Ricordi, anche familiari, storie scovate negli archivi, ritratti di personaggi illustri lontani dall’immagine pubblica. È quello a cui ha attinto Martino Lo Cascio per scrivere “II quadrato magico”. Storie di bellezza e personaggi minimi, ma anche di “giganti” come Falcone e Borsellino, o Danilo Dolci, per rispondere con la bellezza a tanta bellezza distrutta
Prendete una porzione di Palermo e riempitela di storie direttamente dagli anni Cinquanta del secolo scorso in poi, parecchi decenni fa, un altro mondo. Prendete un quadrato che ha per angoli piazza Lolli, la stazione Notarbartolo, il carcere e il porto, e immaginate un brulicare di vicende raccontate, con arguzia e grazia. Facile a dirsi, molto meno a scriverlo. La magia, però, accade. Riesce a Martino Lo Cascio, autore non più alle prime armi, che scolpisce sulla carta l’elegia di una città speciale, nel bene e nel male. Nel cuore del suo volume, pubblicato dalla raffinata casa editrice Mesogea, c’è un capitolo (sono dodici i capitoli e ognuno corrisponde idealmente a un’edicola votiva) privatissimo, familiare, la storia d’amore d’altri tempi di Aida e Aldo (lei collega di facoltà di Giovanni Falcone, lui di classe al liceo), i genitori dello scrittore, dei suoi fratelli e sorelle. Basterebbe questo spaccato di tenera innocenza, di piccoli gesti e cose semplici, di una felicità normale per fare impallidire tanta paccottiglia sentimentale patinata e sguaiata, che non si vede più solo sulle riviste specializzate, ma rimbalza di schermo in schermo, di reality in reality, di post in reel.
L’omaggio a Enzo Sellerio
Si intitola Il quadrato magico (214 pagine, 19 euro) il volume di Martino Lo Cascio, che non rievoca soltanto le origini familiari, ma una Palermo perduta, i suoi personaggi minimi ma carichi di verità e bellezza, e altri più noti, magari solo come comparse, oppure sotto una luce che non è quella ufficiale o austera. Molto bello, ad esempio, è il capitolo dedicato a Enzo Sellerio, fotografo ed editore, coautore con la moglie del capolavoro della casa editrice omonima, figlio di un insigne fisico e di una bielorussa, conosciutisi in Germania. Con l’espediente di un immaginario incontro e l’ausilio di alcune frasi intercettate nei suoi testi, Martino Lo Cascio crea un ritratto fedele di un uomo riservato e geniale, un omaggio splendido a uno dei figli migliori di Palermo, la cui memoria non deve essere dimenticata.
La bellezza distrutta
Ricerche d’archivio e scintille di fantasia, sforzi mnemonici, e debiti di memoria con amici, e poi crasi di episodi e personaggi, magari sintetizzati in una sola figura. Nasce così questo libro che merita di essere scoperto, l’ennesimo ritratto del capoluogo siciliano, bellissimo ma in cui tanta bellezza è stata distrutta e continua a essere distrutta, un ritratto lontano da stereotipi, vicino a certe figure immense ma lontane dalla loro figura istituzionale o dall’immagine pubblica, come Paolo Borsellino (nei commossi ricordi d’infanzia del fratello Salvatore), Giovanni Falcone, Danilo Dolci e Nino Vaccarella; Martino Lo Cascio, attraverso questi uomini di buona volontà, rende un servigio colmo di poesia e onestà a un luogo in cui si combattono battaglie quotidiane contro la noncuranza, la maleducazione, l’indifferenza. È una strada in costruzione, lunghissima e lastricata di ostacoli, ma questo volume aiuta ad andare avanti…
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