berlusconi editore a pubblicarlo: primo romanzo di questa sigla del gruppo Mondadori, nata per riaffermare i principi del liberalismo.
L’ordigno intercettato e uno scienziato
«L’obiettivo primario è Hiroshima. Il secondo è Kokura. Il terzo, Nagasaki».
Il punto di partenza di Daikon (460 pagine, 22 euro), tradotto da Sara Crimi e Laura Tasso, è un’ucronia, una storia alternativa a quella ufficiale. Nel devastante epilogo della seconda guerra mondiale Samuel Hawley dà fiato ad alcune indiscrezioni, secondo cui le bombe atomiche, destinate dagli Stati Uniti all’annientamento del Giappone, sarebbero state tre e non due. Parte del carico nucleare, scoperto dai nipponici, viene recuperato dopo l’abbattimento di un B-29 americano: una bomba non sganciata, rimasta intatta e funzionante, è ritrovata da un sottoufficiale giapponese, Ryohei Yagi, e finisce rapidamente nella disponibilità del Ministero della guerra della forza imperiale. Il tenente colonello Shingen Sagara del Ministero interpella uno scienziato, Keizo Kan, affinché indaghi sull’ordigno. La moglie dello scienziato, la nippo-americana Noriko, è stata da poco arrestata e lui decide di prestarsi al compito affidatogli, per avere sue notizie.
Eventi, rischi e una coppia…
L’arma non convenzionale viene ribattezzata Daikon («Sembra un grosso ravanello daikon») e mentre Hiroshima svanisce sotto il primo attacco nucleare della storia, Samuel Hawley immagina che le autorità giapponesi provino si riorganizzino contro gli alleati, costruendo una controffensiva con la bomba che Keizo Kan, ammirato, sta studiando, decisamente sotto pressione per la sorte della moglie. Da qui in avanti la trama esplode, restando sempre convincente e coerente, con un susseguirsi di eventi al cardiopalma e intrighi, con lo scienziato giapponese dilaniato, messo alla prova, chiamato a “dar vita” al dispositivo di morte che i giapponesi hanno recuperato, lui diviso tra il desiderio di sopravvivere e la necessità di prendere decisioni. Parte pulsante del romanzo è la storia d’amore di una coppia separata, ma comunque affiatata. Keizo Kan non molla la presa, vuol sapere dove è la moglie («La nazione è in pericolo e tu cerchi di mercanteggiare!», gli viene replicato), rischiando sulla propria pelle, e non solo insulti; è un inesorabile eroe figlio della cultura del Sol Levante. Samuel Hawley ha costruito attorno a questa figura un meccanismo narrativo che è molto difficile mollare, lettura estiva per eccellenza, nel senso migliore del termine…
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