Robert Nathan, la purezza e l’eco lontana della guerra

Una gemma del primo Novecento statunitense è “Un amore a New York” di Robert Nathan, scrittore di famiglia ebraica amato da Fitzgerald. Un nonno, voce narrante, una nipote quindicenne, orfana, e il suo primo amore. Dinamiche semplici, che si fanno materia incandescente…

Robert Nathan è una delle più brillanti riscoperte degli ultimi anni e il merito va alle edizioni Atlantide, che da una decina d’anni hanno rilanciato alcuni suoi libri, classici fuori dal tempo, scritti anche un secolo fa, ma freschi, umani, saggi, ironici, teneri. Un autore non a caso amato da un mito, Francis Scott Fitzgerald. Americano di famiglia ebraica, formatosi anche in Svizzera, Robert Nathan è morto novantunenne nel 1985, lasciando una scia luminosa di storie e parole (prolifico come narratore, attivo come sceneggiatore a Hollywood), e varie macerie sentimentali, a giudicare dai suoi sette matrimoni. Le sue storie sono impeccabili e una robusta nicchia di lettori italiani le ha già apprezzate, da Ritratto di Jennie a Viaggio sul fiume, per dire di appena due suoi titoli. L’ultimo arrivato è Un amore a New York (136 pagine, 22 euro), tradotto da Flavia Piccinni, romanzo che merita di ampliare la platea dei suoi appassionati.

Una “cotta” e la vita

Acuto osservatore della condizione umana, Robert Nathan si affida a piccole storie che fanno breccia e hanno, potenzialmente, una risonanza ampia. Prendete un nonno, una nipote e il primo amore di quest’ultima. Sembra facile, scontato, banale, ma lo scrittore, nato a New York e morto a Los Angeles, maneggia con cura quella che nelle sua mani diventa materia incandescente, non passioni ardenti, non relazioni mirabolanti, ma la purezza.

È il tempo dell’innocenza, per il quale piangeremo più tardi; quando si vivono solo le emozioni più tenere e si godono i pensieri più nobili. Non chiediamo altro che di essere soli, di sacrificarci a un ideale, e non desideriamo nulla in cambio.

La voce narrante è quella dell’anziano critico letterario Henry Pennifer, capace di sintonizzarsi sulla linea d’onda del petto in tumulto della nipote, la quindicenne Ellen, che ha perso in un incidente entrambi i genitori, e cerca, fra vergogna e sotterfugi, di attirare l’attenzione di Eric von Siegenfels, segretario del nonno, fuggito dalla Germania nazista, in pensiero per una sorella rimasta in Europa. Una “cotta”, quella di Ellen per Eric, che per l’erudito Henry diventa occasione viva e vera per interrogarsi sulle gioie e sui dolori dell’esistenza.

Il valore aggiunto

Sembra essere lontana, sullo sfondo, la guerra, ma l’eco dello smarrimento e del dolore arriva forte e chiara in queste pagine. La scrittura elegante e classica di Nathan Robert può sembrare leggermente fuori contesto nel Novecento, ma la sua presunta inattualità è un valore aggiunto. A suo modo una storia di formazione, decisamente ancorata alla vita reale, più di molti altri libri dell’autore, Un amore a New York è una proposta di lettura sorprendente.

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