Nella sua ultima opera, “Vedove di Camus”, Elena Rui intreccia fonti storiche e invenzione narrativa per raccontare il lato più intimo di Albert Camus: attraverso le voci delle quattro donne che lo hanno amato emerge il ritratto di uno spirito libero, ribelle a ogni dogma. Mai fedele alle proprie donne, sempre fedele alla propria libertà
Con Vedove di Camus (180 pagine, 18 euro), pubblicato da L’orma editore, Elena Rui firma il suo terzo romanzo: un’opera in cui letteratura, biografia e indagine interiore si intrecciano attorno alla figura di Albert Camus, attraverso lo sguardo delle donne che più di tutti ne hanno condiviso l’esistenza.
Il libro è suddiviso in quattro parti per quattro figure femminili unite da una comune maledizione, croce e delizia segreta: l’amore per Albert Camus, celebre autore di La peste e Lo straniero, premio Nobel nel 1957 e uomo da sempre diviso tra il bisogno di legami e l’impossibilità di rimanere fedele a essi.
Le vedove di Camus sono mogli, amanti, muse, compagne di vita e di passione, e ognuna di loro offre al lettore una prospettiva differente sullo stesso amore.
Poker di donne: Francine, Catherine, Mette e Maria
Le quattro donne sono, appunto, Vedove. La narrazione e memoria di Albert, infatti, si sviluppa al passato, in quanto passata è la sua vita terrena: il 4 gennaio 1960 Camus perde la vita in un incidente automobilistico mentre è in viaggio con l’editore Michel Gallimard a bordo di una Facel Vega, vettura simbolo di lusso e ambizione. Nella tasca dello scrittore viene ritrovato un biglietto ferroviario inutilizzato, simbolo beffardo di un destino che non gli ha concesso scampo. Proprio la moglie, Francine, rifletterà a lungo sulle conseguenze di tale scelta; lei che aveva raccomandato ad Albert di accompagnarla su quel treno per rientrare a Parigi insieme ai figli, dopo le vacanze di Natale trascorse a Lourmarin, e si è vista invece abbandonata a un’infinita serie di viaggi senza di lui.
Non appena la notizia si diffonde, l’eco della morte di Camus si riversa immediatamente sulle vite delle donne che lo avevano amato. Ed è in quell’esatto momento che il romanzo prende vita: ognuna di queste donne è costretta a confrontarsi con la perdita di un uomo che ha lasciato un mosaico di ricordi – a volte limpidi, a volte confusi – dietro di sé.
Francine Faure, la Moglie, è l’unica a poter elaborare apertamente il lutto; lei, la sola a poter legittimamente rovistare fra le sue memorie, vi troverà più domande che risposte.
Il premio Nobel Albert Camus se n’è andato lasciandole un manoscritto che lei sola può decifrare a cui deve aggiungere una punteggiatura arbitraria. L’oroscopo non evocava nessun intermediario fra Camus e il compimento della sua opera maggiore, ma forse lei non sa interpretare i vaticini.
Diversa la condizione di Catherine Sellers, Sherlock Holmes, attrice e musa segreta, destinata a vivere nell’ombra di un sentimento mai apertamente riconosciuto.
Il taccuino si conclude con una lettera in cui Albert evoca la sofferenza provocatagli dai tradimenti di una misteriosa interlocutrice. Catherine è sicura che con la lettera non è mai stata spedita. Ne è sicura perché il destinatario è lei. Un riso convulso, un groviglio di malinconia, dolore e ilarità le sale in gola. Non era neppure vero, lo aveva detto per farlo ingelosire. Non lo aveva mai tradito.
Mette Ivers, Mi, pittrice giovane e ultima prediletta dello scrittore, diventa invece testimone tardiva della loro storia; ancora viva oggi a novantadue anni, custode di ricordi e riflessioni su come Camus si sarebbe rapportato al presente.
Francine si rivede compulsare quelle pagine a quadretti pochi giorni dopo l’incidente e richiuderle spaventata. E poi, non sa bene come, si è dimenticata. E ha fatto bene, perché Mi in fondo non è nessuno: una sigla qualsiasi, una convenzione per indicare un personaggio femminile a cui Albert non aveva ancora trovato un nome. Cose comuni, cose da scrittori. Le dispiaceva di aver ceduto proprio al genere di congetture che irritavano Albert.
Infine Maria Casarès, l’Unica: figura che più di tutte incarna il ruolo dell’amante “riconosciuta”, capace di segnare con forza la vita emotiva e intellettuale dello scrittore.
L’ultimo giorno di quell’idillio settembrino Albert si era rivestito per primo, dandole l’impressione di avere fretta di essere altrove. Non conosceva ancora la sua strategia per far durare l’istante: tagliare nel vivo, finire prima della fine.
Albert Camus: dall’eroe letterario all’uomo vulnerabile
Attraverso queste quattro prospettive Rui compone un mosaico in cui la figura di Camus emerge gradualmente in tutte le sue contraddizioni: l’uomo che, pur insignito del Nobel, dubitava ancora del proprio valore; il seduttore che, pur circondato da affetti, non riusciva a colmare un vuoto interiore; il pensatore segnato dalla consapevolezza della morte e sorpreso da essa proprio nel momento di una possibile svolta creativa.
Quando le quattro donne si incontrano, la realtà si riscrive intorno a nuovi dati, nuovi accadimenti, in modi impossibili da immaginare persino per lo scrittore che fu.
La costruzione narrativa di Vedove di Camus privilegia una polifonia di voci che, pur mantenendo uno statuto letterario, poggia su una solida base documentaria. Lo studio approfondito della materia emerge in modo chiaro dal romanzo, il cui intento tuttavia non è quello di restituire un ritratto lineare dello scrittore ma di ricreare un dialogo tra memoria e invenzione. L’opera si colloca dunque in una zona di confine tra romanzo e memoir, con un impianto che evita il puro esercizio biografico prediligendo la riflessione sul rapporto tra letteratura e vita, amore e memoria, presenza e assenza.
Vedove di Camus non è solo la storia di un grande scrittore e delle sue relazioni: è la somma di quattro sguardi, un’indagine che restituisce un’immagine complessa e sfaccettata, lontana da qualsiasi mitizzazione e al tempo stesso capace di rinnovare l’interesse per una figura cardine del Novecento.
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Gentile scrittrice, vi inoltro alcuni scritti e vi faccio i miei complimenti per il libro vedove di camus.
AMORE
L’amore bussa alla porta,
ti travolge,
ti lascia senza fiato,
ti riempie completamente.
La razionalità,
la mente,
i concetti,
le certezze svaniscono
come neve al sole.
Esce il bambino,
che c’è dentro di te,
per rallegrarti,
per portarti gioia.
LODE ALL’AMORE
Due corpi un solo corpo,
due cuori un solo cuore,
due mani una sola mano,
come un musicista
con il suo strumento.
Alleluia alleluia.
Gentile scrittrice, vi inoltro un altro scritto, per ringraziarvi del libro le vedove di camus.
I COLORI DELL’AMORE
Inizia come una fiamma improvvisa
oppure piano piano
il fuoco si accende.
Arriva ad assomigliare al colore rosso,
ma con il tempo passa al rosa,
per deviare verso il grigio
e in un attimo arriva il nero.
Dunque in questi casi
meglio uscire,
per riabbracciare
l’azzurro cielo.
grazie della vostra attenzione da Chiavegato Francesca.