Il dolce e l’amaro, l’incudine del ‘900 secondo Valeria Gallina

Personaggi che cercano un posto nel mondo, donne memorabili e molte tracce di Torino che emergono nella trama e le forniscono contesto e respiro. “La fabbrica dei desideri” di Valeria Gallina è una storia corale, tra lavoro ed emancipazione, Grande guerra e secolo breve che incalza con i suoi orrori. Al centro della scena Giulia, operaia di una fabbrica di cioccolato, e la sua famiglia…

Per incartare cioccolatini servono mani fredde, che non sciolgano il prezioso contenuto: è così che Giulia entra tra le operaie della Moriondo e Gariglio. Siamo a Torino, il Novecento ha appena lasciato alle spalle la sua prima decade, ed è con un colloquio di lavoro in una della prime e più prolifiche industrie di cioccolato sabaude che si apre la storia corale raccontata da Valeria Gallina in La fabbrica dei desideri (448 pagine, 18,90 euro), pubblicato da Piemme.

Un affresco al femminile

Una storia che prende spunto dalle vicende familiari dell’autrice, ma che, al di là dei riferimenti reali, si offre al lettore come un un ricchissimo e coinvolgente racconto punteggiato da figure di donne memorabili su uno sfondo storico drammatico e in una città che racconta la sua evoluzione anche e soprattutto attraverso il riscatto sociale, il lavoro, l’emancipazione. È il 1910 quando questa storia inizia portando immediatamente il lettore nel caseggiato in collina dei Glicini: una nuova casa per Giulia e la sua famiglia, una madre vedova, un po’ rigida ma pronta a mettersi in gioco, un fratello che sogna i palchi del teatro Carignano e il cinema in divenire, e un fratellino piccolo da accudire. Si volta pagina per ricominciare, per costruire le proprie vite, per inseguire desideri che sembrerebbero non avere diritto di esistere: l’incudine del secolo breve pesa come piombo con le sue sfuriate di povertà, guerra, dolore, malattia. Eppure la storia di Giulia trova la sua strada e procede, anno dopo anno, incrociando altre storie, altre vite, e intrecciando il suo ordito di desideri e futuro. Tra le fila della fabbrica di cioccolato – quale posto idealmente più consono a un desiderio da custodire e far crescere con impegno? – quella che era un’adolescente provata dalla durezza della povertà sboccia piano piano, imparando a conoscere sé e chi le ruota intorno. Inseguire un amore, una passione, mettersi alla prova, sperare in un futuro nonostante le più infauste aspettative: c’è una luce che guida ogni passo dei protagonisti di “La fabbrica dei desideri”, ed è il filo conduttore di tutta la storia, tra età diverse, drammi e traguardi. Giulia, Clara, Gianni, Caterina… Tutte le figure di questo palcoscenico hanno desideri da inseguire, e la Torino di inizio Novecento sembra essere una fabbrica di desideri perfetta per chi abbia voglia di darsi da fare.

Sullo sfondo della storia

Ma il Novecento, con la sua storia, incalza e non perdona. L’asperità della vita non tarderà a farsi sentire in questo romanzo-affresco dove ogni personaggio cerca di trovare il proprio posto nel mondo inseguendo un desiderio spesso indicibile o frustrato. Se ogni passo di Giulia e di chi le sta accanto, anche i più difficili e personalmente sofferti, sembra incoraggiare una rinascita, la furia di sterminio della Grande guerra si abbatte con forza sulle vicende cuore del romanzo. Sono capitoli crudi, in cui però la sofferenza è sempre fronteggiata da caratteri forti, determinati, che con la carica del desiderio sanno reggere i contraccolpi del mondo. La scrittura accompagna questi momenti senza mai scadere nella retorica della guerra, anzi con coinvolgente abilità. Valeria Gallina si destreggia con sapienza nel raccontare la sfera emotiva in un contesto in cui la grammatica dei sentimenti umani non era quella odierna. Giulia, le sue amiche, i suoi fratelli e i suoi vicini, sua madre e la sua socia, come tutti i personaggi, dimostrano una rotondità viva, un carisma che scolpisce, e che tiene incollato il lettore alle loro vicende fino alle ultime pagine, forse le più sorprendenti, dense di contraddizioni e intense. Travolti dalla ferocia del conflitto, dai lutti, dalla paura, della spagnola e dai propri errori, i personaggi continuano infatti a evolvere, imprevedibili fino in fondo, dando la prova concreta che la fabbrica dei desideri non chiude mai, e che è anzi l’autentico motore delle storie.

Torino prima di Torino

Co-protagonista di questo intenso romanzo di Valeria Gallina è certamente Torino. La città si affaccia qua e là, riconoscibile nella piazza Vittorio gremita di persone per lo sciopero del pane durante la prima guerra, o per le proteste davanti al Municipio, quando sono le donne a far posare i fucili, per l’Esposizione Internazionale dedicata ai primi Cinquant’anni dell’Unità di Italia al parco del Valentino, con le sue fontane, per i caffè storici, il lungo Po. È una Torino che cavalca il Novecento con le industrie, le innovazioni, l’emancipazione: una grande città che ha già fatto l’Italia e continua, e lo farà iconicamente, a segnare la storia del Paese con la Fiat e i nuovi stabilimenti in costruzione, con il kolossal Cabiria, che da il là alle grandi produzioni cinematografica, con l’alta moda, e specularmente con i circoli socialisti animati da Gramsci, o con l’impegno dei cosiddetti santi sociali, tra cui Don Bosco. Tutte queste tracce emergono nella trama, le forniscono contesto e respiro. Naturalmente c’è anche l’industria dolciaria, di cui la fabbrica dei desideri, con le sue golosità al cioccolato, è l’esempio più vivo, quello che offre l’opportunità a Giulia di accettare la scommessa di una maturazione personale che, nonostante tutto il dolore e le incomprensioni, accoglierà i desideri dell’adolescente poi diventata giovane donna, e delle loro trascinanti conseguenze. C’è lo stesso fermento dei protagonisti dietro il fermento della città, o è forse l’atmosfera di operosità del contesto ad accompagnare le vite dei personaggi: le storie che il lettore segue, il loro affannarsi e il procedere da una condizione di povertà verso una realizzazione piena di sé, tra abilità, talenti, passioni e impegno, è in fondo lo stesso spirito che anima la Torino di inizio secolo e pone le basi per la storia successiva, i cui primi echi fascisti già si intravedono negli ultimi capitoli. La lettura restituisce così un quadro inedito di una città e della vita dei suoi abitanti in un tempo che appare oggi lontano, ma che risuona di tutte le sue tracce storiche con l’invito a ripensare ai nonni, o ai bisnonni, per cercare nell’eco delle loro storie di riscatto la fotografia della Torino – e dell’Italia – di oggi.

Seguici su InstagramTelegramWhatsAppThreadsYouTube Facebook e X. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *