Un malessere che diventa conflitto, un dubbio che si trasforma in silenzio. Ne “L’età del disincanto” Jane Smiley mette in scena una crisi tra moglie e marito che nasce da mezza frase e deflagra in una tensione taciturna che ha comunque delle conseguenze…
Una storia semplice. Una coppia a pezzi, silenziosamente, senza strepiti, nonostante non abbiano nulla per cui lamentarsi davvero o stare male, due coniugi, con tre figlie, s’allontanano: una mezza frase di lei, pensieri su cui rimugina lui. Una scrittrice abile a scrivere del tinello quotidiano, riuscendo a passare da questo micro punto di vista a quello macro puntato sugli Stati Uniti. Jane Smiley, vincitrice del premio Pulitzer con Erediterai la terra (ne abbiamo scritto qui), riproposto da La Nuova Frontiera, ha ancora molte frecce al suo arco, e la sigla romana ha pubblicato un suo nuovo affascinante romanzo breve, L’età del disincanto (128 pagine, 16,90 euro), pubblicato grazie alla traduzione di Valentina Muccichini.
Quant’è vulnerabile l’amore…
Lui e lei, Dave e Dana, senza problemi di tipo economico, né legati alla salute, entrambi dentisti, s’allontanano ineluttabilmente. Jane Smiley li immerge in un brodo primordiale di dubbi e mutismo, mette in scena una feroce incomunicabilità. Forse lei ha un’altra relazione, lui (è suo il punto di vista della narrazione), sempre più taciturno, fa finto di non accorgersene, non trova di meglio per proteggersi.
Vorrei che mia moglie mi amasse. Vorrei che i suoi occhi azzurri si posassero su di me con desiderio anziché con rimpianto.
Ossessioni e tensioni altissime che faticano a star dentro una cornice di normalità. Senza strepiti e senza drammi altisonanti va in scena l’enorme cicatrice di una coppia, situazione che ha inevitabilmente riverberi negativi sulla prole che, senza sapere, avverte qualcosa. Così il romanzo assume anche il tono di una riflessione sulla vulnerabilità dell’amore e, in generale, delle relazioni.
I ricordi felici
L’anatomia del conflitto si ferma su una soglia, Dave non vuole esplicitare i propri sospetti, anzi tende perfino a negarli a se stesso, ha quasi paura che, se lo facesse, si materializzerebbero. Ne l’età del disincanto – con ingredienti molto meno epici di Erediterai la terra – Jane Smiley percorre con maestria i territori mentali di un personaggio a dir poco riuscito, incatenato al suo malessere, circondato forse dalle stesse sbarre con cui fa i conti la moglie, a cominciare dai non detti. Edito negli Usa quasi quarant’anni fa, nel 1987, il romanzo dimostra di avere retto al tempo ed è riuscito in ogni sua parte, in quella in cui si ricordano i primi tempi, felici, della coppia, pericolosamente a spasso una bici sola, in quella in cui si esplicita una sorta di frattura fra la figlia minore dei due e la madre. È un libro se vogliamo complementare a quello che le ha dato la fama. E che merita di finire accanto all’altro negli scaffali delle vostre librerie.
Seguici su Facebook, Twitter, Instagram, Telegram, WhatsApp, Threads e YouTube. Grazie

