Non uno ma due libri di Gaetano Savatteri per celebrare il secolo dell’amico Andrea Camilleri. Da una parte “Il gatto che prendeva il treno”, una conversazione in cui sono centrali i treni e le stazioni, temi per eccellenza della letteratura. Dall’altra il corposo “Il contastorie di Vigàta”, testimonianza affettuosa, da amico, dell’opera camilleriana, e delle sue chiavi di volta, la lingua e un’immagine nuova della Sicilia…
Le celebrazioni si sprecano? Forse. Ma bisognava festeggiare e fare i conti con un autore proverbiale, entrato nelle case di tanti italiani, magari di molti che non avevano chissà quale confidenza con i libri. Il secolo di Andrea Camilleri ha acceso una grancassa mediatica e in pochi si sono sottratti. C’è chi addirittura ha raddoppiato. Stiamo parlando di Gaetano Savatteri, autore di Il gatto che prendeva il treno. Conversazioni sulla magia delle stazioni (65 pagine, 14 euro), edito da Bibliotheka, con illustrazioni di Paolo Niutta, un dialogo con Andrea Camilleri, e Il contastorie di Vigàta (256 pagine, 28 euro), pubblicato da Rizzoli, una non scontata biografia per parole e per immagini.
Viaggi, treni e stazioni
Savatteri – più che il ciclo giallo di Lamanna recuperate l’argutissimo La congiura dei loquaci, per Sellerio – omaggia con questi due libri la sua amicizia con Andrea Camilleri, la generosità dell’empedoclino e l’ottima fattura del suo artigianato di qualità, la loro reciproca stima. Ne Il gatto che prendeva il treno Camilleri si sbizzarrisce con il letteratissimo tema del viaggio, e soprattutto dei treni: attraverso la conversazione col più giovane interlocutore, racconta qualche suo viaggio e storie decisamente surreali, come quella di un gatto capace di partire da Palermo e di tornarci la sera, dopo una “tappa” a Termini Imerese. Fa in fretta a emergere un ironico e saggio Camilleri e un ritratto della Sicilia che fu, tra vecchie stazioni scomparse, e memoria di una ferrovia di parecchi decenni fa, destinata al trasporto dello zolfo, per esempio.
Fenomeno editoriale (ed episodi memorabili)
Decisamente più corpo e, se vogliamo, più tradizionale, il volume che Savatteri ha pubblicato per la casa editrice Rizzoli. Capace di tirare fuori curiosità e aspetti inediti, sebbene possa sembrare che su Andrea Camilleri sia stato scritto di tutto e anche di più. Il rapporto di grande complicità, fra i due, riesce però a tirar fuori episodi memorabili della vita del prolifico narratore siciliano e mette in luce il grande piacere di raccontare di un affabulatore senza fine. Ne Il contastorie di Vigàta Savatteri cuce assieme opere e interviste dell’illustre conterraneo, e miscela con sapienza e con affetto, da testimone, sodale, amico. Il racconto è quello di un fenomeno editoriale, e poi televisivo, con pochissimi precedenti; e poi di risate, discussioni, curiosità. Savatteri si interroga sul successo e sulla complessità della produzione di Camilleri, sulle sue diverse anime, uomo di teatro e di tv prima ancora d’essere fucina di storie e di dominare le classifiche dei bestseller. E individua nella lingua inventata da Andrea Camilleri – esotica, inimitabile e controversa, dialetto da laboratorio che ha conquistato il pubblico e che, a lungo, ha lasciato perplessa buona parte della critica – il grimaldello per una Sicilia diversa, non rassegnata, non compromessa, di cui Salvo Montalbano è paladino.
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