I destini femminili di Gualandris, inno alla rivoluzione delle donne

Tre donne a caccia della risoluzione del delitto di una minorenne nel romanzo di Maria Elisa Gualandris, “Solo il buio”. In prima fila una magistrata, Rosa, alle prese con pessimi ricordi, l’aggressione subita nell’attentato al Bataclan e la morte, nella stessa occasione, della sua amica. Un libro che incalza e che appare anche come un manifesto della libertà femminile…

Jasmine Faizal, dicissettenne di origini marocchine, viene trovata morta nella vasca di un vecchio lavatoio a Verbania. A indagare è Rosa Spini, giovane magistrata determinata a scoprire la verità. Ma il caso riapre una ferita profonda: la morte della sua migliore amica, Chiara, negli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. Mentre l’indagine prende piede, il clamore mediatico travolge Rosa, mettendo a nudo il suo passato e facendola finire sotto accusa. Affiancata dalla medica legale Barbara e dal giornalista Berna, Rosa dovrà confrontarsi non solo con i propri demoni interiori, ma anche con le complesse dinamiche di una comunità lacerata dalla paura e dal pregiudizio.

Dolori, misteri, ambizioni

Nel romanzo di Maria Elisa Gualandris, Solo il buio (320 pagine, 20 euro), edito da Morellini, ci sono tante storie di donne che si incontrano, si intersecano, si tagliano e si stagliano come rette su di un piano. Sono esistenze che nascondono segreti, misteri, dolori, sentimenti, desideri, aspirazioni, ambizioni. Destini che si intrecciano alla vita. Vite spezzate dal destino. Un destino spesso deviato dall’agire umano. Come per la morte di Jasmine e Chiara.
Il fulcro dell’intero romanzo è la protagonista, Rosa, una donna forgiata dalle difficoltà che ha dovuto affrontare, dai dolori e dalle perdite che ha dovuto superare, dai sensi di colpa e da quelli di inadeguatezza che derivano, per la maggiore, dalla madre. Donna forte e sicura di sé non è riuscita a trasmettere la stessa sicurezza nella figlia, che invece sembra arrancare nel tentativo di mantenere il passo. I danni emotivi sono evidenti nel comportamento come nei pensieri di Rosa. Angoscia esistenziale che si trasforma in bulimia alimentare.

I sensi di colpa

Un ulteriore e potentissimo trauma che Rosa deve affrontare è l’aggressione subita durante l’attentato al Bataclan di Parigi. Sopravvissuta si ritrova a dover convivere con i sensi di colpa per la morte della sua migliore amica. Il dover indagare sull’omicidio di Jasmine e avvicinarsi quindi alla comunità degli immigrati musulmani è una ulteriore durissima prova. Il lavoro richiede che rimanga distaccata e professionale, la mente è tormentata da emozioni e ricordi. I sentimenti contrastanti diventano pugni in faccia e allo stomaco per la giovane magistrata.
Durante le indagini per l’omicidio di Jasmine, Rosa dovrà fare i conti con i propri fantasmi ma anche con numerosi ostacoli derivanti, o comunque dipendenti, dal comportamento delle persone che la circondano, inondandola di paure e timori che in lei diventano ricordi, ingerenze che la fanno vacillare ma non cadere.

Un crimine e il filtro dei traumi

Il libro scritto da Gualandris è un noir psicologico. L’autrice lascia la protagonista indagare sul delitto ma l’intero libro sembra costruito sull’analisi della psiche della stessa Rosa. La narrazione di un crimine violento attraverso il filtro sensibile di una mente umana provata da traumi plurimi. La magistrata riesce a trovare la giusta strada per la risoluzione del caso ma questo, a tratti, sembra addirittura secondario rispetto all’indagine che l’autrice deve aver compiuto per creare il personaggio di Rosa Spini.
La paura è un’emozione. E il trauma derivante da una forte paura è una forte emozione per l’animo umano. Rosa è una traumatizzata in questo senso e, prima ancora di risolvere il delitto, deve fare i conti con il proprio essere. Sarà poi proprio la consapevolezza del delitto a porla dinanzi a delle scelte che apriranno un varco anche all’interno del proprio trauma, dentro se stessa.

Uno squarcio di determinazione

Indagando all’interno della comunità marocchina, Rosa riesce ad aprire uno squarcio anche per la comprensione del proprio trauma. Ciò naturalmente non potrà mai cambiare quanto accaduto ma la aiuterà a comprendere alcune dinamiche che le torneranno utili anche nell’indagine per l’omicidio di Jasmine. Soprattutto, l’aiuteranno a riscoprire una forza che credeva di non possedere o di non possedere più. Una determinazione che sarà determinante, per l’indagine certo ma anche per il suo essere.
A tratti, il libro di Gualandris si mostra al lettore quasi come una sorta di manifesto per la libertà femminile, in tutte le sue forme e contro tutte le forme di oppressione e limitazione. Una sorta di inno alla rivoluzione.

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