Un monito sotto forma di romanzo è “Presenti” dello spagnolo Paco Cerdà: storia della salma riesumata del leader falangista José Antonio Primo de Rivera deposta, dopo un lungo “pellegrinaggio”, all’Escorial. Un atto di supremazia alla fine della guerra civile, che fu l’inizio di un nuovo conflitto durato decenni. Senza dimenticare le voci dei vinti, prigionieri, condannati…
Leggere per ricordare, per vigilare su quel che avviene nel presente. Una marcia nera nel cuore dell’abisso spagnolo, nel tenebroso Novecento franchista, un monito sotto forma di romanzo. Giornalista valenciano, classe 1985, Paco Cerdà ha vergato un romanzo su un evento realissimo e storicamente documentato: alla fine della guerra civile la salma riesumata di José Antonio Primo de Rivera – leader falangista, nel pantheon ideologico di Francisco Franco, fucilato dai repubblicani nel 1936 – fu trasferita, dopo 467 chilometri percorsi in undici giorni, da Alicante all’Escorial, deposta nel monastero in cui si trovano le tombe dei re di Spagna. Una lunga processione messa in atto da un gruppo di sostenitori – che portarono a spalla la bara con le spoglie del loro leader – per ribadire, in modo palese e teatrale, la cultura della morte e la supremazia conquistato nel corso della guerra civile.
E poi terrore, vendetta e dittatura…
Da una parte la propaganda dei vincitori a cominciare da una macabra parata, il consenso autentico e quello ottenuto a forza, dall’altra le voci dei vinti, prigionieri, condannati, feriti. Tutto raccontato con la lente di questo “lugubre” pellegrinaggio, con cura del dettaglio ed evidentemente un lavoro di documentazione di grandissimo impatto sull’opera. Chi si è fatto sfuggire Presenti (324 pagine, 22 euro) di Paco Cerdà, traduzione di Federica Niola per Mondadori, corra ai ripari. Le rovine della Spagna dopo la guerra civile, la repressione degli oppositori, le rappresaglie, la fame, i campi di concentramento, la grande Storia e le piccole storie dimenticate. Racconta l’origine del cancro che ha avvolto la Spagna per gran parte del ventesimo secolo, il terreno fertile in cui prosperò la dittatura del Caudillo Franco, una guerra infinita macchiata dal terrore e dalla vendetta. Cerdà è abile a fare del suo libro un’opera della memoria contro l’oblio, chiamando a essere “presenti” come lo erano i falangisti, per difendere però idee opposte alla loro.
Una narrazione onesta
Equilibrato e sobrio, ma anche coinvolto e tutt’altro che melenso, sempre rispettoso e dignitoso. L’atteggiamento e la posizione dell’autore di Presenti è sempre impeccabile. Non ha verità in tasca, non vuole fare la morale, racconta per trasmettere consapevolezza, senza filtri, senza nostalgie, senza giudizi affrettati e facili. Attraverso capitoli che funzionano quasi come racconti autonomi, si affronta una narrazione onesta per comprendere sommersi e salvati, per capire le tante Spagne in una, nel passato, nel presente e nel futuro. L’improbabile aberrante percorso, solenne e mistico, dei falangisti, che riescono a creare definitivamente il mito del loro leader, è l’inizio della fine, di una guerra che si protrasse per decenni e, probabilmente, in modo sotterraneo è ancora in corso.
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