Leonardo San Pietro: “Approdare all’età adulta, una sofferenza”

“Ironia e autoironia come antidoto al narcisismo ombelicale, racconto la crisi di chi mette alle spalle l’adolescenza e non sa cosa fare della propria vita”. Leonardo San Pietro, fra i principali ospiti di Bookpride 2025 a Genova, racconta il suo primo romanzo, “Festa con casuario” e il proprio rapporto con la scrittura…

Un party universitario in cui dare forma al dolore e al disagio giovanile, con una comprensione lucidissima del presente in cui ci stiamo muovendo. Festa con casuario di Leonardo San Pietro, pubblicato da Sellerio, è stato uno dei debutti più interessanti della stagione, un libro coraggioso che si insinua in quel che di confuso e incomprensibile accade quando si smette d’essere ragazzi e bisogna diventare grandi. E che fa i conti con una trappola, un pericolo mortale, rappresentato e simboleggiato dal casuario, «una specie di struzzo però letale», come spiega in questa videointervista lo stesso ventottenne piemontese che vive a Bologna.

Tra i protagonisti di Bookpride Genova, Leonardo San Pietro spiega la genesi del volume con cui è uscito dal cono d’ombra di chi scrive senza pubblicare, il rapporto con la scrittura e non solo. «Questo libro è nato tanti anni fa – sottolinea – quando ne avevo ventuno e adesso ne ho ventotto, dall’esigenza di parlare della sofferenza e della crisi nel momento in cui si passa dall’adolescenza al mondo adulto, perché non si sa sostanzialmente cosa fare della propria vita. Per me il modo perfetto per trattare questo tema era ambientare un racconto nel corso di una festa, che secondo me è un momento molto rivelatorio. Poi è arrivato questo benedetto casuario, che è anche un simbolo, però mi serviva proprio a livello di trama, perché mettesse in crisi i miei personaggi e facesse venire fuori quello che avevano dentro».

Su possibili nuove opere, Leonardo San Pietro glissa, all’orizzonte non c’è nulla di concreto, sebbene l’atto di scrivere sia ormai connaturato in lui. «Scrivo sempre – osserva – fa ormai fa parte delle mie abitudini, delle mie passioni. Non è sempre stato così, ma dopo aver scritto questo primo libro è stato così. Mi sono reso conto che era una parte della mia identità, diciamo. Quindi scrivo sempre, scrivo racconti, scrivo riflessioni, pensieri, non ho progetti avanzati e definitivi, però scrivo sempre».

Qui la videointervista integrale, buona visione

 

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