Racconta la lunga vigilia della prima guerra mondiale e il conflitto, Lia Levi, in “E se non partissi anch’io”. Fra pacifismo socialista e interventismo, la storia di Ida e di altri giovani che cercano il loro posto nel mondo, e della generazione precedente, di origine e fede ebraica, che non esitò ad andare in guerra per la patria. Un nuovo appuntamento con la nostra rubrica Area 22, dedicata alla cultura e alla letteratura ebraica (qui tutte le puntate)
Qualche coordinata: Lia Levi è semplicemente una delle migliori scrittrici italiane viventi. Classe 1931, da più di trent’anni racconta in romanzi cristallini l’epopea, le persecuzioni, le gioie e i dolori degli ebrei italiani. Nel suo più recente romanzo, pubblicato dal suo editore storico, e/o, Lia Levi, racconta una storia di emancipazione femminile ed ebraica all’inizio del Novecento, e, in chiave ebraica, in bilico tra assimilazione e fedeltà alla tradizione. E se non partissi anch’io (224 pagine, 18 euro) ha come protagonista Ida Sabatello, giovane donna, figlia degli ebrei romani Benedetto (antiquario con un negozio di libri antichi vicino piazza di Spagna) e Rosina. Liceale in classe mista, con gli amici Vanessa (figlia della socialista Irene Lotti) e Andrea alla vigilia della prima guerra mondiale, Ida è una figura di grande personalità.
Le donne fuori dal cono d’ombra
Incombe il conflitto bellico e impazza, nell’opinione pubblica, il dibattito fra interventisti e neutralisti. Un dissidio che rimbomba anche nel cuore del padre di Ida, favorevole all’entrata in guerra come ebreo, ma contrario in virtù della sua fede politica socialista (e a quei tempi era socialista anche un certo Benito Mussolini…). Con l’avvento della guerra, molte donne escono fuori dal cono d’ombra dei loro compagni, rimpiazzano i mariti al fronte nel mondo del lavoro, in modo più che egregio. E anche Ida – i più attenti lettori capiranno che è la zia di un adolescente ribelle, Graziano Sabatello – trova la sua strada, coltiva la passione per il disegno (firma ritratti e lettere di mogli e digli per i mariti al fronte) e prende la decisione di diventare un’insegnante.
Fra modernità e tradizione
Prima del buco nero del fascismo e dell’abisso della Shoah, gli ebrei d’Italia contribuirono con braccia e sangue – prendendo parte alla prima guerra mondiale, soldati e ufficiali, in prima linea sul fronte nord-orientale – al rafforzamento dell’idea di una patria che, da allora, ha retto, fra alti e bassi, un centinaio di anni. Tra sogni, conquiste e assimilazione si muovono questi personaggi di Lia Levi, e in particolare Ida, desiderosa di aprirsi al mondo e alla modernità, ma senza perdere di vista la tradizione (tanto che la madre le trova un fidanzato ebreo…). Un romanzo che vale più di tanti saggi sull’argomento e sul periodo.
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