Orso Tosco, una notte, il Festival e un’Italia che non esiste più

Sono indimenticabili i personaggi di “Controbuio”, sospesi tra oblio e mito, ridicoli e straordinari allo stesso tempo. Il nuovo romanzo di Orso Tosco, in cui l’autore è non solo narratore ma anche personaggio, si svolge in una notte tempestosa, che sembra non finire mai, tra croupier, cocainomani, trapper. Una celebrazione dell’irregolarità, tra momenti esilaranti e altri profondamente umani…

Accade tutto in una notte di febbraio, una notte epica, fradicia, indimenticabile. Dopo le avventure del commissario Gualtiero Bova ne L’ultimo Pinguino delle Langhe (qui l’articolo) e La Controra del Barolo (qui l’articolo), entrambe edite da Rizzoli, Orso Tosco torna in libreria con Controbuio. Vivere e morire al Casinò di Sanremo (156 pagine, 15,90 euro) edito da Ubagu Press. Noir che mette in scena l’imprevedibilità della notte e la “shakera” insieme a ricordo e nostalgia per un’epoca ormai al tramonto, Controbuio è ambientato a Sanremo durante la settimana del Festival, in una notte in cui l’atmosfera festosa è interrotta da una tempesta inarrestabile. A dare avvio al racconto è un incontro inaspettato: Tonino, vecchio pussettista, baro leggendario dei casinò, riappare dopo anni di silenzio, creduto morto, e chiama Orso Tosco — che oltre a essere narratore qui è anche personaggio — con l’obiettivo di farsi aiutare nella ricerca dell’oro nascosto da Francesco Russello, costruttore e cambiavalute, realmente esistito e ucciso nel 1979.

Nel nome del padre

Per Orso la richiesta di Tonino non è solo un invito all’investigazione, ormai a lui familiare grazie alla “frequentazione” con il Pinguino, ma un richiamo potente verso il ricordo del padre, anch’egli croupier negli anni d’oro del Casinò. E così la notte diventa protagonista quanto l’“indagine” e in questo scenario emergono i personaggi del sottobosco del Casinò di Sanremo, tutti convocati da Tonino nel ristorante Chez Antoine: oltre a Orso, ci sono Gianni Carrè, giornalista che mangia solo toast; Luigino, il travestito; O’ Professore, ex avvocato; Pietra e Samurai, due ex croupier; Michele, rapinatore cocainomane, accompagnato da Luba, giovane ragazza di origini slave. Un affresco di umanità sgangherata, patrimonio archeologico di un passato a un passo dalla dissoluzione. Ad animare questa notte rumorosa e caotica, irrorata dall’alcool, non mancano gli imprevisti: la tempesta, innanzitutto, che pare mettersi contro l’impresa degli improbabili non-eroi, ma anche l’irruzione nel ristorante di due ricchi trapper con la loro agente, in cerca di un pasto notturno, che ben presto diverranno prede da spennare, naturalmente durante una partita a carte. Al ristorante si presenteranno anche Gigio, lo spacciatore, e la Maga Susina, colei che ha rivelato a Tonino l’esistenza del tesoro e sostiene di sapere dove sia nascosto.

La ricerca del tesoro

E così, tra mille peripezie — cocktail drogati, pistole, orge improvvisate — il gruppo, trascinato dall’acqua inquinata che scorre dalle colline di Sanremo dove si trovano le serre per le coltivazioni di fiori che l’hanno resa famosa nel mondo, lascia il ristorante per dirigersi verso la ricerca del tesoro. Non tutti arriveranno alla fine: resteranno in pochi, i più curiosi o forse i più disperati. Saranno solo loro, alla fine del racconto, a scoprire la verità. In questa notte che sembra non finire mai, Orso Tosco porta sulla pagina personaggi indimenticabili in un’ambientazione ricca di fascino. Ognuno di loro incarna l’esperienza della sconfitta e il mito della vittoria miracolosa: la mano finale che potrebbe sistemare una vita fatta di errori e scelte sbagliate. Tosco li racconta con affetto ironico, come eroi picareschi di un’Italia che non esiste più: ridicoli e straordinari allo stesso tempo, sospesi tra oblio e mito.

Un omaggio

La scelta di ambientare tutto in una sola notte rende il tempo del racconto allo stesso tempo lento e veloce, enfatizzando la convivenza tra realtà e finzione che in Controbuio appare naturale, grazie alla struttura narrativa e alla scelta di Orso Tosco di inserirsi in prima persona, come a voler dimostrare che un omaggio a questo mondo e a questo immaginario non poteva che essere fatto immergendosi letteralmente in esso. È per questo che Controbuio non è solo un noir: è un omaggio alla notte, al Casinò e ai personaggi che vi gravitano attorno, alla memoria di un mondo, a un paese — l’Italia — capace di farsi raccontare anche da una piccola città di provincia. Un racconto che celebra l’irregolarità, il lecito e l’illecito, tra momenti esilaranti e profondamente umani.

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