Poesia e scrittura, il viaggio nella bellezza di Paolo Nori

“Chiudo la porta e urlo” di Paolo Nori andrebbe letto ovunque, il genere umano diventerebbe più gentile. Un viaggio apparentemente sfilacciato attorno alla scrittura e alla poesia di Raffaello Baldini – passando dai grandi russi – che racconta cosa significa stare al mondo scrivendo, specie con la forza della lingua reale…

Chiudo la porta e urlo (204 pagine, 19 euro), edito da Mondadori, il romanzo di Paolo Nori su Raffaello Baldini, o meglio, sulla poesia e la scrittura di Raffaello Baldini, che in sostanza — direbbe probabilmente Nori — sono tutt’uno con la sua vita e persona, è un viaggio nella Bellezza, sul senso della poesia e dello scrivere come modalità e scelta irrinunciabile di stare in questo mondo e, in ultima istanza, è un viaggio nelle passioni di Paolo Nori. Un viaggio apparentemente sfilacciato, basato su intuizioni e collegamenti che sembrano improvvisi, casuali, istantanei. Un viaggio che si potrebbe anche definire “sconclusionato”, ma che, in realtà, è un romanzo fiume generato e ben chiaro nella mente e nell’animo di Nori e, inevitabilmente, nella sua scrittura. Un memoir che si assapora e gusta tutto d’un fiato o per piccoli sorsi, un grande romanzo, giustamente candidato, in cinquina, alla finale del Premio Strega 2025.

Scrittori amati

Chiudo la porta e urlo è il terzo romanzo che Nori dedica alla scrittura degli autori (e poeti) che ama: il primo è Sanguina ancora, dedicato a Fëdor Dostoevskij e alla lettura giovanile di Delitto e castigo che segnò profondamente Nori e lo portò a leggere e amare la lingua e la letteratura russe, il secondo, Vi avverto che vivo per l’ultima volta, dedicato a Anna Achmatova e ai suo versi.
Scrittori russi e poesia sono, infatti, i perni attorno ai quali gravitano le passioni (non solo letterarie) di Paolo Nori, e in Chiudo la porta e urlo questo emerge con una naturalezza e un vigore prorompenti.

Candore e urla

Con il candore e la naïveté, che gli sono propri, in effetti Nori, nell’ultimo romanzo, parla al tempo stesso di Baldini e della sua lingua, della nonna Carmela, della maratona cui vorrebbe partecipare e per la quale ha un personal trainer, cui però “si sottrae e nega”, della poesia, di Dante e del volgare, e arriva immediato e diretto al lettore e, soprattutto, gli spiega nel modo più semplice e chiaro — quello che accomuna i “Grandi”, ovverosia coloro i quali le cose le fanno e le sentono, le hanno nel sangue, sulla pelle e nel profondo, dentro —, che cosa voglia dire stare nel mondo scrivendo, che cosa significhi e comporti scegliere e utilizzare nei propri testi una lingua parlata, concreta, quale può essere il dialetto — scelta che, prima di Baldini e altri Grandi e forse meno noti scrittori e poeti romagnoli, fece anche Dante, agli albori di quella che è la nostra storia letteraria — anziché scegliere una lingua colta e scritta, letteraria, la “lingua della grammatica”, libresca, spesso astratta e decisamente lontana dal parlato e dalla vita, dalle interazioni, cose e azioni quotidiane.
La Bellezza è tutta lì, ripete con grazia e naturalezza Nori — e un po’ anche lo urla.

Siamo ancora in tempo

Scrivere, soprattutto poesia, vuole dire fare questo: chiedere la porta e urlare, con la forza della lingua reale, le cose e le vicende del mondo, delle donne e degli uomini, imberbi, adulti, anziani, vivi o morti che siano. Scegliere la lingua viva delle persone comuni, della nonna e delle zie, ad esempio, vuole dire scrivere e fare letteratura, cioè scrivere libri belli, unico vero “compito” e scopo di chi scrive. Quasi svagato, pagina dopo pagina, Paolo Nori parla di sé, della vita, della morte e delle sue grandi passioni: la poesia, la scrittura, i libri belli. E ci conduce per mano a scoprire e ri-scoprire non solo Baldini, ma anche i grandi scrittori russi: Gogol’, Čhecov, Puškin, Tolstoj, Mandel’štam…
Chiudo la porta e urlo andrebbe letto nelle piazze, agli angoli delle strade, sui treni e gli autobus, ai bambini la sera prima del bacio della buonanotte… Forse il genere umano non diventerebbe ipso facto migliore, ma decisamente più gentile, il resto poi lo farebbero i libri, la poesia, gli scambi e le interazioni fra le persone.
Il mondo, lo salverà la bellezza scriveva qualcuno, come Paolo Nori traduce e rammenta. Prendiamoci gusto, siamo ancora in tempo (forse).

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