“Il campo dei Santi” di Jean Raspail è un romanzo che oscilla tra il distopico, il profetico e lo xenofobo. Edito negli anni Settanta, a suo modo attuale per i flussi migratori del mondo contemporaneo. Tra le pagine s’immagina un lungo e avventuroso viaggio di un milione di profughi dall’India alla Francia. Tante le voci di plauso, che sottostimano i rischi dell’arrivo di una tale marea umana per gli stessi equilibri dell’occidente…
Distopico, per molti versi. Ma anche profetico, senza dubbio. Urticante, razzista, xenofobo, a detta di tanti. Sul carattere divisivo di questo libro c’è davvero poco da aggiungere: Il campo dei Santi (544 pagine, 22 euro) di Jean Raspail, pubblicato da Signs Publishing, è un’opera abrasiva che non le manda a dire e che, nonostante sia stata partorita negli anni ’70, conserva una brillante attualità ed una spiccata aderenza ai giorni nostri, dove il tema della immigrazione tiene banco nel dibattito politico. In Italia come all’estero.
Una vita migliore?
Il racconto, tratteggiato con lucida consapevolezza dall’autore francese, è quello di una “Armada” di carrette del mare, partite dall’India, con a bordo oltre un milione di disperati i quali, dopo un lungo ed avventuroso viaggio, approdano sulle coste meridionali della Francia in cerca di una vita migliore. Durante la marcia di questa improbabile flottiglia, il mondo occidentale pare sottostimarne l’impatto devastante, non comprendendo quanto la loro cultura e le loro abitudini minaccino e rischino di scardinare i valori e le tradizioni del continente europeo. Del resto, lo stesso Raspail fotografa la sonnolenza occidentale in un passaggio sociologico particolarmente efficace: «…crediamo davvero che un qualsiasi occidentale medio, appena uscito dalla fabbrica o dall’ufficio, consideri i grandi eventi mondiali come qualcosa di diverso da un temporaneo intervallo nella spaventosa noia in cui è immerso?».
Nell’indifferenza generale
E così, una dietro l’altra, nell’apatica indifferenza generale, cominciano a fioccare le voci dei religiosi, degli intellettuali, dei politici, degli esponenti della società civile che applaudono a quella marea umana destinata a travolgerli e cambiare, per sempre, le regole di vita del mondo civilizzato. Un’opera, questa, quantomai moderna, che apre a riflessioni indifferibili, anticipando e non necessariamente ingigantendo ciò che potrebbe avvenire oggi stesso, in un delicato momento storico dove la visione edificante del multiculturalismo ha cominciato a manifestare i propri effetti collaterali.
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