Alejandro Zambra, collage di virtuosismi e consigli pericolosi

“Tema libero” di Alejandro Zambra comprende discorsi, lezioni, racconti rimasti nel cassetto, appunti brevi, eppure significativi e profondi. È un volume molto intimo ma non autoreferenziale, che porta avanti un’idea non convenzionale di letteratura, che riesce ancora a sorprendere…

L’editoria, ovvero l’arte di amare e fare libri e accompagnarli per il mondo, a volte è una questione di gioielli letterari e di… collane. Da Vittorini a Tagliaferri, da Bassani alla premiata ditta Cesari&Repetto, ci sarebbero fiumi d’inchiostro da fare scorrere sull’argomento, su ogni singolo deus ex machina di collane che hanno lasciato il segno, e su quello che hanno creato e, in alcuni casi, continua a vivere su menti e gambe altrui. E c’è una casa editrice, ovvero Sellerio, che sulle proprie collane, sta facendo faville, con un accurato lavoro di lancio e rilancio: attorno al motore immobile dei libri blu, ovvero la collana La Memoria, c’è un fermento che si sprigiona in più direzioni: i tascabili di “Promemoria”, i libri per l’infanzia, ovvero “La memoria dei ragazzi”, le certezze de “Il Contesto”, con romanzi che arrivano principalmente dall’estero e che raramente passano inosservati (si pensi al recente Nessun altro posto dove andare del danese Thomas Korsgaard). E adesso l’obiettivo sembra quello di rivitalizzare definitivamente la collana “Il Divano”, programmaticamente un contenitore di «libri divaganti e originali, fatti ignoti e stravaganti, curiosità letterarie di grande ricchezza intellettuale e di raffinata eleganza». Una collana che ha ospitato qualche testo di Camilleri e, negli ultimi tempi, ha coinvolto scudieri di casa Sellerio, Enia, Alajmo, Canfora, Manguel, Stassi. Ora un altro doppio colpo da novanta, con il coinvolgimento di due autori che sono centrali nel canone della letteratura contemporanea nordamericana e latinoamericana (cioè mondiale), come rispettivamente Ben Lerner e Alejandro Zambra, cileno trapiantato in Messico, più vicino a Bolaño e Lispector, che ai giganti del Boom. Di Zambra, lettore appassionato di Buzzati e Ginzburg, è imprescindibile I miei documenti, ma anche l’ultima uscita è di quelle che devono fare drizzare le orecchie.

Ironia e autoironia

Tema libero (360 pagine, 15 euro) del cinquantenne Alejandro Zambra – curato dall’editor Andrés Braithwaite e tradotto da Maria Nicola, storica interprete dei più bravi sudamericani – è una curiosa e felice commistione di materiali diversi: discorsi, lezioni, racconti apparentemente non ben definiti, e inizialmente rimasti nel cassetto, appunti brevi, eppure significativi e profondi. In questa miscellanea di qualità c’è spazio anche per la riflessione ironica e autoironica, per un umorismo non involontario, ma probabilmente non… premeditato. Ci sono pezzi di vita propria, le città vissute, e quelle visitate e amate. Ci sono riflessioni sull’arte letteraria e sulla traduzione (sul tradurre, ma anche sull’essere tradotti, sul tradurre in coppia), sull’ineluttabile passato dittatoriale del Cile e su quel che è venuto dopo, ma soprattutto in queste pagine si respira un’aria non convenzionale, l’idea di una letteratura che riesce ancora a sorprendere, disquisendo di un polpo giocattolo, della gravidanza della moglie, della paternità, della vita in Messico, di scrittura autobiografica e dello scrivere a mano, di nostalgia dell’università, di Mario Vargas Llosa.

Grande libertà

È un volume molto intimo, ma non autoreferenziale, per lettori curiosi. È stato scritto certamente con grande libertà, fuori dai canoni: divagazioni, confessioni (leggere per non annoiarsi, ad esempio), virtuosismi, consigli pericolosi (dar fuoco alle proprie biblioteche, seguendo un ordine prestabilito), una miscellanea da assaggiare se non si conosce l’opera dell’autore cileno, per innamorarsene e non mollarlo più; da mangiare voracemente, per chi sa cosa significa leggere Alejandro Zambra.

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