Mostri sacri e qualche chicca assoluta: le scelte di Barbara Di Gregorio, autrice dei raccolti racconti in “Cronache dell’età fertile” (ne abbiamo scritto qui), vanno in questa direzione. Una nuova puntata dei suggerimenti di lettura (qui tutti gli altri consigli) che affidiamo a scrittori, traduttori, dirigenti editoriali, editor
“Blonde” di Joyce Carol Oates (La Nave di Teseo)
Prendi una persona realmente esistita, smontala, rimontala, rivoltala, cambia dei pezzi, stabilisci liberamente cosa e come pensava: per costruire su queste basi il proprio romanzo più ispirato serve una presunzione divina, e Oates per nostra fortuna ce l’ha. Non cercate in Blonde la ‘vera’ Marilyn Monroe: è un ‘romanzo di fiction ispirato a’ che vive di un’immedesimazione quasi mistica tra autrice e protagonista; nella tipica prosa magmatica, debordante, allucinata di questa (pazzesca) scrittrice la Hollywood degli anni ‘50 e ‘60 diventa uno scenario horror che dà dipendenza pure al lettore.

“L’uomo di marketing e la variante limone” di Walter Fontana (Bompiani)
Brevissimo, fulminante, uno dei libri più divertenti mai letti: cosa ci si può inventare per spaccare il mercato con un detersivo per pavimenti (Bello Bellissimo Lemon Lemon) la cui innovativa, irresistibile caratteristica è il profumo al limone? Pubblicata per la prima volta trent’anni fa, questa satira iperbolica del mondo dei creativi pubblicitari non è invecchiata di un giorno. E infatti è appena uscita in una nuova edizione.

“Misery non deve morire” di Stephen King (Sperling&Kupfer)
Amo il re per la scrittura schietta, per la vocazione giocosa, per l’indiscutibile realtà dei personaggi, perché nei suoi mondi mi sento a mio agio, e naturalmente perché è un dio dell’alta tensione. Amo meno i suoi ragni cosmici/bambini mistici/satanassi astuti e credo dia il meglio di sé nel thriller di questo mondo: per esempio, Misery. Qui King riesce a farci soffrire per 400 pagine alla prospettiva di quello che potrebbe succedere – ma anche ad allentare la corda, un pelo, ogni volta che stiamo per arrenderci e abbandonare una lettura troppo angosciante. Il page turner di qualità è cosa rara ma esiste, e per me è assolutamente Letteratura.

“Le meraviglie del possibile” di AA. VV. (Einaudi)
Mondi e alieni a briglia sciolta, rovesciamenti geniali, trame a orologeria, fantascienza anni ‘50 talvolta ingenua e un po’ cartonata: adoro. E l’adorazione è cominciata con questi strepitosi 29 racconti che possiamo considerare la creme dei primi trent’anni di fantascienza USA: selezionati da Carlo Fruttero, pubblicati da Einaudi nel 1959 per far conoscere agli italiani questo nuovo ‘stranissimo’ genere. Visto che per tanti lettori, se non ‘stranissimo’, il genere è ancora negletto, faccio propaganda e consiglio altri titoli per me imperdibili: Ultima Genesi (Octavia Butler), L’ultimo degli uomini (Margaret Atwood), La città e le stelle (Arthur Clarke), Anni senza fine (aka City, Clifford Simak), Il problema dei tre corpi (Liu Cixin).

“Il grande marinaio” di Catherine Poulain (Neri Pozza)
Per me il grande marinaio è lei, Catherine, una diciottenne cresciuta nel sud della Francia che decide di fare lo zaino e andare a pescare palamiti in Alaska. Cioè a fare il mozzo su navi infernali che la torturano in mille modi ma non smettono di attirarla come l’unica opzione di vita accettabile. Tecnicamente non vado matta per l’autofiction: ma non resisto a una donna che si confronta con un mondo di uomini e non fa mai vittimismo, che ci risparmia facili stereotipi machisti, che più di tutto vuole raccontare un mondo e le non-ragioni per cui l’essere umano cerca ciò che fa male.

“Un Uomo” di Oriana Fallaci (Rizzoli)
A lungo mi sono tenuta alla larga dalla Fallaci perché non condivido alcune sue idee. Errore fatale: è una scrittrice incredibile. Qui il racconto della sua relazione con Alekos Panagulis è solo un pretesto per dare spazio all’ostinazione di un ribelle umanissimo. Non solo la love story ma anche la politica, l’ideale, persino la Storia restano in secondo piano mentre al centro della scena svetta un individuo che ci ritroviamo ad amare senza riserve: a tratti esasperante, spesso buffo, per molti versi geniale. Nella sua determinazione ad andare fino in fondo a ogni costo ho riconosciuto una commovente paura della miseria di vivere.

“La casa vicino alle nuvole” di Nickolas Butler (Marsilio)
A volte l’intimismo al maschile di Butler è un po’ melenso per i miei gusti, ma resta interessante (e raro) perché perlopiù sganciato dal tema amoroso. Ebbene sì: gli uomini hanno anche altri sentimenti. Ne La casa vicino alle nuvole i temi dell’autore trovano la quadra, resta la profondità e scende il tasso glicemico. Merito di una trama originale – parla di un gruppo di manovali incaricati di costruire una casa quasi impossibile – e dello spazio concesso (anche) al lato oscuro dei protagonisti.

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