Elena Pigozzi, ad Ancona i nazisti beffati dalle sarte

Una Resistenza dal basso profilo, impavida, ma senza medaglie. La celebra “Le sarte della Villarey”, romanzo di Elena Pigozzi, che mescola dati storici e personaggi d’invenzione, dando voce a chi si contrappose al male con forze limitate, facendo fuggire centinaia di soldati italiani da una caserma di Ancona occupata dai tedeschi…

Mettetevi sotto le coperte e leggete un pregevole romanzo storico, costruito su avvenimenti veri, con grazia e ritmo narrativo. Giornalista e scrittrice, Elena Pigozzi valorizza un episodio poco noto della Resistenza ai nazisti, nella città di Ancona, e regala con Le sarte della Villarey (240 pagine, 18,50 euro), edito da Mondadori, un libro speciale, avvincente, che sa essere tributo a donne che hanno lavorato sotto traccia, lasciando il segno. La vicenda di Alda Renzi Lausdei e di Irma Baldoni Di Cola, capaci di fare evadere dalla caserma Villarey centinaia di soldati italiani, prigionieri dei nazisti, era nota più a livello regionale ed era stata raccontata in un saggio.

Una triste fine

Elena Pigozzi dosa vicende storiche e inserti romanzeschi, individui realmente esistiti e figure di finzione congeniali a quello che ha intenzione di raccontare. Celebra l’ingegno femminile e il coraggio dei civili, una Resistenza dal basso profilo, impavida e che non ebbe celebrazioni, medaglie o riconoscimenti. Nel 1943, con l’Italia spaccata in due, Ancona è occupata dai tedeschi; in un tempo relativamente breve il destino di tanti soldati italiani, finiti prigionieri, fu scompaginato felicemente. Poche settimane dopo il piano di salvezza architettato e andato a buon fine, però, Alda Renzi Lausdei morì a causa di un bombardamento degli Alleati. Vedova e madre di quattro figlie, era una sarta che aveva accesso alla struttura militare, capace – grazie alla giovanissima Laura nel romanzo – di architettare una fuga rocambolesca a fantasiosa di uomini che erano destinati alla deportazione in Germania.

Solidarietà, audacia, ingegno

È un romanzo generoso, quello di Elena Pigozzi: nella restituzione dei dettagli del tempo, della forza d’animo di molti dei personaggi (su tutti la giovane Laura, orfana di madre e col padre disperso in Grecia) e nella loro caratterizzazione (c’è anche Elio Toaff, giovane rabbino…), nel racconto della solidarietà, nel calibrare emozioni e tensioni, nel tratteggiare un’Italia non passiva, audace, in grado di rialzarsi, dopo essere stata sfregiata dal fascismo e dall’occupazione nazista. Con una prosa lucida e senza fronzoli l’autrice inquadra la guerra lontana dalle trincee e dai luoghi di potere, la affronta dal basso, nella quotidianità di chi è rimasto a casa, magari povero e non particolarmente colto, se la ritrova in casa, la guerra, col dolore e con l’orrore che ne conseguono, ma resistendo, senza rassegnarsi, anzi ingegnandosi. Un libro che può colpire lettori di ogni età, un toccasana per chi credere che è possibile contrapporsi al male, anche con pochi mezzi, anche con forze limitate. Un risultato di cui l’autrice può andare orgogliosa.

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