Poesia e metanarrativa, il gran debutto di Irene Solà

Il debutto della scrittrice catalana Irene Solà arriva in Italia dopo i sue due romanzi successivi. Lo stile de “L’argine” ammalia ed è inconfondibile. È un romanzo corale costituito dai racconti che scrive Ada, di ritorno a casa dopo tre anni all’estero. Scrive di ricordi e aneddoti, ombre e spettri, e riflette anche sull’arte di narrare e sui punti di vista… 

Certi libri d’esordio – magari non folgoranti, o semplicemente passati inosservati per miopie diffuse o per ragioni imperscrutabili – hanno la fortuna di tornare sulla scia del riscontro dei successivi. È andata così con Irene Solà, scrittrice catalana che l’Italia conosce grazie alle edizioni Blackie, che hanno dato fiducia, meritata, a Io canto e la montagna balla, e ancora di più a Mondadori che ha pubblicato Ti ho dato gli occhi e hai guardato le tenebre (ne abbiamo scritto qui). Il suo debutto, però, merita l’attenzione dei lettori che non si accontentano. Grazie alla traduzione di Amaranta Sbardella è possibile leggere L’argine (231 pagine, 20 euro), ancora per i tipi di Mondadori. Fra quanti già la conoscono, e fra quanti ancora no, si farà in fretta a riconoscere uno stile inconfondibile. Ci sono ancora piccole storie intrecciate in un incastro ben congegnato, un romanzo corale che ammalia.

Il folklore e la natura

C’è poesia nell’intreccio di realtà e fantasia di Irene Solà. E c’è una riflessione sull’arte di narrare, sui punti di vista, sulla relazione fra reale e immaginario. L’estate in cui Ada, la protagonista del libro, torna a casa, in una zona rurale della Catalogna, dopo alcuni anni trascorsi in Inghilterra, è per lei l’occasione per inventare e scrivere storie, ispirate alla gente che conosce. Per introdurre figure, situazioni e luoghi l’intercalare è “questo è…” o “questa è…”.  Sono i racconti che Ada affastella a costituire il romanzo, ed è il modo in cui racconta, con tanto non detto e molte allusioni, fra parlato e squarci lirici, fra passato e presente, fra ombre e spettri, a fare la differenza. C’è più folklore che realismo magico in questo esordio, c’è sempre la natura come protagonista, si intravedono le successive visionarie prove, titoli che non si possono ignorare, se si vuol ragionare sulla letteratura contemporanea del vecchio continente.

Nostalgia del passato e un futuro che non arriva…

Ada farà i conti anche con gli amici di una vita e con Vicenç, vecchio amore che torna nel suo orizzonte, con la voglia di vivere che nessun argine può trattenere, di crescere, di prendere decisioni importanti per il domani. E poi colleziona informazioni per quel che deve scrivere, aneddoti, ricordi, fantasticherie, miti. C’è la nostalgia per il passato perduto e il futuro che non si decide ancora ad arrivare.

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