Un grande filosofo marxista, una vita tormentata e un terribile crimine: Louis Althusser nel memoir “L’avvenire dura a lungo” racconta l’omicidio della moglie, di cui è colpevole. Opera postuma, controversa, narrativamente efficace, ma inaccettabile, anche perché l’autore prova a vestire i panni della vittima…
Hélène Rytmann-Legotien fu assassinata, per strangolamento, il 16 novembre 1980. Vittima di un amore malato, da qualche settimana aveva esternato al marito il desiderio di abbandonarlo dopo trent’anni, in cui non erano mancati i conflitti e durante i quali era stata ripetutamente, compulsivamente tradita. E lui aveva scelto la via più violenta e banale per non essere lasciato e per opporsi all’emancipazione della donna, alla sua libertà, l’aveva eliminata fisicamente. Il più classico dei femminicidi, verrebbe da dire. Dopo pochi mesi l’omicida riuscì non solo ad evitare le aule di tribunale e la prigione, ma ottenne un’ordinanza di non luogo a procedere, con tanto di stato di non responsabilità giuridica. L’assassino non era un uomo qualunque, ma Louis Althusser, filosofo marxista e militante comunista (lo era anche la moglie), di origine algerina, a cui molti grandi filosofi successivi devono molto. Uomo geniale, ma anche molto instabile mentalmente, Althusser scrisse un memoir, a metà anni Ottanta, che fu pubblicato postumo nel 1992, con grande successo di vendite e riscontro di traduzioni, anche in Italia per i tipi di Guanda, con il titolo L’avvenire dura a lungo (440 pagine, 30 euro). Le edizioni Medhelan l’hanno riproposto, con la stessa traduzione di Francesco Bruno, con una prefazione di Alberto Leiss: è un’occasione felice per confrontarsi con un’opera capitale della narrativa autobiografica.
Sessista, maschilista, violento, egocentrico
Dati biografici, aneddoti (come la predisposizione al poliglottismo), traumi infantili e successivi (fu prigioniero dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale). L’autore dimostra – con un andamento narrativamente efficace – di volere essere sincero fino in fondo e di non volere tralasciare nulla. Il climax di questo testo culmina nella spiegazione del crimine commesso e nella sostanziale volontà di farsi da scudo sulla responsabilità del delitto (all’epoca con la compiacenza della stampa e di certo establishment). Siamo di fronte a un’opera controversa e a un uomo sessista e maschilista, oltre che violento (di una violenza da occultare) ed egocentrico, come il padre. Con ricorrenti crisi depressive che contribuiranno al tragico uxoricidio. Sono molte le pagine al tempo stesso sconcertanti e toccanti.
… la mia autodistruzione doveva passare simbolicamente per la distruzione degli altri, compresa quella della donna che amavo più di ogni altra cosa.
Catastrofi, ricoveri, nevrosi e depressioni
Esame di coscienza, diario di catastrofi, campionario di medicine e periodiche depressioni e nevrosi, di ricoveri e disturbi psichiatrici, questa autobiografia non in senso stretto di Louis Althusser è un libro attualissimo, perturbante, sconvolgente: inaccettabile per molte conclusioni a cui arriva, per la forza con cui il filosofo prova a vestire i panni della vittima, addirittura per giustificare l’assassinio a mani nude della moglie, per l’autore “un suicidio per interposta persona”, Helen, che avrebbe desiderato morire e qualche giorno prima avrebbe chiesto a lui di aiutarla…
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