Evelyn Scott, setacciare la famiglia piccolo-borghese

È stata a lungo dimenticata la statunitense Evelyn Scott, audace innovatrice e protagonista del modernismo negli anni Venti e Trenta del ventesimo secolo. Il suo debutto, “La casa stretta”, è un’opera compiuta. Storia di una dimora malmessa che riflette rapporti interpersonali ed evoluzione dei Farley, la famiglia protagonista, attraverso tre generazioni…

Partiamo un attimo dal futuro, dando uno sguardo a quel che verrà: nel 2026 la casa editrice Storie Effimere – che già aveva rispolverato l’ottimo “Tempo: Presente” di Tess Slesinger (ne abbiamo scritto qui) – promette alcuni recuperi di valore assoluto, come Appio e Virginia di G. E Trevelyan, Rogomolec di Leonor Fini e alcuni racconti di Taeko Kono, «voce sovversiva della letteratura giapponese». Adesso facciamo un passo indietro: fra i più bei ripescaggi di quest’anno c’è La casa stretta (261 pagine, 16 euro) di Evelyn Scott, edito proprio da Storie Effimere. La statunitense Evelyn Scott (1893-1963), esponente di spicco del modernismo, in auge soprattutto fra gli anni Venti e Trenta, inserita da Elio Vittorini nell’antologia Americana, nel corso dei decenni successivi fu ridimensionata, non particolarmente favorita da un’esistenza tormentata e da un carattere difficile, da frequenti crolli psicologici e spirali di paranoie. Fu addirittura dimenticata. Ingiustamente, si può dire oggi, col senno del poi. Tanto più che fu inizialmente considerata un’innovatrice, sperimentatrice e anticipatrice, con un sapiente uso del punto di vista multiplo, con soluzioni sulla pagina parecchio audaci.

Incomunicabilità, segreti e tradimenti

Scambi di lettere con James Joyce e D.H. Lawrence, di cui fu sostenitrice agli albori, intuizioni capitali (su tutte, lanciare William Faulkner nel firmamento), accostata a Virgini Woolf, Evelyn Scott, anticonformista e sprezzante delle convenzioni, ebbe una tormentata vita sentimentale (figlia di una famiglia altoborghese, minorenne e incinta, finì in Brasile con un uomo di età decisamente più avanzata…) e una robusta produzione editoriale, prima di un lungo silenzio finale. La casa stretta (nella traduzione di Silvia Amalia Di Cocco), è il suo primo romanzo, che risale a oltre un secolo fa (datato 1921) ed è già un’opera compiuta e matura. Una famiglia borghese, apparentemente ordinaria, finisce nel microscopio di queste pagine. Con una prosa essenziale eppure implacabile Evelyn Scott racconta di un’abitazione in disarmo e malmessa – in una cittadina del sud degli Usa – che riflette rapporti interpersonali ed evoluzione dei Farley, la famiglia protagonista, attraverso tre generazioni, famiglia erede di un matrimonio in crisi, fra incomunicabilità, segreti e tradimenti…

Claustrofobia e crepe

Ogni angolo della famiglia piccolo-borghese è setacciato, abitudini, insoddisfazioni e infelicità mescolate all’assenza di speranza, all’ipocrisia, alla freddezza. Fortissima è la sensazione di claustrofobia che avvolge protagonisti e lettori, avvinghiati dalla costante analisi psicologica, dalle crepe della mente e dei rapporti, dal disgusto che i figli provano per i genitori, più che dagli avvenimenti raccontati. La casa stretta è un libro che non si può ignorare, Evelyn Scott merita un’altra vita.

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