Manuel Vilas è il principale ospite dell’edizione zero del Festival Logos – Parole del Mediterraneo, che si terrà il 29 novembre a Palermo. «Il Mediterraneo è Platone, Aristotele, Omero, Virgilio. Oggi dobbiamo difenderlo da guerre, fanatismo, inquinamento e ignoranza. Mi piace pensare che la mia opera più recente, “Il miglior libro del mondo”, sia un volume coraggioso, contro ogni ipocrisia. Prosegue il percorso di “In tutto c’è stata bellezza”. Spagna senza Nobel dal 1989? Decisioni politiche, se dessero il premio a me compererei casa in Sicilia…»
Saranno due importanti nomi del catalogo dell’editore Guanda, Nadia Terranova e Manuel Vilas, a tagliare il nastro di Logos – Parole del Mediterraneo, festival internazionale diretto proprio dalla scrittrice messinese che vive a Roma. Una manifestazione che nasce il 29 novembre 2025, con la promessa di costruire ponti, di parole, contro i muri dell’odio, che abbondano anche nel bacino del Mediterraneo. Il confronto fra Vilas e Terranova, che andrà in scena a Palermo, a Villa Filippina – l’associazione Urania e le edizioni Kalós hanno gettato le basi di un evento ambizioso, che vuol crescere, anno dopo anno – è uno dei momenti in cui si articolerà la primissima giornata di Logos, dopo un talk con ospiti importanti (Stefania Auci, Beatrice Monroy, Roberto Alajmo e Gianfranco Marrone), e prima di momenti conviviali e musicali. Manuel Vilas ha accolto subito l’invito di Nadia Terranova e arriva con gioia e curiosità in Sicilia – non è la prima volta per lui – sull’onda lunga dell’uscita del suo nuovo volume, Il miglior libro del mondo, amato dalla critica e ben accolto dai lettori, in Spagna, ma non solo. Non lesina riflessioni amare, ma nemmeno frasi dette col sorriso fra le labbra. E assicura: «Sono felice di arrivare a Palermo»
Manuel Vilas, la sua presenza a Palermo coincide con la nascita di Logos – Parole dal Mediterraneo, festival diretto da Nadia Terranova, di grandi ambizioni, che mette al centro della riflessione il Mediterraneo e le sue culture, il confronto tra popoli. Considerare letteratura, teatro, musica e cinema, arti dal potenziale ancora rivoluzionario è un azzardo, una mossa audace o una necessità in questa alba del terzo millennio?
«Musica, letteratura, cinema e teatro sono una difesa della vita e della libertà. E hanno il potere di cambiare la vita delle persone. Forse non possono cambiare il mondo, ma possono cambiare la vita di ogni singolo cittadino. Un uomo o una donna che ama i libri, la musica e il cinema è, oggi, un rivoluzionario. Non possiamo sconfiggere il capitalismo, ma possiamo domarlo e riderne. Il capitalismo è anche una commedia. La vita è sempre meravigliosa, nonostante tutto».
Dalla Spagna alla Palestina, da Genova alla Libia, passando per Palermo, il Mediterraneo con le sue tante anime – fin dall’antichità una delle culle della civiltà umana – può tornare centrale? Come può riaffermare il suo peso specifico a livello planetario? O deve rassegnarsi a un ruolo periferico?
«Il Mediterraneo è la culla della cultura occidentale. Per me è anche un modo di essere al mondo. È bellezza, piacere, cultura, sole, sensualità, libertà. Il Mediterraneo è la Grecia, è Roma. Ma ora il Mediterraneo è minacciato dall’inquinamento e dalle guerre. Dobbiamo difenderlo come uno dei grandi punti di riferimento della civiltà. Platone, Aristotele, Omero, Virgilio sono il Mediterraneo. Il nemico del Mediterraneo sono l’ignoranza e il fanatismo».
Malinconico, coraggioso, ironico (perché si ride parecchio…), onesto e mai ipocrita, felice, disperato. Di questi aggettivi quali associa più volentieri più a Il miglior libro del mondo, il suo più recente titolo?
«Mi piace pensare che sia un libro coraggioso. Ho passato tutta la vita a lottare contro l’ipocrisia. Credo che l’ipocrisia sia, a questo punto della storia, uno dei peggiori mali politici della civiltà. Mi accontento di avere politici che non siano ipocriti; non chiedo altro».
C’è un filo che collega questo titolo e il suo grande successo In tutto c’è stata bellezza. Sentiva l’esigenza di percorrere ancora sentieri autobiografici?
«Sì, la mia scrittura è spesso autobiografica, e Il miglior libro del mondo è autobiografico. Esploro la mia vita perché è la stessa vita di qualsiasi uomo o donna di questo tempo. Tutte le vite contengono le stesse cose. Se vi racconto la mia vita, non è perché la mia vita sia importante, ma perché è come la vostra, e ve la offro perché possiate riconoscervi. Per questo Il miglior libro del mondo prosegue il percorso di In tutto c’è stata bellezza».
Ne Il miglior libro del mondo scrive: «Conoscere gli scrittori che ammiri è un rischio, può sempre succedere il peggio, cosicché è un bene non aver conosciuto né Cervantes, né Kafka». Ma, dica la verità, non avrebbe corso il rischio, pur di conoscere Franz Kafka?
«Sì, mi sarebbe piaciuto molto incontrare Kafka, perché Kafka è il miglior scrittore del mondo».
Sara Mesa, Javier Cercas, Clara Usón, Paco Cerdà, Irene Solà, Fernando Aramburu, José Ovejero, Juan Manuel de Prada, Sergio Del Molino sono, in ordine sparso e con lei, le migliori voci contemporanee, tradotte in italiano, della letteratura spagnola. Ottengono apprezzamenti e riconoscimenti in tutto il mondo. Eppure il Nobel resta un tabù, l’Accademia svedese non premia la Spagna dal 1989, quando a imporsi fu Camilo José Cela. Sono stati ignorati giganti come Jorge Semprun (che pure scriveva in francese), Francisco Umbral, Juan Marsé e Javier Marias. Come si spiega questo “cortocircuito”? Chi si augura possa spezzare l’incantesimo?
«Credo che le circostanze politiche influenzino le decisioni dell’Accademia svedese. Lo scrittore più importante del XX secolo nella letteratura spagnola, mi riferisco a Jorge Luis Borges, non ha ricevuto il premio Nobel. Né Joyce, né Virginia Woolf, né Paul Auster. Naturalmente, spero lo diano a me. Se lo faranno, prometto che con quei soldi comprerò un appartamento in Sicilia…».
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