Grazia Deledda, Sardegna lontana ma immutata grandezza

La religione del lavoro, la spasmodica ricerca di un’ascesa sociale, il conflitto fra arcaico mondo contadino e la modernità che irrompe fragorosa nel primo Novecento. “Annalena Bilsini” è uno di quei romanzi in cui Grazia Deledda abbandona il paesaggio sardo. Protagonista una matriarca determinata, vedova, che sembra immune a qualsiasi passione o desiderio…

Periferica, remota e vittima di ripetuti ostracismi e pressapochismi, da una parte dei suoi stessi conterranei e dall’establishment intellettuale italiano, che non le perdonarono la formazione da autodidatta, il successo commerciale, la vittoria del Nobel per la letteratura nel 1926. Grazia Deledda, però, è riuscita a superare i decenni, a scansare le gabbie (folklore, verismo, decadentismo, ecc.) in cui di volta in volta gran parte della critica ha provato a ingabbiarla. Gli editori sardi e del continente l’hanno ripetutamente protetta e rilanciata. A dimostrarlo, anche di recente, la quarta uscita griffata Utopia editore – che, con rigore e attenzione, intende ripubblicare l’opera omnia di Grazia Deledda – ovvero Annalena Bilsini (184 pagine, 18 euro), edito dai fratelli Treves nel 1927, ovvero un anno dopo l’annuncio dell’alloro svedese e nello stesso anno dell’effettiva consegna.

La svolta rarefatta e impalpabile…

A partire dagli anni Venti Grazia Deledda aveva abbandonato per i suoi romanzi – pagando anche con alcuni flop in termini di vendite – certi primordiali paesaggi sardi (ma con la sua Sardegna letteraria non può non fare i conti ogni scrittore sardo arrivato dopo di lei…), preferendo lande desolate, spiagge solitarie, spaccati misteriosi, terre non meglio identificate, o con qualche generico dettaglio. È il caso dell’ambientazione padana, sulle rive del Po, di Annalena Bilsini. È la stagione finale della sua produzione, per alcuni segnata da storie decisamente più rarefatte e impalpabili, meno intrecciate e, in qualche modo, meno ispirate, con prosa essenziale e finali anche indefiniti. Idee fuori bersaglio, la grandezza di Grazia Deledda è intatta, immutata. Certamente la dimensione psicologica è più marcata, certamente la distanza dal naturalismo si fa più evidente, di pari passo con nuove istanze entro e fuori i confini italiani, e nessuna dimensione sociale fa capolino nei suoi libri, spesso rivolti a un passato remoto; però, a dispetto dei tanti detrattori, la sua opera è capace di dialogare con i maggiori coevi a livello europeo, e stiamo cioè parlando di figure che hanno fatto la storia della letteratura.

Il lavoro unica religione

Povera e vedova, gentile e determinata, Annalena Bilsini, nell’omonimo romanzo, è la matriarca di una famiglia numerosa che vive nella pianura padana (verosimilmente tra Emilia Romagna e Lombardia, e la scrittrice sarda frequentava quelle zone anche perché il marito era mantovano…) e spera in un futuro migliore – in un periodo storico in cui tanti mezzadri riescono a diventare padroni – grazie a una terra presa in affito che possa dare certezze, attraverso un moderno sviluppo delle coltivazioni, a una meccanicizzazione dell’agricoltura. La tensione fra mondo contadino e modernità incalzante è viva lungo tutte le pagine. Attorno ad Annalena, poco più che quarantenne («la vera religione è il lavoro», è un suo mantra), che sembra soffocare qualsiasi desiderio e appare reticente nei confronti di ogni passione, ruotano cinque figli, e al suo fianco c’è il vecchio saggio zio Dionisio (che fatica a sposare le innovazioni tecnologiche…): coltivano una terra abbandonata, sperando di rianimarla, in comunione e in simbiosi con la natura lavorano anche di notte, acquistano oche, anatre e un maiale, con l’obiettivo di raggiungere un relativo agio, un’ascesa sociale. Un percorso non semplice, anzi accidentato, in cui non mancano ombre, scorribande sentimentali, passioni, il cui protagonista è spesso Pietro, figlio di Annalena alle prese con la leva ma che, rientrato a casa per una licenza, si abbandona alla ricerca del piacere, in barba a qualsiasi conseguenza… La tenacia e la forza di Annalena Bilsini sono un toccasana, viste dall’oggi, dal presente confuso e infelice che ci circonda. Un romanzo che non può lasciare indifferenti.

Seguici su FacebookThreadsTwitterInstagramTelegram e YouTube. Grazie

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *