Quindicesimo romanzo con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, “Sotto mentite spoglie” di Antonio Manzini, fra commozione e sorriso, fa i conti con un delitto che puzza di… criminalità organizzata
Val d’Aosta. Dicembre 2015. Il burbero vicequestore Rocco Schiavone resta consapevole di non sopportare i canti natalizi, già troppo invadenti, poi i regali e l’imminente Natale, nella scala delle rotture di coglioni all’ottavo o nono livello. Nevica; da buon investigatore prima di alzarsi passa in ispezione i dolori mattutini del proprio corpo; ogni giorno appena può va in ospedale a controllare che Sandra stia meglio, medici infermiere e nuovo fidanzato Fabiano le stanno vicino; da un po’ la moglie Marina non torna a fargli visita (uccisa il 7 luglio 2007, stavano sparando a lui); sa che gli resta il vino la sera e la maria la mattina; s’accende da fumare comunque, spesso e ovunque, talvolta le canne che prepara meticolosamente e porta a eventuali cene con amici.
Marasma e pessima figura, ma è solo l’inizio
Martedì 15, mentre i cari Furio e Brizio recuperano a Roma diecimila euro da un tizio che faceva marachelle, il questore di Aosta gli rimprovera che il loro agente Deruta non ha ben seguito la denuncia circa la presenza di un pregiudicato in città. Poi accade il marasma: rapina in corso alla Cassa di Risparmio, presi in ostaggio personale e clienti (fra cui l’agente Casella, per caso); nove e mezzo fra le rotture di coglioni; istituto circondato; chiamate e trattative; qualcuno fatto uscire perché sta male (fra cui una ragazza che deve farsi l’insulina con urgenza, povera lei); passaggio e aereo predisposti per fuggire; sorpresa! I malviventi sono usciti con sotterfugi, fingendosi fra gli ostaggi; miravano solo a una cassetta di sicurezza trovata aperta senza i diamanti previsti (e forse era addirittura già vuota da prima); non vi sono impronte o tracce; i poliziotti sono stati messi alla berlina dai furbi trucchi; Schiavone ha fatto pessima figura. Poi si riscatta: individua con perspicacia i nomi di tutti i responsabili, riesce a farli seguire e li arresta in campagna dalle parti di Alessandria, intuisce che c’è molto altro sotto (anche brevetti di lucchetti), la storia è appena all’inizio. Il 18 viene trovato un cadavere nel lago di Maen, strada per Cervinia, una catena con pesi da 20 chilogrammi gli avvolgeva le caviglie, puzza di omicidio della criminalità organizzata, si vedrà.
Alla ricerca del tempo e dell’amore perduto
Sotto mentite spoglie (548 pagine, 17 euro) per Sellerio, quindicesimo ottimo romanzo con Schiavone per l’attore e regista di teatro Antonio Manzini (Roma, 1964), eccelsa serie concepita come opera unica “alla ricerca del tempo perduto” (e dell’amore). L’apprezzamento di critica e di pubblico è risultato sempre straordinario e meritato (anche in televisione, uno dei più grandi successi della storia di Rai Fiction). Oltre ai connessi tredici racconti, a ottimi sette romanzi e due racconti “altri”, dal 2013 l’autore ha narrato finora di fatto solo due anni valdostani del suo vedovo personaggio romano nato nel 1966, “insubordinata” naia in aeronautica e intensi sciatica e dolori lombari, gran scassinatore e incapace di uccidere; con incursioni nel passato trasteverino e talora “trasferte” nella capitale (questa volta si annuncia per Capodanno).
Fare cose, vedere gente
Pure nella nuova avventura gli manca sempre Marina; riflette molto su Sandra, che esce e progetta di trasferirsi; gira in Loden e sostituisce Clarks; reincontra la botanica Cleo, con la quale ora trascorre ardenti notti; chiede consiglio e aiuto (anche di presenza) sia a Caterina (che opera in un altro ufficio della questura) che ai cari amici abbastanza fuorilegge Brizio e Furio (che salgono per Natale a scassinare insieme); stringe maggiore conflittuale amicizia con il questore Costa e soprattutto con il magistrato Baldi; scherza con gli utilissimi colleghi amici “scienziati” Michela e Alberto, dopo il loro matrimonio e viaggio di nozze; aggiorna il cartellone con nuove rotture di coglioni (al nono tutti i vari tipi di fuochi d’artificio, compresi miccette, tric trac, cascate pirotecniche, castagnole, bombe carta, girandole, fontane luminose, anche a futura prossima memoria; all’ottavo proprio la memoria e “con una certa urgenza”, oltre che presto le uova di Pasqua); arricchisce l’immediata associazione di una nuova conoscenza a una qualche specie animale (nel bestiario questa volta un cammello arabo, un avvoltoio calvo, un pesce pappagallo, un Castor Linnaeus e altro ancora); gestisce la fedele Lupa; ama il lavoro ben fatto e impara qualcosa sul mondo del doping o sul traffico di calciatori africani verso l’Europa; attende con fiducia l’annunciato rinforzo alla funzionale familiare squadra (infine forse arriverà Claudia).
Dialoghi brillanti e divertenti
Il titolo ha plurimi agganci, anche alla “Bauta” veneziana; il preferibile è: “solo i pazzi e i depressi se ne fregano, per il resto viviamo tutti sotto mentite spoglie”. La narrazione avviene in terza persona varia al passato (in prevalenza su Rocco), un capitolo dedicato a ognuna delle quindici intense giornate fino a martedì 29 dicembre. Lo stile appare sempre curato e coerente, fra commozione e sorriso. I dialoghi risultano brillanti e divertenti, molti con l’affiatato vice di fatto e sciupafemmine Antonio, che si è affezionato (anche ai metodi poco ortodossi), altri con i noti scalcagnati agenti, alle prese con poesie o affetti. Attenzione alla d eufonica, spesso discutibilmente “ad un”! O all’”ignorante” Neanderthal! Come al solito ottimo abbinamento rum e cioccolato fondente. Bollicine varie, meglio se Franciacorta. Resta suoneria l’Inno alla gioia, paradossale. Segnalo la canzone romana Sora Monica (botta e risposta fra le ragazze de Trastevere e quelle de Monti) e il fischiettio di Una rotonda sul mare.
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