Un nosocomio per militari in cui la morte è sempre in agguato e il sesso irrompe fragorosamente è il teatro di “Guerra” di Louis-Ferdinand Céline, uno degli ultimi inediti, di chiara matrice autobiografica. Tra le corsie si sopravvive come si può, fra situazioni raccapriccianti, dolore e piacere, irridendo certa retorica dell’eroismo, imbarazzando moltitudini di ipocriti…
Solo gli inediti di Salinger, che da anni il figlio Matt sta mettendo a punto per la pubblicazione, potranno avere un impatto uguale a quello degli inediti di Louis-Ferdinand Céline, che hanno fatto la loro prima apparizione in Francia, presso Gallimard. In Italia Adelphi ha lanciato in grande stile il primo di questi volumi, che adesso torna in edizione tascabile, con la possibilità di arrivare a un più vasto bacino di lettori appassionati. L’occasione è ghiotta: per quanto incompiuto, Guerra (156 pagine, 12 euro), tradotto da Ottavio Fatica, tocca alcune vette dell’opera celiniana, con una lingua splendidamente sporca e iperbolica. Pagine arrivate rocambolescamente ai giorni nostri – Céline in fuga le aveva abbandonate in un appartamento parigino, in seguito scomparse, probabilmente rubate, sono state consegnate alla polizia da un giornalista nel 2020, ovvero dopo la morte di Lucette Almansor Destouches, la vedova dello scrittore – e che, insieme agli altri inediti, come il recentissimo Londra, possono parzialmente ridefinire quel che si dà per assodato a proposito del controverso autore di Viaggio al termine della notte.
Mal di testa come colonna sonora
Mi sono beccato la guerra nella testa. Ce l’ho chiusa nella testa.
La guerra del titolo è la prima guerra mondiale, fra trincee e reticolati, anche se è abbastanza lontana e alle spalle; la narrazione è evidentemente autobiografica. Volontario dell’esercito francese, il caporale Ferdinand – voce narrante – viene ferito in battaglia: ha un problema al braccio, ma anche una lesione cerebrale, il corpo guarirà, alla fine del romanzo, a livello mentale resteranno problemi per sempre, ronzii nella testa che sembrano la colonna sonora del volume. La prosa di Céline si conferma febbrile e licenziosa, sa essere autoironica e graffiante, è evidente che Guerra non sia una stesura definitiva, ma l’umanità disperata dell’ospedale militare in cui è ricoverato Ferdinand vale il prezzo del biglietto. Tra situazioni grottesche, e con la morte sempre in agguato, ci sono militari menomati, altri agonizzanti, altri che vogliono riprendere a vivere, preti incapaci di dare appena qualcosa in più dell’estrema unzione, infermiere che non esitano ad abusare di soldati derelitti. Il sesso irrompe fragorosamente, fra masturbazioni, amplessi selvaggi (in particolare uno con protagonista un soldato scozzese in kilt) e prostituzione (Bébert, a un certo punto ribattezzato Cascade, un tale che di Ferdinand diventa amico, e che costringe la moglie Angèle a prostituirsi, donna che saprà vendicarsi…).
Morte e sesso
Sopra le teste dei protagonisti, nell’immaginaria città di Peurdu-sur-la-Lys, rombano gli aerei e tra le corsie d’ospedale, fra derelitti e corpi martoriati, ognuno si dà da fare come può, per sopravvivere fra situazioni raccapriccianti, per rallegrarsi, per scansare la sofferenza e cercare il piacere, irridendo certa retorica dell’eroismo, imbarazzando moltitudini di ipocriti. Ferdinand si presenta sempre come pavido, approfittatore, parassita, cinico, anaffettivo, meschino – in gran parte è una posa, naturalmente – e il suo autore sa sbizzarrirsi, fra autodistruzione e violenza, con pagine deliranti, visionarie, elettrizzanti – rese molto bene in traduzione – che riescono a ricordare i passaggi migliori ed estremi dei suoi libri migliori. Sesso e morte si rincorrono, disperatamente, ma senza salvezza e con una contemplazione cruda della condizione umana, della follia e stupidità di ogni guerra.
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